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Il Patto con i Credenti e la Loro Discendenza

Herman Hanko

(Capitolo 6 di: Herman Hanko, We and Our Children: The Reformed Doctrine of Infant Baptism [Noi ed i Nostri Bambini: La Dottrina Riformata del Battesimo degli Infanti], Reformed Free Publishing Association, ed. 2004, Grand Rapids, Michigan; trad. italiana di: Francesco De Lucia)

Introduzione

Finora1 abbiamo esaminato e risposto a varie domande riguardanti l’unità delle due dispensazioni. Abbiamo posto in rilievo il fatto che la chiesa, nell’Antico Testamento e nel Nuovo, è una sola chiesa. Abbiamo mostrato che il patto è uno solo in entrambe le dispensazioni. Abbiamo anche provato dalla Scrittura che le promesse del patto sono una in Cristo. Da tutto questo poi, abbiamo ricavato che i segni del patto, anche se differiscono nell’amministrazione, sono uno perché significano le stesse benedizioni spirituali. Sulla base di questi argomenti abbiamo mostrato che, nella nuova dispensazione, il sacramento del battesimo deve essere amministrato agli infanti proprio come il sacramento della circoncisione era loro amministrato nell’antica dispensazione.2

Ma questi argomenti non esauriscono assolutamente le prove scritturali a favore della dottrina del battesimo degli infanti. E dunque ora ci volgeremo alle prove ulteriori forniteci dalla Scrittura.

Il Punto Cruciale

Un punto cruciale della controversia tra Pedobattisti e Battisti è quello della salvezza della chiesa lungo la linea continua delle generazioni. Ciò è strettamente connesso alla questione dell’unità dei due testamenti. E’ chiaro che tutti i figli degli israeliti erano circoncisi. I Riformati sostengono che ciò è da doversi ricondurre al principio che Dio salva sempre la Sua chiesa lungo la linea continua delle generazioni. Questo punto è negato da tutti i Battisti. La posizione dei Battisti Riformati è in qualche modo ambigua. Da un lato essi si attengono al principio che Dio operi la salvezza nella linea delle generazioni, ripudiando l’individualismo di molti Battisti.3 Dall’altro lato essi sollevano obiezioni contro il battesimo degli infanti nella nuova dispensazione le quali sono basate sulla contenzione che il battesimo non è correlato all’opera di salvezza di Dio nelle famiglie. Kingdon4 scrive:

Io credo che Dio continui ad operare, anche se non esclusivamente, lungo la linea delle generazioni (discendenza), ma non riesco a vedere in che modo, a causa del fatto che io rigetto il battesimo degli infanti, io sia obbligato a negare che Dio operi in famiglie.5

L’autore corrobora la sua affermazione con tre argomenti. Prima che io ne dia un sommario, dovremmo notare che ammettere che Dio operi nelle famiglie è in realtà un ripudio della posizione battista. E’ una grande concessione. Ho buone speranze per i battisti Riformati se essi ammettono la validità di questo punto. Non è difficile vedere che una reiezione del battesimo degli infanti è un diniego che Dio operi nelle famiglie. Oppure, ponendo l’osservazione positivamente, se Dio opera nelle famiglie, anche il segno e il sigillo di quest’opera dovrebbe essere dato alle famiglie.

Mentre il Battista Riformato è disposto a riconoscere che Dio opera nelle famiglie, dobbiamo attentamente comprendere qual è il punto di disaccordo. In un certo modo, il Battista Arminiano è più coerente del Battista Riformato. L’Arminiano considera i suoi bambini oggetti di opera missionaria, e lui deve portarli a Cristo, deve persuaderli ad accettare Cristo come loro Salvatore. Se vi riesce, non ha bisogno di vedere il battesimo come un segno e sigillo del patto, ma amministra il battesimo come una dedica di questi bambini al Signore. Per lui il battesimo non è un sacramento, ma una dedicazione.

Il Battista Riformato, tuttavia, non può adottare questo approccio. Se è realmente un Battista Calvinista, egli crede nella totale depravazione, e quindi crede che i suoi bambini sono spiritualmente morti. E questi bambini non hanno alcuna promessa di salvezza, perché la promessa di Dio ai credenti e alla loro discendenza concernente la salvezza, egli dice, è limitata all’antica dispensazione. Ma come può questo essere vero? Se Dio opera nelle famiglie, egli opererà con i bambini. Per quale ragione mai opererà se non per una graziosa promessa di salvezza anche per loro? Credo che sia chiaro a tutti quale sia l’incoerenza.

I tre argomenti che Kingdon usa in supporto della posizione Battista Riformata sono questi:

Primo, se gli infanti dei credenti devono essere battezzati, allora dovrebbero anche essere ammessi al sacramento della comunione. O, rigirando l’argomento, se ai bambini viene impedito di prendere parte alla tavola del Signore, gli dovrebbe essere impedito anche di ricevere il battesimo.

Secondo, Kingdon usa i passaggi scritturali dove intere famiglie sono battezzate, i “passaggi famiglia,” in favore della posizione battista, ma nel trattare questi passaggi egli si sforza poco di argomentare a favore della sua posizione. Egli sembra accontentarsi di asserire che i testi che descrivono il battesimo di famiglie non indicano che in esse vi fossero presenti degli infanti. Egli fa notare che “molti di noi potrebbero essere scusati se reagissero dicendo che chiunque voglia avere ragione dovrebbe provare in modo chiaro un caso molto difficile in base a un’evidenza altamente discutibile.”6

Terzo, Kingdon addebita ad almeno alcuni Pedobattisti il fatto di sostenere la posizione che tutti i bambini dei credenti sono salvati.7

Questi argomenti sono estremamente deboli e stranamente inconcludenti. Essi non giungono al cuore della questione, e cioè se Dio salvi o meno lungo la linea delle generazioni. La risposta del Battista Riformato è ambigua: Si e No. Se Dio salva nella linea delle generazioni, allora i bambini sono salvati. Se sono salvati devono essere battezzati. Se non sono salvati, Dio non salva nella linea delle generazioni.

Vale la pena di dare un breve sguardo ad ognuno di questi tre argomenti Battisti Riformati.

L’Argomento Battista Riformato Concernente la Cena del Signore

Talvolta i Battisti Riformati argomentano che proprio come i bambini non possono partecipare alla cena del Signore, allo stesso modo non dovrebbero essere battezzati. Una condizione per partecipare alla cena è la fede, e dunque la fede dovrebbe essere anche una condizione per il battesimo.

Questo argomento è sicuramente basato su un serio errore riguardante il significato dei due sacramenti e la loro relazione reciproca. Il battesimo è un segno e sigillo dell’entrata nel patto, come popolo di Dio. Siccome gli eletti sono portati nel patto di Dio attraverso un’opera della grazia sovrana, il battezzato è passivo. Ma la cena del Signore è un segno e sigillo della grazia che Dio fornisce attraverso il cibo spirituale del corpo e del sangue di Cristo, per mezzo del quale siamo messi in grado di camminare come membri del suo patto nel mondo. E’ il sacramento, dunque, della piena coscienza di far parte del patto di Dio. E’ il sacramento dei credenti maturi che cercano la grazia e la forza di cui hanno bisogno da Cristo.8 La cena del Signore significa e sigilla la benedizione quotidiana di Cristo della salvezza che lui ha acquistato per il Suo popolo alla croce. Entrambi i sacramenti fanno riferimento al patto di Dio, ma ognuno da una prospettiva differente.

L’Argomento Battista Riformato Concernente le Famiglie

Il Battista non si può sbarazzare tanto facilmente dei cosiddetti “passaggi famiglia.” Uno penserebbe quasi che egli se ne sbarazzi così leggermente perché creano non poche difficoltà al suo caso. E’ vero, naturalmente, che c’è stata controversia su di essi, ma gli dobbiamo ricordare che la controversia su questi passaggi è stata esattamente tra quelli che professano il battesimo dei soli credenti e quelli che sostengono il battesimo degli infanti. Quelli che professano il battesimo dei soli credenti non vogliono confrontarsi col chiaro insegnamento di questi passaggi.

E’ ben risaputo che i Battisti hanno sempre ripudiato la forza di questi testi, insistendo che non vi è prova del fatto che in queste famiglie vi erano degli infanti. Noi ammettiamo che la Scrittura non dica in modo specifico se ve ne fossero oppure no. Ma non è questo il punto.

