Rev. Ron Hanko
La domanda di questo numero riguarda l’elezione eterna di Dio e il rifiuto di Gesù da parte dei “suoi”: “In Giovanni 1:11 leggiamo: ‘È venuto fra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto’. Gli oppositori della fede riformata usano questo testo per sostenere che l’elezione non porta alla salvezza. La nazione di Israele, dicono, era eletta (cioè “la sua gente”), eppure non tutta la “sua gente” lo ha accolto. Quindi, l’elezione non porta necessariamente alla salvezza o almeno è condizionata dall’accettazione da parte di tali eletti: solo alcuni della “sua gente” “lo hanno accolto” (12). Cosa si intende per “suoi” in Giovanni 1:11? Cristo “venne ai suoi” con l’intenzione di essere il loro Salvatore, eppure “i suoi non lo hanno accolto”?
Una delle cose che la Scrittura sottolinea riguardo all’elezione è che essa è personale e non generale: Dio elegge alcune persone alla salvezza e alla vita eterna, mentre ne rifiuta o riprova altre. Entrambe le cose sono chiaramente insegnate in Romani 9:6-13: «Non che la parola di Dio sia venuta meno. Infatti non tutti quelli che discendono da Israele sono Israele né, perché sono discendenti di Abramo, sono tutti figli; ma: «In Isacco ti sarà data una discendenza». Cioè, non sono figli di Dio quelli che sono figli della carne, ma i figli della promessa sono considerati discendenti. Infatti questa è la parola della promessa: «In questo tempo verrò, e Sara avrà un figlio». E non solo questo, ma anche quando Rebecca concepì da uno solo, cioè dal nostro padre Isacco; (Poiché i figli non erano ancora nati e non avevano fatto né bene né male, affinché il proposito di Dio secondo l’elezione rimanesse fermo, non per le opere, ma per colui che chiama;) le fu detto: «Il maggiore servirà il minore». Come sta scritto: «Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù». Il Signore scelse e amò l’individuo Giacobbe, e rifiutò e odiò l’individuo Esaù. Questo, intendiamoci, è programmatico per ogni individuo della razza umana, che è personalmente eletto o personalmente riprovato (cfr. 14-24).
Efesini 1:3-6 parla dell’elezione personale: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. secondo che ci ha scelti in lui prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui nell’amore; avendoci predestinati ad essere adottati come figli per mezzo di Gesù Cristo a sé stesso, secondo il beneplacito della sua volontà, a lode della gloria della sua grazia, con la quale ci ha resi accettabili nell’amato». Le parole “noi” e “ci” si riferiscono a persone specifiche, i “santi” e i “fedeli in Cristo Gesù” (1), che sono stati eletti o ‘scelti’ (4) o “predestinati” (5) alla salvezza.
Per testi simili nelle epistole di Paolo, il lettore può consultare, ad esempio, Romani 8:28-30 e 11:1-10, Colossesi 3:12, I Tessalonicesi 1:4 e 5:9, e II Timoteo 1:9.
È caratteristico di coloro che negano l’elezione sovrana, eterna e immutabile di alcuni soli che, incapaci di negare i numerosi riferimenti all’elezione presenti nella Scrittura, rendono l’elezione generale e non personale. Dio, dicono, ha scelto solo nazioni o certi tipi di persone, ma non persone specifiche. Così, sebbene Romani 9:6-13 si riferisca chiaramente a persone particolari, il passo viene spesso interpretato come se parlasse solo di nazioni e non di persone. In questo modo, riducono il passo a questo: nell’Antico Testamento, Jahvè scelse Israele come sua nazione prediletta, non gli Ismaeliti né gli Edomiti.
All’epoca in cui furono scritti i Canoni di Dordt (1618-1619), i cinque punti originali del calvinismo, gli arminiani, che si opponevano alla grazia sovrana e onnipotente di Dio, insegnavano che l’elezione significava solo che Egli aveva scelto determinate condizioni per la salvezza, il pentimento e la fede, e non persone specifiche. Ciò era in linea con il loro insegnamento secondo cui la fede e il pentimento non sono veramente doni di Dio, ma provengono da noi come prodotti del nostro libero arbitrio: scegliamo di pentirci e di credere. Così facendo, soddisfiamo le condizioni che Dio ha stabilito nell’elezione e ci ritroviamo tra gli eletti.
I Canoni si oppongono con forza a ciò, respingendo gli errori di coloro «che insegnano che esistono vari tipi di elezione di Dio alla vita eterna: uno generale e indefinito, l’altro particolare e definito; e che quest’ultimo a sua volta è incompleto, revocabile, non decisivo e condizionale, oppure completo, irrevocabile, decisivo e assoluto. Allo stesso modo: che vi sia un’elezione alla fede e un’altra alla salvezza, cosicché l’elezione possa essere alla fede giustificante senza essere un’elezione decisiva alla salvezza. Poiché questa è una fantasia della mente umana, inventata senza tener conto delle Scritture, per cui la dottrina dell’elezione è corrotta e questa catena d’oro della nostra salvezza è spezzata: E quelli che ha preordinato, li ha anche chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha anche giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha anche glorificati (Romani 8:30)» (I:R:2).