Uno di questi “passaggi famiglia” è Atti 16. Paolo e Sila erano nella prigione di Filippi perché avevano scacciato uno spirito malvagio da una ragazzina. Ci fu un terremoto che ruppe le catene dei prigionieri, e le porte della prigione. Il carceriere stava quasi per uccidersi, quando Paolo lo fermò. Per l’opera dello Spirito Santo nel suo cuore, egli, che aveva visto così tanti prigionieri bestemmiare, fu impressionato dalla condotta di Paolo e Sila, che fino a quel momento avevano cantato inni a Dio. Egli disse a Paolo e Sila: “Signori, che debbo fare per essere salvato? Ed essi dissero: «Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato tu e la casa tua».”

Paolo dice al carceriere di Filippi che la fede è l’unico mezzo per essere salvati. Il carceriere deve credere, e così sarà salvato. Paolo parla anche della salvezza della casa del carceriere. Paolo non dice: “Tu, carceriere, credi, e tu sarai salvato, e poi se anche la tua casa crede, anch’essi saranno salvati.” Al contrario, Paolo afferma chiaramente che, se il carceriere crede, non soltanto lui sarà salvato, ma anche la sua casa. La salvezza del carceriere sarà anche la salvezza della sua casa.9

Su quale base Paolo ha diritto di dire questo? Forse sta meramente esprimendo un pio desiderio per la salvezza della sua casa? Ovviamente no. Paolo enfaticamente e con certezza totale parla della salvezza della famiglia mentre lui ed il carceriere si trovavano ancora nella prigione, e mentre stava parlando al carceriere da solo. Né Paolo dice che la famiglia del carceriere sarebbe stata salvata sulla base della fede della fede del carceriere. E’ il caso, forse, di argomentare che Paolo qui fu dotato di una intuizione profetica in modo che potè predire con fiducia che la famiglia del carceriere avrebbe creduto? Non c’è assolutamente niente nel testo che nemmeno lontanamente indichi o suggerisca questo; ed inoltre ciò sarebbe qualcosa che non era mai accaduto prima all’apostolo.

La sola risposta intelligibile a questo problema è che Paolo parla con così tanta fiducia della salvezza dell’intera casa perché la salvezza del carceriere include la salvezza dell’intera casa. E ciò è vero perchè Dio salva il Suo popolo nella linea delle generazioni dei credenti.

L’Argomento Battista Riformato Concernente la Salvezza di Tutti gli Infanti Battezzati

I Battisti Riformati non devono dire che il battesimo degli infanti implica la salvezza di tutti gli infanti che sono battezzati. Io non conosco un singolo teologo Riformato di nota che sostenga che tutti i figli dei credenti sono salvati.10 I credenti generano una doppia discendenza, proprio come Abraamo. Nessuno, che sia Battista o Riformato, mette in dubbio questo. I bambini che sono eletti, per cui Cristo morì, e che sono salvati per la grazia sovrana di Dio, sono figli di credenti, perché Dio salva la Sua chiesa e stabilisce il Suo patto lungo la linea continua delle generazioni.

La verità che Dio salvi il Suo popolo lungo la linea continua delle generazioni è chiaramente insegnata nella Scrittura. La prima prova sta nel fatto che nella Scrittura troviamo ripetutamente comandamenti di Dio specificamente rivolti ai bambini allo stesso modo in cui sono rivolti agli adulti. La parte importante ed interessante di questi comandamenti di Geova Dio è che essi sono dati in base al fatto che i bambini, proprio come gli adulti, sono inclusi nel patto di Dio. Daremo adesso uno sguardo a qualcuno di questi passaggi e metteremo in rilievo alcune loro interessanti caratteristiche.

La Legge di Dio

Il comandamento che a noi qui interessa particolarmente è il quinto: “Onorerai tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che l’Eterno, il tuo DIO ti dà” (Esodo 20:12).

Questo comandamento è una parte dell’intero Decalogo introdotto dalle parole: “Allora DIO pronunziò tutte queste parole, dicendo: Io sono l’Eterno, il tuo DIO, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù” (Esodo 20:1-2).

Queste parole, che introducono la legge, formano la base dell’intera legge. Dio dice ad Israele: “Io sono il Signore tuo Dio. Io ti ho portato fuori dalla terra d’Egitto, dalla casa di schiavitù. E poiché ho fatto questo, poiché io, il tuo Dio, ti ho liberato dalla schiavitù d’Egitto, tu dunque osserverai la mia legge.” Già allora, dunque, Dio rese chiaro ad Israele che la legge doveva essere osservata in base al fatto che Dio era il Dio di Israele e che Dio aveva dato ad Israele la redenzione dalla schiavitù d’Egitto, essendosi proposto di portare Israele in Canaan, la terra promessa.

Non dobbiamo rigirare l’introduzione e il quinto comandamento. Onorare padre e madre non è una condizione per la salvezza di Israele. Questo è Arminianesimo della peggior sorta. La legge non è data ad Israele come una lista di condizioni che Israele deve adempiere per divenire il popolo di Dio. Dio rese Israele Suo popolo attraverso un’opera di grazia sovrana quando li portò fuori dalla terra d’Egitto, fuori dalla casa di schiavitù. Dio li mise a parte da tutte le nazioni della terra come Suo popolo, la Sua eredità, gli oggetti del Suo eterno e sovrano amore. I bambini si trovano nel mezzo di questo popolo condotto fuori dall’Egitto. E’ come se il Signore dicesse: “Voi, bambini che siete parte del mio popolo e che appartenete al mio patto, Io ho un comandamento per voi anche: onora tuo padre e tua madre. Fate così perché siete mio popolo.”

La legge di Dio non dice che i bambini devono onorare i loro genitori quando essi raggiungono una certa età. Se la legge dicesse che i suoi obblighi sono validi soltanto quando si raggiunge l’età della discrezione, allora potrebbe essere dedotto che l’introduzione della legge riguardasse soltanto i bambini più grandi. Ma il comandamento è indirizzato a tutti i figli dei credenti. Non fa distinzione.

Qualcuno potrebbe obiettare che i piccoli bambini non possono comprendere cosa dice il quinto comandamento, e quindi esso non può riferirsi ad essi. In connessione a questo dobbiamo dire due cose:

Primo, non sappiamo quello che un infante comprende e quello che non comprende. Se gli studi dei dottori e dei pediatri hanno un qualche valore, il fatto è che è bambini capiscono ad un’età molto più precoce di quanto noi spesso pensiamo. Ci è detto che un infante di poche ore può già riconoscere la voce di sua madre e distinguerla dalle voci di altri. Sono essi incapaci di ascoltare la voce del loro Padre celeste, che parla molto più potentemente nei cuori del Suo popolo di quanto possa fare qualsiasi madre terrena?11

Secondo, i genitori del patto devono iniziare ad insegnare ai loro bambini la legge di Dio dal momento che i loro bambini fanno parte della famiglia. Parlare al bambino, usare particolari toni di voce, cantare le canzoni della chiesa, cullare il bambino nelle proprie braccia e stabilire un contatto visivo col bambino, sono tutti metodi che contribuiscono ad insegnare al bambino le vie di Dio.

La nostra conclusione è che la legge si rivolge ai bambini perché essi sono redenti nel sangue di Cristo. La schiavitù alla quale il popolo di Israele era soggetta, era, nella dispensazione dei tipi e delle ombre, una figura della schiavitù del peccato in cui l’uomo si trova in virtù della nascita dai suoi genitori. La liberazione dall’Egitto era figura della salvezza del popolo di Dio per mezzo di Cristo. Nell’antica dispensazione quest’opera di salvezza fu effettuata per il popolo di Dio sulla base della promessa di Dio di mandare Cristo, ed oggi essa è essenzialmente la stessa. Il popolo di Dio in ogni epoca è salvato attraverso la croce di Cristo così che il potere della Sua opera perfetta risulta nella rigenerazione, conversione, fede, giustificazione, santificazione, e glorificazione di tutti gli eletti. Tutto ciò è implicato nella liberazione di Israele dalla “terra di Egitto, fuori dalla casa di schiavitù.” In quell’opera anche i bambini sono inclusi. “Bambini, voi anche siete portati fuori dalla terra d’Egitto e siete redenti, onorate i vostri genitori.”

Non c’è nessuno che si attenga all’autorità della sacra Scrittura che metterebbe in discussione il fatto che il Decalogo è inteso non soltanto per la nazione di Israele, ma anche per la chiesa di tutte le epoche. Ciò è vero anche della promessa annessa al quinto comandamento. La lunga vita nella terra che il Signore promise è il cielo per i santi dell’antica dispensazione, come per quelli della nuova, anche se Canaan è la figura veterotestamentaria. Anche al popolo di Dio nella nuova dispensazione Dio giunge con le parole della legge. Anche noi oggi abbiamo il dovere di osservare quella legge. Anche l’introduzione alla legge è valida oggi come lo era ai giorni di Israele. Ancora oggi Dio dice alla Sua chiesa: “Io sono il Signore tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avrai altro dio davanti a me …” La sola differenza sta nel fatto che Israele viveva nella dispensazione dei tipi e delle ombre. L’Egitto è una figura della schiavitù del peccato e della morte in cui tutti sono tenuti prigionieri. La figura dell’Egitto dimostra vividamente che per natura siamo totalmente depravati e schiavi del peccato. Geova libera gli eletti da questa schiavitù al peccato con la Sua grande potenza e il Suo braccio steso, li redime e li conduce con Suo braccio potente nella Canaan celeste. Così anche se viene via la forza tipica [che si riferisce, cioè, ad una realtà raffigurata] di queste parole, la loro essenza rimane. Questo è il motivo per cui, ogni volta che in questo tempo la legge è letta nella chiesa, è letta anche l’introduzione.

Altri obiettano dicendo che questo prologo si riferisce meramente ad Israele e non fa riferimento alla nuova dispensazione. Solo ad Israele Dio dice: “io sono il Signore tuo Dio, che ti ha portato fuori dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.” Presumibilmente, è questa la posizione dei Battisti Riformati, perché essi dicono ripetutamente che tutti i testi di questo genere si riferiscono soltanto alla nazione di Israele, che aveva promesse terrene, un’eredità terrena, un patto terreno, e segni del patto terreni. Se uno assume questa posizione deve anche concludere che l’intero Decalogo è valido soltanto nell’antica dispensazione. E nessun Battista farebbe mai questo.12

L’introduzione alla legge è inseparabilmente connessa ad essa e con essa forma un tutt’uno. Il fatto che vi sia un comandamento che si riferisca specificamente ai bambini dimostra che anche l’introduzione è rivolta ai figli dei credenti. E se Dio è il loro Dio, se anch’essi sono redenti, allora essi pure devono avere il segno di tale redenzione. I Battisti Riformati, che insistono che soltanto i credenti possono essere battezzati, introducono condizioni nell’opera della salvezza. Dal momento che il battesimo è il segno e il sigillo dell’entrata nel patto, e la fede è una condizione per il battesimo, allora la fede è una condizione per entrare nel patto. La fede non può essere, e non è mai, una condizione per il benedetto stato di essere nel patto.13 Quelli che sostengono la posizione che il battesimo è condizionato dalla fede possono credere alla salvezza per grazia sovrana soltanto in modo incoerente. E’ per questa ragione che molti che professano di rimanere fedeli alle dottrine della grazia, ma hanno adottato una posizione battista, sono caduti in errori Arminiani come la libera offerta del vangelo, una grazia comune a tutti quelli che sono esposti alla predicazione, e una salvezza condizionata dalla fede.

Salmo 78:1-7

L’ idea della salvezza nelle generazioni è presente nel Salmo 78:1-7:

Presta attenzione, o popolo mio, alla mia legge; porgi orecchio alle parole della mia bocca. Aprirò la mia bocca per proferire parabole, ed esporrò i misteri dei tempi antichi. Ciò che noi abbiamo udito e conosciuto, e che i nostri padri ci hanno raccontato, non lo nasconderemo ai loro figli, ma racconteremo alla generazione futura le lodi dell’Eterno, la sua potenza e le meraviglie che egli ha fatto. Egli ha stabilito una testimonianza in Giacobbe e ha posto una legge in Israele, e ha comandato ai nostri padri di farle conoscere ai loro figli, affinché la generazione futura le conoscesse, assieme ai figli che sarebbero nati, ed essi a loro volta le narrassero ai loro figli, e ponessero in DIO la loro fiducia e non dimenticassero le opere di DIO, ma osservassero i suoi comandamenti.

Vi sono vari punti interessanti da mettere in risalto in questo passaggio. In primo luogo, vi sono menzionate varie generazioni, e cioè, quattro: le persone che parlano nel salmo sono una generazione, ed esse dicono che le parole che vennero dalla bocca di Dio sono parole che essi udirono dai loro padri (v. 3). Inoltre, queste stesse persone parlano dei loro bambini e del loro obbligo di mostrare loro le opere di Dio. Questi bambini sono la terza generazione. E poi, infine, queste persone menzionano il fatto che i loro bambini, allevati nelle vie di Dio, insegneranno ai loro figli: “affinché la generazione futura le conoscesse, assieme ai figli che sarebbero nati, ed essi a loro volta le narrassero ai loro figli” (v. 6).

In secondo luogo, il testo definisce il contenuto di questa istruzione. Questa istruzione è descritta come la legge di Dio, le parole della bocca di Dio, una parabola, e misteri dei tempi antichi (vv. 1-2). Questa istruzione è poi definita come le potenti opere che Dio fece per Israele. Queste espressioni definiscono il contenuto dell’istruzione pattale che ai genitori in ogni epoca è comandato di impartire ai loro figli. Fallire nel fare questo porta ad ignorare le potenti opere di Dio, e questo conduce all’abbandono delle vie del patto di Dio.14

In terzo luogo, questa istruzione pattale che è trasmessa di generazione in generazione è il mezzo col quale ogni generazione successiva impara a porre la sua fiducia in Dio e a osservare i Suoi comandamenti. Cioè, Dio ha ordinato che Egli salverà il Suo popolo nella linea delle generazioni e che il mezzo col quale questa salvezza sarà preservata nella linea delle generazioni è l’istruzione riguardante le potenti opere di Dio e la Sua legge.

Dunque, l’istruzione che Dio vuole sia trasmessa di generazione in generazione è basata sulla verità che Dio continua il Suo patto nella linea delle generazioni, cioè che i bambini, come i loro genitori adulti, sono incorporati nel patto di grazia.

Non si può argomentare che questo passaggio nel Salmo 78 si riferisce soltanto all’Antico Testamento, perché nel fare questo si toglierebbe via dall’Antico Testamento il suo cuore, il suo centro. Qui si deve accettare questa parte della parola di Dio come un principio scritturale da essere seguito da tutti i genitori credenti di ogni tempo, oppure si deve ritenere valido questo Salmo solo per i giudei, e quindi adottare una qualche forma di dispensazionalismo che annulli la responsabilità dell’educazione spirituale dei figli da parte dei genitori credenti. Se il battista ha ragione, la chiesa del Nuovo Testamento potrebbe, per quanto concerne ogni questione pratica, togliere via questo Salmo dalla Bibbia.

I genitori del patto insegnano ai loro bambini la verità della parola di Dio perché essi sanno che Dio salva loro ed i loro bambini. I genitori insegnano ai loro bambini con la fiducia che lo Spirito Santo che ha rigenerato i loro bambini applicherà loro quell’istruzione. I genitori che sostengono il battesimo dei soli adulti devono concludere che se insegnano qualcosa ai loro piccoli bambini, essi stanno insegnando a peccatori irrigenerati e non salvati che sono incapaci di vedere il regno di Dio (Giovanni 3:3).

Ma Dio salva. Egli salva sovranamente e irresistibilmente. Egli salva nella linea delle generazioni. Egli salva credenti. Egli salva anche i loro figli.

Genesi 18:17-19

La verità della salvezza sovrana di Dio dei credenti e della loro discendenza nella linea delle generazioni è anche più fortemente enfatizzata in Genesi 18:17-19:

E l’Eterno disse: «Celerò io ad Abrahamo quello che sto per fare, poiché Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saranno benedette tutte le nazioni della terra? Io infatti l’ho scelto, perché ordini ai suoi figli e alla sua casa dopo di lui di seguire la via dell’Eterno, mettendo in pratica la giustizia e l’equità, perché l’Eterno possa compiere per Abrahamo ciò che gli ha promesso».

La vicenda che fa da sfondo a questo passaggio è la visita del Signore ad Abraamo nelle piane di Mamre dove Egli rivelò ad Abraamo che di lì a breve avrebbe avuto un figlio. Il precedente nome di Abraamo, Abramo, era già stato cambiato in Abraamo, che significa “padre di nazioni.” Il cambiamento del suo nome era profetico, e riguardava il raduno della discendenza di Abraamo da ogni nazione sotto il cielo.