Gli arminiani, con la loro arguzia, sostenevano di non negare un’elezione “particolare e definita”, un’elezione di persone particolari e definite, ma insegnavano che esisteva un’altra elezione “generale e indefinita”, un’elezione che lasciava alla volontà e alla scelta degli uomini il decidere se credere o meno, essere salvati ed essere annoverati tra gli eletti. Quell’elezione “indefinita” significava che la salvezza dipendeva dalla scelta dell’uomo, non da quella di Dio.
Quel tipo di elezione, che in realtà non è affatto un’elezione, è, come sottolineano i Canoni, “incompleta” (nessuno sa, nemmeno Dio stesso, chi sarà tra gli eletti), ‘revocabile’ (una persona può perdere la sua elezione), “non decisiva” (Dio non la determina, ma la lascia alla volontà e al capriccio degli uomini) e “condizionata” (gli uomini, soddisfacendo le condizioni stabilite da Dio, si rendono eletti). Né questa elezione è sovrana, eterna o immutabile. Non è nemmeno divina, cioè un’elezione da parte di Dio stesso, poiché l’uomo si rende eletto con la sua scelta. Una tale elezione non si trova nella Bibbia.
Alla luce dell’insegnamento delle Scritture riguardo all’elezione divina, cosa significa che Cristo «è venuto fra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto» (Giovanni 1:11)? Può significare che Gesù è venuto da coloro che gli erano stati dati dal Padre nell’elezione, ma non è mai stato accolto da loro, così che essi sono finiti per perdersi per sempre, anche se erano stati scelti eternamente? Erano eletti, ma la loro elezione era «incompleta» e «non decisiva»? Alla luce di Giovanni 6:37, ciò non può essere vero, poiché Cristo ci assicura: «Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, io non lo respingerò».
Ci sono due possibili spiegazioni di Giovanni 1:11 che sono in linea con le dottrine della Parola di Dio. La prima spiegazione è che “i suoi” non sono gli eletti, ma semplicemente gli ebrei, la sua nazione e il suo popolo. Gesù venne da loro e loro lo respinsero, come infatti riportano i racconti evangelici. In questo versetto non vi è quindi alcun riferimento a un’elezione che non sia personale, particolare e definita, né a una salvezza che sia condizionata dalla volontà o dalle opere degli uomini. Il testo, seguendo questa interpretazione, non parla dell’elezione sovrana e irrevocabile di Dio.
L’altra spiegazione, che preferiamo, è che «i suoi» sono gli eletti. Egli venne da loro e loro non lo accolsero, non più di quanto fece il mondo non eletto di cui Gesù parla nel versetto precedente (10). Anche gli eletti lo rifiutarono e lo disprezzarono, finché, per la grazia onnipotente di Geova, compresero veramente chi era e lo accolsero, ottenendo il diritto di diventare figli di Dio (12). Ciò corrisponde a Isaia 53:3: «È disprezzato e rifiutato dagli uomini, uomo di dolori, esperto nel patire; e noi abbiamo nascosto da lui il nostro volto; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima».
Sicuramente, chiunque conosce il proprio cuore sa di essere uno di quelli che «non lo hanno accolto». Se fossi stato nel palazzo del sommo sacerdote o nella sala del giudizio di Pilato o al Golgota, se non fosse stato per la misericordia di Dio, anch’io avrei sputato in faccia al Figlio di Dio, avrei chiesto la sua crocifissione, avrei preferito Barabba e sarei stato classificato insieme al ladro impenitente che bestemmiava: «Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi» (Luca 23:39). Chiunque comprenda la propria totale depravazione sa che sono state le sue stesse mani a crocifiggere il Figlio di Dio e il suo stesso cuore a rifiutarlo e disprezzarlo. Il mondo non lo ha conosciuto (Giovanni 1:10) – una tragedia – ma nemmeno noi che dall’eternità eravamo suoi – una tragedia ancora più grande! Anche noi non lo conoscevamo e non lo avremmo mai conosciuto, se lui non ci avesse mandato il suo Spirito per operare il pentimento e la fede nei nostri cuori.
Coloro che hanno accolto Gesù, coloro ai quali Egli è venuto, sono coloro i cui cuori sono stati cambiati, ai quali è stato concesso il pentimento per la vita e il dono della fede dallo Spirito Santo. Questa è la Parola di Dio in Giovanni 1:13: «Essi non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma da Dio». È vero che la stessa nazione di Cristo lo ha rifiutato nonostante tutte le promesse della sua venuta, ma non c’è nessuno che lo accolga, nessuno che abbia alcun riguardo per lui, a meno che non sia lui stesso a renderlo possibile: «Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (6:44).
Tu ed io all’inizio non abbiamo accolto Cristo, eppure siamo sempre stati Suoi, donati a Lui dal Padre, redenti dal Suo sangue e poi, quando è giunto il tempo stabilito da Dio, siamo stati rigenerati dal Suo Spirito! Che meraviglia!