Mentre il Signore ed Abraamo camminano in direzione di Sodoma, Dio si consultò coi Suoi compagni per decidere se rivelare ad Abraamo i Suoi propositi riguardo a Sodoma. La Sua decisione fu quello di rivelarli, e il testo ci dà la ragione per cui lo fece.

Dio decise di rivelare questi Suoi propositi ad Abraamo perché Abraamo diverrà una grande e potente nazione, e perché tutte le nazioni della terra saranno benedette in lui. Questo è un ovvio riferimento alla verità neotestamentaria che Abraamo è il padre di tutti i credenti. In che modo Abraamo diverrà il padre di tutti i credenti? Ciò accadrà, dice Dio, perché Abraamo “comanderà ai suoi figli dopo di lui, ed essi osserveranno la via del Signore, per compiere la giustizia ed il giudizio” (Genesi 18:19). In questo modo Dio compirà per Abraamo tutto quello che gli ha promesso. Durante ogni epoca, rimane vero che i genitori istruiranno i loro figli nella verità di Dio. Continua ad essere vero che il risultato di tale istruzione sarà che questi bambini osserveranno la via del Signore, per compiere la giustizia ed il giudizio. Dio farà allora tutto quello che si è proposto di fare; il patto che Dio ha stabilito con Abraamo continuerà nella linea delle generazioni. Dio Stesso ha promesso questo, e lo farà non soltanto nell’Antico Testamento, ma anche nel Nuovo. Abraamo è il padre di tutti i credenti.

Dio enfaticamente dice: “Io infatti l’ho scelto [ebraico lett. ‘l’ho conosciuto’] …” Da questo è evidente che il riferimento è all’eterna preconoscenza di Dio di Abraamo. Dio qui non sta semplicemente facendo una predizione, come per dire : “Io posso accuratamente predire che Abraamo farà questo.” Piuttosto, Dio dice che la Sua sovrana ed eterna preconoscenza sta alla base ed è la causa della fedeltà di Abraamo. Essa è determinativa della fondamentale verità che, attraverso lo strumento dell’istruzione pattale, Dio porterà sempre avanti il Suo patto nella linea continua delle generazioni. Egli ha sovranamente determinato di fare ad Abraamo tutto quello che ha detto. Egli farà questo attraverso l’istruzione dei figli da parte dei loro genitori. E, con questo mezzo, Dio preserverà il Suo patto. Dio conosce Abraamo e la sua discendenza con la preconoscenza dell’elezione divina, ed essa anche è realizzata nella linea delle generazioni.

Come il Salmo 78, anche Genesi 18:17-19 non può riferirsi soltanto all’antica dispensazione. L’intero riferimento del testo è al fatto che Abraamo diverrà una grande e potente nazione e che tutte le nazioni della terra saranno benedette in lui. E se questo patto, lo stesso in ogni epoca, è sempre nella linea delle generazioni, allora anche il segno e sigillo di quel patto deve essere amministrato ai figli dei credenti, proprio come lo era nell’antica dispensazione.

Il comandamento di Dio ai genitori credenti di istruire i loro figli è così comune nelle Scritture che può essere trovato quasi in ogni pagina. Quanto errata è la nozione che tutte queste ammonizioni devono essere impartite soltanto perché esse costituiscono una parte necessaria di un’opera missionaria tra i figli! E, tuttavia, è in questo modo che i Battisti le spiegherebbero. I bambini devono essere considerati come non credenti dalla nascita. Essi sono tali perché i genitori non hanno una promessa da parte di Dio che Egli salverà i nostri bambini più di qualsiasi altro dal più oscuro paganesimo. Essi sono, quindi, insieme a tutte le persone che non hanno mai udito il vangelo, gli oggetti di un’impresa missionaria. Quando i genitori istruiscono i loro figli, essi lo fanno solo perché, come durante un’opera missionaria, sperano che Dio sia compiaccia di salvare alcuni di loro. Ogni istruzione è, quindi, da parte dei genitori, soltanto l’espressione della loro speranza per la salvezza dei loro figli. Dal momento che questa salvezza può giungere soltanto quando questi bambini sono sufficientemente grandi da poter esercitare fede, ogni istruzione che diamo loro dall’infanzia in poi è istruzione di persone non credenti. Il meglio che i genitori possono sperare è che i figli ricordino alcune delle cose che gli hanno insegnato, in modo che, se nel futuro dovessero essere salvati da Dio, saranno capaci di ricordare queste cose. Fino a quando essi non saranno salvati, ogni istruzione, in realtà, è rivolta ad orecchie e cuori spiritualmente morti.15

I Battisti Riformati credono nei cinque punti del Calvinismo. La depravazione totale è uno di questi punti. Essa insegna che il peccatore, senza Cristo, è completamente incapace di fare del bene agli occhi di Dio. Egli è spiritualmente cieco e sordo. I battisti credono che siccome i loro bambini sono al di fuori di Cristo, anch’essi, quindi, sono totalmente depravati.

Quanto differente è l’insegnamento della Scrittura! Quando Dio, in così tanti luoghi, ingiunge ai credenti di istruire i loro bambini nelle vie del Signore, essi possono confidare nella sicura Parola di Dio che stanno istruendo figli di Dio, il popolo eletto di Dio. E l’istruzione che essi danno è, allora, non un qualche tipo di impresa missionaria all’interno delle loro famiglie, ma è istruzione basata sulla sicura conoscenza che la promessa di Dio è di salvare loro e i loro figli. Essi istruiscono figli del patto. E la loro istruzione risulterà fruttuosa perché è rivolta a cuori che sono rigenerati dallo Spirito di Cristo. L’istruzione è ciò che Dio intende essa sia: cibo per l’anima, mezzo di crescita spirituale e una lampada al piede dei figli eletti di Dio.

La verità che Dio salva il Suo popolo lungo la linea continua delle generazioni è una parte così grande dell’insegnamento della Scrittura che difficilmente può essere ignorata se uno vuole comprendere sufficientemente le Scritture. Essa è, naturalmente, una verità enfatizzata in particolar modo nell’Antico testamento, ma l’idea è così pervasiva che, se uno assente all’idea che questi passaggi si riferiscono soltanto alla nazione di Israele, renderà un largo segmento dell’antica dispensazione totalmente irrilevante per la chiesa della nuova.

Generazioni nell’Antico Testamento

Non posso cominciare a menzionare tutti i passaggi che insegnano la salvezza dei figli dei credenti. Per dimostrare che questo sia insegnato in modo pervasivo e chiaro nell’Antico Testamento, farò comunque riferimento ad alcuni di essi.

La Scrittura pone grande enfasi sul fatto che le linee del patto continuano di padre in figlio durante tutto il periodo dell’Antico Testamento. Ciò era vero non soltanto riguardo alla nazione di Israele, ma anche prima che quella nazione fosse formata. La linea pattale può essere fatta risalire, secondo la Scrittura, fino ad Adamo. Esse proseguono poi con Set, Enoc, Matusalemme, Lamec, Noè (Genesi 5). Dopo il diluvio quella linea continuò da Sem ad Arpacsad, e poi a Sala, Eber, Peleg, Reu, Serug, Nahor, Terah, Abraamo (Genesi 10-11). Dopo Abraamo la linea continuò attraverso Isacco e Giacobbe, e dai figli di Giacobbe alle dodici tribù. La linea regale continuò poi attraverso i re di Giuda fino a Cristo. Quel patto si trovò sempre nella linea delle generazioni.

Questa enfasi sulle generazioni appare ripetutamente nella vita di Abraamo. Essa appare nella sua forma basilare nella promessa di Dio ad Abraamo: “E stabilirò il mio patto fra me e te, e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno, impegnandomi ad essere il DIO tuo e della tua discendenza dopo di te” (Genesi 17:7). Il fatto che Dio qui parli di un patto eterno merita la nostra attenzione. I Battisti obiettano che la parola eterno nell’Antico Testamento non sempre significa “perenne” ma che spesso significhi semplicemente “per lungo tempo.”

Dio stabilisce il Suo patto con Abraamo e la sua discendenza come un patto eterno. La natura del patto è eterna. Se la natura di quel patto stabilito con Abraamo e la sua discendenza è eterna, allora il principio che quel patto continua nella linea delle generazioni è un principio che appartiene alla vera essenza di quel patto. Se il patto nell’antica e nuova dispensazione è essenzialmente un solo patto, anche il principio del patto nella linea delle generazioni è un principio che continua in ogni epoca.16

Qualche volta è stato fatto notare che il classico passaggio pattale in Genesi 17:7 è seguito al verso 8 dalle parole: “E a te, e alla tua discendenza dopo di te, darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in proprietà per sempre; e sarò il loro DIO.” Questo verso è detto essere la prova che il patto aveva un aspetto nazionale e terreno significativo soltanto per Israele. Da questo aspetto nazionale e terreno è dedotta l’idea che la salvezza nella linea delle generazioni sia strettamente terrena e nazionale e quindi che si riferisca soltanto ad Israele. Vi sono varie osservazioni che dovrebbero essere fatte in risposta.

Primo, se uno può arbitrariamente abolire l’idea della terra di Canaan e l’idea della discendenza di Abraamo nella linea delle generazioni dalle promesse pattali per la nuova dispensazione, allora non c’è ragione di ritenere l’ultima parte del verso 8: “Io sarò il loro Dio.” Anche questa è una parte di quella promessa, inseparabilmente connessa ad essa. Essa anche dovrà essere abolita nella nuova dispensazione se i Battisti Riformati hanno ragione.

Secondo, dobbiamo rifiutare di abolire l’elemento della terra di Canaan dalla promessa del patto. Esso è ancora parte di quella promessa, e il riferimento è alla terra celeste di Canaan di cui quella terrestre non era che un tipo. Abraamo stesso non pose la sua speranza in quel paese terrestre, ma “aspettava la città che ha i fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio” (Ebrei 11:10). La terra di Canaan parlava ad Abraamo, con linguaggio tipico, della Canaan celeste. Ma Canaan rimane, sia in forma tipica che nella realtà, una parte essenziale della promessa del patto. E’ per questa ragione anche che Dio parla del dono della terra di Canaan come una possessione eterna. Questo sarebbe stato un linguaggio strano da usare se Dio si stesse riferendo semplicemente alla Canaan terrestre.

Terzo, se la promessa ad Abraamo si limitava ad una promessa materiale e aveva a che fare solo con la terra di Canaan, la promessa ha fallito completamente. Abraamo non ha mai ricevuto la terra di Canaan, ed Israele la ebbe in possesso solo per un breve tempo, e non in eterno.17

Dio intendeva far valere tutti i differenti elementi della Sua promessa ad Abraamo e la sua per entrambe le dispensazioni, la vecchia come la nuova. Essa è una sola promessa, che rimane sempre vera. Dio sarà il Dio di Abraamo. Dio darà ad Abraamo un figlio. Dio renderà Abraamo il padre di tutti i credenti. Dio darà ad Abraamo la terra di Canaan. Dio stabilirà quel patto con Abraamo e la sua discendenza. Tutto rimane invariato in entrambe le dispensazioni.

Specialmente nei Salmi questa idea delle generazioni è posta nitidamente in primo piano. Ciò non è immediatamente evidente in tutta la sua forza ed in ogni punto nelle nostre traduzioni, ma nell’ebraico è chiaro, e la migliore traduzione è “di generazione in generazione,” come nel Salmo 45:17: “Io pubblicherò la memoria del tuo nome per ogni età [lett. “di generazione in generazione”]; perciò i popoli ti celebreranno in eterno, per sempre.” Il salmista scrive nel Salmo 72:5: “Essi ti temeranno finché dureranno il sole e la luna, per tutte le generazioni [lett. “di generazione in generazione”].”

Anche vari altri passaggi di tipo leggermente diverso mostrano questa enfasi sulle generazioni: “osservate i suoi bastioni, ammirate i suoi palazzi, affinché possiate raccontarlo alla generazione futura” (Salmo 48:13); “Una generazione proclamerà le lodi delle tue opere all’altra e annunzierà i tuoi portenti” (Salmo 145:4); “Poiché la tignola li divorerà come un vestito e la tarma li roderà come la lana, ma la mia giustizia rimarrà per sempre, la mia salvezza di generazione in generazione” (Isaia 51:8). Il profeta fa questa lode in Lamentazioni 5:19: “Ma tu, o Eterno, rimani per sempre, e il tuo trono di generazione in generazione.” Deuteronomio 7:9 è un passaggio potente: “Riconosci dunque che l’Eterno, il tuo DIO, è DIO, il Dio fedele, che mantiene il suo patto e la sua benignità fino alla millesima generazione verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti.”

Il lettore interessato può consultare da se stesso passaggi come Salmo 79:13, 89:1, 100:5, 102:12, 119:90, 135:13, 146:10. La conclusione che deve essere tratta è che ognuna della promesse di Dio che il Suo popolo canta nei Salmi sono promesse assicurate di generazione in generazione. Se uno togliesse via tutte queste promesse dalle Scritture limitandole soltanto all’antica dispensazione, si perderebbero le Scritture nella loro interezza. Anche noi che apparteniamo alla nuova dispensazione dobbiamo cantare questi Salmi. Anche noi dobbiamo cantare del patto di Dio nella linea delle generazioni.

Generazioni nel Nuovo Testamento

Qualcuno forse chiederà: e che diremo del Nuovo Testamento? Se questa idea delle generazioni è così tanta parte del piano della salvezza e dello stabilimento del patto, perché non sembra esserci alcuna menzione di essa nel Nuovo Testamento?

Assumere che non vi è menzione di questa idea delle generazioni nel Nuovo Testamento è fare un grave errore. E’ vero che il Nuovo Testamento non usa lo stesso linguaggio del Vecchio. Non ci si dovrebbe aspettare che fosse così. Ma ci sono alcune verità che bisogna ricordare.

La prima è che l’unità dei testamenti è in gioco. L’unità delle dispensazioni implica che le stesse verità si trovano in entrambe le dispensazioni. Questo vale per le verità del patto di Dio, le promesse del patto, la maniera in cui si verifica la salvezza, e il modo di trattare di Dio col Suo popolo nel dare loro i segni e i sigilli del Suo patto.

La seconda verità è che il Signore Gesù svolse il Suo ministero terreno entro i limiti della nazione di Israele. Quindi, per quanto riguarda la nazione, l’intero insegnamento di Gesù dava per implicito che una forte coscienza del patto pervadesse il popolo e fosse parte della loro eredità. L’insegnamento di Gesù assumeva semplicemente tutto questo senza menzionarlo specificamente. Una forte coscienza di patto era a tal punto una parte dell’eredità dei giudei che per loro era un modo di pensare.

Tra i santi questa coscienza di patto si accentrava nel loro diletto nel generare figli che, se fosse piaciuto a Dio, un giorno avrebbero prodotto la Discendenza della donna che avrebbe schiacciato il capo del serpente. Cristo poteva venire soltanto per mezzo della [lett. in the way of] nascita di bambini, e Dio diede ai genitori del patto un ruolo nel far nascere il Cristo in questo modo.

Inoltre, gli apostoli, nei primi anni del loro lavoro, assumevano semplicemente una forte coscienza di patto tra i giudei. Fino all’apostolo Paolo, la chiesa dei primi anni operava esclusivamente entro i confini del popolo giudeo, fatta eccezione per qualche opera in Samaria. Soltanto gradualmente Dio li istruì a procedere con l’opera di evangelizzazione in terre straniere.

Quando il vangelo cominciò ad essere predicato al di fuori dei confini della nazione di Israele, quest’opera apostolica coinvolgeva la salvezza di nuove generazioni dal mezzo dei Gentili. Mentre il vangelo era portato prima ad Antiochia, poi in Asia Minore, e finalmente in Europa stessa, la chiesa stava essendo raccolta dalle nazioni dove il vangelo non era mai stato predicato prima. Nuove generazioni stavano essendo innestate nell’antico albero d’ulivo della nazione di Israele, per usare una figura di Paolo in Romani 11. In questi primi anni di opera missionaria, l’enfasi non era sui figli dei credenti nelle loro generazioni, ma piuttosto sui credenti e i loro figli, genitori che per la prima volta in tutte le loro generazioni erano portati nella chiesa insieme ad i loro bambini. Siccome il Nuovo Testamento parla della salvezza nella linea delle generazioni, parla della salvezza dei figli dei credenti.

Vi sono un certo numero di passaggi che menzionano la salvezza dei figli dei credenti nella nuova dispensazione.

Allora gli furono presentati dei piccoli fanciulli perché imponesse loro le mani e pregasse; i discepoli però li sgridavano. Ma Gesù disse: «Lasciate i piccoli fanciulli venire a me, perché di tali è il regno dei cieli». E, dopo aver imposto loro le mani, partì di là. (Matteo 19:13-15. Marco 10:13-16 e Luca 18:15-17 sono i passaggi paralleli ad esso).

Tuttavia, i Battisti Riformati non credono che ciò abbia qualcosa a che fare con i bambini che sono inclusi nel patto e che sono eredi della salvezza:

… deve essere fatto notare che non c’è una sola parola nel passaggio che ci obbligherebbe a restringere l’affermazione del nostro Signore ai bambini “del patto.” Egli non dice che il regno di Dio appartiene ai bambini del patto, ma che appartiene ai bambini senza distinzione. Se qui sono considerati tutti i bambini, ed il battesimo degli infanti può essere dedotto da questo passaggio (e può esserlo soltanto se uno ve lo legge già al suo interno!) allora il testo giustifica il battesimo indiscriminato di tutti gli infanti, non la restrizione del battesimo degli infanti ai figli di genitori credenti.

Ora in che senso i bambini devono essere considerati come appartenenti al regno? Il passaggio parallelo in Marco 10:13-16 ci aiuterà ad arrivare alla risposta. Il verso 15 dichiara la necessità di ricevere la buona notizia del regno di Dio come la riceve un bambino. Il verso precedente ci fornisce “una suprema illustrazione di bambini che ricevono la buona notizia, essi vengono al Salvatore con un amore ed una fiducia che rispondono al suo amore.” Qui non è la passività dei bambini ma la loro recettività che è in vista. Quando Gesù chiamò i bambini vennero e si gettarono nelle sue braccia per essere benedetti. E così, venire in fede è divenire un erede del regno. Dunque questi bambini, e tutti i bambini come loro, formano una figura della risposta umana ideale all’invito del Signore nel Vangelo.18

Vi sono molte cose che possiamo dire riguardo a questa citazione, ma è ovvio già ad una lettura superficiale che l’autore cerca di fare dire al testo esattamente l’opposto di quello che realmente dice.

L’autore semplicemente afferma senza prova alcuna che “non c’è una singola parola nel passaggio che ci obbligherebbe a restringere l’affermazione del nostro Signore ai bambini ‘del patto,’” e che il riferimento è ai “bambini senza distinzione.” Ma questo è esattamente il contrario di quanto è detto nel testo.

Mentre Matteo e Marco usano una parola più generale che può riferirsi a qualsiasi bambino, sia un infante che uno più grande, Luca usa un termine che può significare soltanto infante, neonato, bambino in braccio. Si può dunque liberamente argomentare che la ricettività da parte dei bambini non è il punto del passaggio.

In questo passaggio vi sono, a quanto pare, delle madri che stavano portando i loro bambini a Gesù, alcuni dei quali erano solo infanti, altri invece ai primi passi, o anche un po’ più grandicelli. Esse erano madri israelite, madri del patto, che vivevano nella coscienza del patto che avevano le pie donne dell’antica dispensazione. Il solo fatto che esse vennero a Gesù con la richiesta che Egli benedisse i loro figli e pregasse per loro indica che esse stesse erano credenti che vedevano in Cristo la speranza della loro salvezza e di quella dei loro bambini.

La conclusione dell’autore, ovvero: “il battesimo degli infanti può essere dedotto da questo passaggio allora il testo giustifica il battesimo indiscriminato di tutti gli infanti, non la restrizione del battesimo degli infanti ai figli di genitori credenti,” non è vera. Il punto in discussione è se queste madri erano madri del patto che portavano al Signore i loro figli del patto. Gesù le riconobbe come tali e benedì i loro bambini del patto.

Gesù non soltanto acconsente alla loro richiesta, contrariamente all’obiezione dei discepoli che, evidentemente, pensavano che il Signore era troppo occupato per darsi pena per i bambini, ma Egli aggiunge anche le parole: “di tali è il regno dei cieli.” Kingdon stesso ammette che le parole “di tali è il regno dei cieli” non possono meramente significare che il regno dei cieli è composto di quelli che sono come i bambini. Se l’autore fa questa concessione, come è possibile far dire a questo passaggio: “Dunque questi bambini, e tutti quelli come loro, formano una figura della risposta umana ideale all’invito del Signore nel vangelo?” Non c’è modo di poter far dire ciò a queste parole. Il Signore vuol dire esattamente quello che dice: “Anche questi bambini, e tutti quelli come loro, nati nelle linee del patto da genitori credenti, sono cittadini nel regno dei cieli.” Questi bambini sono infanti in fasce e bambini che stanno appena imparando a camminare. Essi non hanno dato “la risposta umana ideale all’invito del Signore nel vangelo,” ma nonostante questo essi sono riconosciuti dal Signore Stesso essere cittadini del regno dei cieli.19

In quanto cittadini del regno dei cieli, essi sono rigenerati per mezzo dello Spirito di Cristo. Paolo ci dice in Colossesi 1:13 che Dio “ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio.” Questa liberazione dal peccato e questo essere stati trasportati nel regno è l’opera della rigenerazione. Se i bambini sono cittadini del regno, come Gesù insiste, quell’opera di rigenerazione è stata operata in loro.

Se i bambini sono rigenerati, essi sono salvati. E se sono salvati sono eredi delle promesse del patto, e sono essi stessi entro il patto di grazia. Quanto è appropriato dunque che la nostra Forma di Battesimo includa Matteo 19:13-15 come prova per la dottrina del battesimo degli infanti!

Le parole di Gesù ai Suoi discepoli sono necessarie. Ci è detto che Gesù “s’indignò” coi Suoi discepoli perché essi rimproveravano queste madri per il loro desiderio di portare i loro bambini a lui (Marco 10:14). L’ammonizione fu “Lasciate che i piccoli bambini vengano a me, e non glielo impedite” (Matteo 19:14). Noi dovremmo ascoltare questa ammonizione del Signore se non vogliamo che Egli s’indigni nei nostri riguardi. Ci è comandato dal Signore Stesso di portare i nostri bambini a Lui. Quando rifiutiamo di battezzarli, viviamo in disubbidienza al Suo comandamento.

Atti 2:39

Anche Atti 2:39 deve essere visto come un riferimento alla salvezza dei bambini: “Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà.” Non sorprende che i Battisti Riformati cerchino di sfuggire al chiaro insegnamento di Atti 2:39:

In primo luogo, la promessa dello Spirito include la garanzia che “i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, e i vostri giovani vedranno visioni” (Atti 2:17), che difficilmente può essere riferita agli infanti. In secondo luogo, la promessa del verso 39 ruota intorno all’espressione “per quanti il Signore nostro Dio né chiamerà.” I pedobattisti distinguono comunemente tra i bambini menzionati, considerandoli bambini del patto, e quelli che sono lontani, cioè nati “fuori del patto.” Soltanto questo ultimo gruppo, essi dicono, deve essere chiamato a ravvedimento e fede per essere battezzato. Ma se c’è una cosa chiara essa è questa: l’ultima espressione del verso, concernente la chiamata di Dio, governa tutte le espressioni precedenti. La promessa non è soltanto a quelli che rispondono nel giorno di Pentecoste, ma anche ai loro discendenti (bambini) e a quelli che o sono fuori dal circolo del giudaismo, o che sono oltre i confini della terra di Israele, a quanti Dio ne chiamerà di ognuno di questi gruppi. Quanto quella chiamata include è chiaro, e cioè l’opera interna dello Spirito che illumina la mente e rinnova il cuore, e la risposta a quella chiamata dopo che uno è stato battezzato nel nome di colui che è liberamente offerto nel vangelo. Chiaramente, la menzione di bambini in questo contesto non autorizza in alcun modo il battesimo degli infanti.20

Questo importante passaggio non può essere liquidato in maniera così sbrigativa, perché l’apostolo Pietro pronunciò queste parole rivolgendosi ad un pubblico composto di giudei e proseliti. Essi avevano familiarità con l’Antico Testamento ed avevano, nei riguardi dei bambini, la stessa attitudine che avevano sempre avuto i santi nell’Antico testamento. E quando Pietro parlò della promessa, non potettero fare a meno di pensare che essa era stata fatta ad Abraamo e la sua discendenza (specialmente quando Pietro disse che la promessa era per “voi e i vostri figli”), perché essi erano persone allevate in queste promesse veterotestamentarie. La domanda è: cosa significarono queste parole per le persone che, da parte di Pietro, le ascoltarono ansiosamente? Ci può essere soltanto una risposta: Essi interpretarono queste parole nella coscienza del fatto che l’Antico Testamento aveva sempre parlato di loro e dei loro bambini.

Non c’è dubbio che l’ultima parte di questo verso, e cioè: “quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà” governi l’intero verso. Questo è il punto dell’intero passaggio. Nella nuova dispensazione, quando la chiesa è raccolta da ogni nazione, tribù e lingua, la promessa di Dio, proprio come nell’antica dispensazione, è a tutti quelli che Dio chiama sovranamente ed efficacemente, e questa chiamata è nella linea delle generazioni: “voi e i vostri figli, e a tutti quelli che sono lontani.” Sia a quell’uditorio che ai loro figli, che a quelli che sono lontani, giunge la promessa. Ma quella promessa è, anche se nella linea delle generazioni, strettamente limitata dal beneplacito di Dio e dalla Sua chiamata irresistibile. Quanto più chiaramente l’apostolo poteva dire questo è difficile immaginarlo. Se anche i figli dei credenti sono chiamati, così che anch’essi ricevono la promessa del patto, come possono essi essere esclusi dal battesimo?

La chiamata è il vangelo efficace che porta gli eletti dalle tenebre alla luce. E’ la chiamata che in ultima analisi determina, in modo sovrano, quelli che sono salvati e quelli che non lo sono. Per questa ragione l’ultima parte del verso è una clausola limitativa. La promessa è certamente ” per voi e per i vostri figli,” ma non senza eccezione e non per ogni singolo individuo, ma per “quanti il Signore nostro Dio ne chiamerà.” Dio conosce i Suoi. Egli li salva con la Sua potenza. Egli li salva nella linea delle generazioni, sia i credenti che i loro figli.21

Marco 16:15-16

Anche Marco 16:15-16 va brevemente considerato: “Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.” I Battisti di ogni sorta trattano questo passaggio come una sequenza di eventi: i missionari devono andare a predicare il vangelo, un atto di fede da parte di qualcuno che lo ode seguirà la predicazione del vangelo, e così quelli che avranno creduto devono essere battezzati.

Ma questa è un’interpretazione scorretta, e non è in alcun modo il significato che il Signore intendeva attribuire ad essa.

Primo, il passaggio non sta descrivendo una sequenza di eventi, ma sta dando gli “ordini di marcia” alla chiesa del Nuovo Testamento. Fino al momento dello spargimento dello Spirito Santo, Dio aveva limitato la Sua opera di salvezza alla nazione di Israele. Questa limitazione dell’opera di Dio era dovuta al fatto che Cristo non era ancora venuto, ed il popolo di Dio viveva in un mondo di figure. Israele era una figura della chiesa, e anche della chiesa cattolica, perché anche un numero di Gentili da non potersi contare erano stati incorporati nella nazione di Israele.

La nuova dispensazione è una nuova fase dell’opera di Dio. Cristo morì sulla croce come un Cristo cattolico, come era evidente dalla scritta posta sulla croce in tre lingue. Cristo risorse e ascese in alto come un Cristo cattolico.22

Il Cristo asceso sparge uno Spirito cattolico sulla chiesa. Ciò fu mostrato a Pentecoste da quelli riempiti con lo Spirito che parlava a coloro che erano lì riuniti, ed ognuno udiva la parola di Dio nella sua lingua. Non era necessario per questi discepoli parlare in altre lingue per essere compresi, perché tutti i presenti avrebbero potuto comprendere il linguaggio allora corrente in Palestina, probabilmente l’Aramaico.23

Quindi, nuove generazioni, e ci teniamo a mettere molta enfasi sulla parola nuove, stavano essendo portate nelle linee del patto. Queste nuove generazioni erano incluse in esse non by-passando gli adulti per salvare i loro bambini, ma salvando gli adulti con i loro bambini. Nuovi rami stavano essendo innestati nell’albero di olivo (Romani 11:17). Dunque, la regola era: “credenti e la loro discendenza.”

Secondo, le parole del Signore in Marco 16:16 devono essere interpretate alla luce del passaggio parallelo di Matteo 28:19-20: “Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente.” Qui non è fatta menzione della fede, perché? Il punto non è che il Signore ci stia dando un certo ordine di eventi, ma piuttosto che il battesimo deve sempre accompagnare la predicazione del vangelo come un segno e sigillo della verità del vangelo. Insegnare, predicando il vangelo, è la cosa importante. Ciò è perfino enfatizzato dalla parola “insegnate” al verso 19, che può essere tradotta meglio con “discepolate:” fate discepoli di ogni nazione. E’ chiaro che il Signore non intende darci una sequenza di eventi perché egli menziona l’insegnamento sia prima che dopo il battesimo. In entrambi i passaggi il Signore descrive la chiamata della chiesa del Nuovo Testamento quando quella chiesa rompe i confini nazionali giudaici ed è radunata da ogni nazione.

“Passaggi Famiglia”

Il principio che governò l’opera degli apostoli era la salvezza delle famiglie. Vi sono vari passaggi che insegnano questa verità. Atti 16:31 è il più conosciuto. In esso Paolo dice al carceriere di Filippi: “Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato tu e la casa tua.” In I Corinzi 1:16 Paolo scrive: “Ho battezzato anche la famiglia di Stefana; per il resto non so se ho battezzato qualcun altro.” In Atti 16:15 ci è detto che Lidia e la sua famiglia furono battezzati.

Questi passaggi sono importanti, ed essi sono chiari se soltanto uno procede ad analizzarli dal punto di vista appropriato, e cioè che Dio salva famiglie. E’ ammesso prontamente che nessuno di questi passaggi parla in modo definito di bambini, né che in essi vi sia prova nel testo che queste famiglie avessero bambini al loro interno. Ma non vi è nemmeno prova che queste famiglie non contenessero bambini. Tuttavia, che ve ne fossero o meno è irrilevante per la nostra discussione. Il punto di Paolo era che sia che questa famiglia includesse o meno bambini (cosa che non poteva sapere), Dio salva famiglie. La salvezza del carceriere era la salvezza della sua famiglia.

Questo è il motivo per cui gli apostoli regolarmente, cioè di regola, battezzavano famiglie, come è chiaro da I Corinzi 1:16. Se vi erano bambini in quelle famiglie, anche infanti, essi anche erano battezzati. Le Scritture non fanno distinzione su questo punto. Esse non riportano che le famiglie, con l’eccezione di infanti e bambini, erano battezzate. No, la regola era sempre intere famiglie. E gli apostoli potevano fare questo sulla base della promessa di Dio che Egli salva non individui, ma famiglie.

E’ interessante notare che c’è un altro “passaggio famiglia” simile in Giosuè 24:15: “E se vi pare cattiva cosa servire l’Eterno, scegliete oggi chi volete servire, o gli dèi che servirono i vostri padri di là dal fiume, o gli dèi degli Amorei, nel cui paese voi abitate; quanto a me e alla mia casa, serviremo l’Eterno.” Anche questo passaggio è importante, perché esprime lo stesso principio della salvezza delle famiglie.

Poco prima della sua morte, Giosuè aveva assemblato l’intera nazione a Sichem, una città piena di ricordi della storia dei patriarchi. Egli parlò a lungo ad Israele per avvertirli del pericolo dell’idolatria, facendo loro notare che l’idolatria era stata una tentazione perpetua per la nazione, fin dal tempo che Abraamo viveva in Ur dei Caldei. L’idolatria era quasi ciò che potremmo chiamare una “debolezza nazionale” (Giosuè 24:2). Infatti, Giosuè era certo che Israele sarebbe caduto nello stesso peccato ancora una volta, e con urgenza ingiunse loro di servire Geova (vv. 14-24).

Giosuè si aspettava tutto tranne che essi avessero continuato a servire Dio, e fece una predizione terribile: “E se vi pare cattiva cosa servire l’Eterno, scegliete oggi chi volete servire, o gli dèi che servirono i vostri padri di là dal fiume, o gli dèi degli Amorei, nel cui paese voi abitate” (v. 15).24

Giosuè dunque parlò con fiducia di se stesso e fece un’affermazione concernente se stesso e la sua casa. Con convinzione egli dice: “quanto a me e alla mia casa, serviremo l’Eterno.” Come può egli dire questo? Intende esprimere forse, come vorrebbero i Battisti, “quanto a me, io servirò il Signore, e io spero che anche la mia casa lo farà”? Egli non dice niente del genere. Intende forse che ora egli vuole che Israele sappia che, rivestitosi di abiti profetici, è capace di predire che la sua casa, anche nel futuro, servirà il Signore? Ovviamente non è questa l’idea. Egli dice enfaticamente: “Non serviremo il Signore.” La sua fiducia è radicata soltanto nella fondamentale verità che Dio ha promesso di salvare lui e la sua casa.

Dovrebbe essere notato, inoltre, che Giosuè disse che lui e la sua casa avrebbero servito il Signore. Egli non disse che lui e la sua casa avrebbero ricevuto benefici nazionali e materiali, ma fece riferimento a benedizioni spirituali per se stesso e i suoi figli.

Durante le epoche, i credenti hanno reso proprie le parole di Giosuè. Nella umile consapevolezza della grande grazia di Dio mostrata a loro ed ai loro bambini, essi anche dicono con fiducia: “ma quanto a me e la mia casa, noi serviremo il Signore.” Nessun’altra spiegazione renderà giustizia a queste parole.

Passaggi Indirizzati ai Bambini nelle Epistole di Paolo

Infine, vi sono i passaggi nelle epistole di Paolo indirizzati ai bambini: “Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. «Onora tuo padre e tua madre», questo è il primo comandamento con promessa, «affinché tu stia bene e abbia lunga vita sopra la terra»” (Efesini 6:1-3), e: “Figli, ubbidite ai genitori in ogni cosa, poiché questo è accettevole al Signore” (Colossesi 3:20).

La forma stessa del comandamento implica che i bambini a cui ci si rivolge sono bambini del patto. Ciò è vero perché il comando è un riferimento diretto alla legge di Dio, e questa ammonizione parla del dovere che i bambini hanno di obbedire ai loro genitori nel Signore. Ciò può significare soltanto che essi devono fare questo in obbedienza al Signore, e per il Signore.

Non è strano, dunque, che queste lettere di Paolo includano i bambini del patto quando Paolo si rivolge ai “santi” in Efeso e Colosse (Efesini 1:1; Colossesi 1:2). I bambini anche sono contati tra i santi.

Non è sorprendente che i Battisti Riformati obiettino:

A volte è detto tanto riguardo al fatto che Paolo, nelle sue epistole, occasionalmente, si rivolga ai bambini. Per esempio egli si rivolge ai credenti di Colosse come “santi e fedeli fratelli in Cristo” (1:2), e susseguentemente ammonisce i bambini di ubbidire i loro genitori “in ogni cosa, perché questo è accettevole al Signore” (3:20). In Efesini 6:1 egli esorta i figli ad ubbidire ai loro genitori “nel Signore, perché ciò è giusto.” Si assume che, perché sia possibile rivolgersi a loro in tale maniera, questi bambini devono essere stati membri della chiesa, battezzati da infanti.

A parte il fatto che nessun predicatore battista avrebbe alcuna difficoltà nell’ammonire in tal maniera i bambini nella sua congregazione, difficilmente ne consegue che un bambino ha bisogno di essere battezzato prima che possa essere ammonito! Inoltre, potrebbe egualmente essere argomentato che i bambini a cui Paolo si rivolgeva erano già convertiti ed erano così stati battezzati da credenti.25

Ciò ovviamente è oltre il punto. Il punto non è se i Battisti possano ammonire o meno i bambini. Io suppongo che essi possano fare questo, e che, senza dubbio, se sono genitori coscienziosi, lo facciano. Ma quando essi ammoniscono i bambini, essi lo fanno nella coscienza di stare ammonendo dei non credenti, ed essi hanno soltanto la speranza che queste ammonizioni un giorno, se il Signore si compiace di convertirli, portino il frutto desiderato. Ma questo è esattamente quanto il testo non dice.

Il punto non è se i bambini possono essere ammoniti o meno. Il punto è che questi bambini sono membri della chiesa, e che l’ammonizione loro rivolta giunge ad essi come a persone che sono già salvate, che hanno la grazia e lo Spirito di Cristo nei loro cuori, che hanno un posto nella chiesa e nel patto di Dio, che sono santi e fratelli insieme agli adulti. L’ammonizione giunge ad essi come a persone che hanno la potenza da Dio dentro di loro di obbedire a questa ammonizione. L’ammonizione fa appello ai loro cuori rigenerati e desta la vita di Cristo dentro di loro così che essi odano ed ubbidiscano.

Né è sufficiente dire che “i bambini a cui Paolo si rivolge erano già convertiti e così battezzati da credenti.” Ci si sta rivolgendo all’intera congregazione di Colosse ed Efeso, ed essi tutti sono chiamati santi e fratelli. Non c’è niente che escluda i bambini. Paolo non dice: “Ai santi e fedeli fratelli in Cristo che sono a Colosse eccetto i bambini che ancora non sono giunti alla fede cosciente e alla conversione,” né Paolo assume che la sua lettera sarà rivolta soltanto agli adulti. Tutti sono considerati, ed è a tutti che ci si sta rivolgendo, senza distinzione di sorta. E se i bambini in queste chiese sono inclusi nel gruppo di persone a cui ci si sta rivolgendo dall’inizio delle epistole, ciò può essere così soltanto perché anch’essi, insieme agli adulti, sono inclusi nella chiesa e nel patto, e in quanto tali essi devono avere il segno del patto, il marchio del battesimo.26

La conclusione dell’argomento è che sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento è insegnato che anche i bambini dei credenti sono incorporati nella chiesa di Dio e nel Suo patto di grazia. Essi anche devono ricevere il segno e sigillo del patto. Fallire nel fare questo è vivere in disubbidienza alle Scritture.

Per altre risorse in italiano, clicca qui.


1N. d. T. Il riferimento è ai capitoli precedenti dello stesso libro.
2 N. d. T. Per una ricognizione generale e sintetica di questi argomenti, si veda, tra gli altri documenti a riguardo, l’ottimo opuscolo di H. Hoeksema La Base Biblica per il Battesimo degli Infanti.
3 Kingdon, “A Review Reviewed,” 40.
4 N. d. T. L’autore a cui è fatto riferimento è David Kingdon, un autore Battista Riformato che nel suo libro Children of Abraham (Cambridge, England: Carey Publications Ltd., 1975), difende la posizione Battista Riformata sulla dottrina del battesimo. Herman Hanko, l’autore di questo libro, dal quale riportiamo qui la traduzione del capitolo 6 (ed. 2004), scrive il suo volume in risposta a Kingdon, e a tutti i Battisti Riformati, sul medesimo argomento.
5Ibidem.
6Ibidem, p. 41.
7Ibidem.
8 E’ per questa ragione, tra le altre, che la pedo-comunione è errata.
9 Peter Masters argomenta che la casa del carceriere di Filippi era composta soltanto di persone più anziane perché Paolo predicò ad essi tutti, ed essi gioirono. Egli dice questo nel suo libro Baptism:The Picture and Its Purpose (Oxford, England, Bocardo Press, 1994), 13. Il suo argomento è speculazione, e va oltre il punto. Paolo parò della salvezza della casa del carceriere prima di sapere chi vi fosse nella famiglia. E’ ironico che i Battisti castigano i Pedobattisti per il loro appello a questo testo, lamentandosi che la Scrittura non ci dice che il carceriere di Filippi e sua moglie avevano bambini. Ma ora un prominente esponente della posizione battista ci assicura di conoscere che non vi erano bambini in quella famiglia.
10 Ci sono stati quelli che di tanto in tanto hanno sostenuto, erroneamente, che tutti i figli dei credenti sono salvati. Ad es. Joseph C. Holbrook scrive:
“Immaginiamo di trovarci dinanzi al giudizio finale, però in qualità di genitori. Stando lì, e guardando a colui che in vita ed in morte è stato il nostro fedele Salvatore, che ha pagato pienamente per tutti i nostri peccati col Suo prezioso sangue, e che ci ha reso liberi dalla tirannia del diavolo, che ci ha guardati così che non un capello è caduto dal nostro capo senza la volontà del Padre nostro, che ci ha assicurati della vita eterna e ci ha resi volenterosi di tutto cuore e pronti e vivere per lui, ad un certo punto, guardandoci attorno per scorgere i nostri figli, ascoltiamo il Giudice di tutta la terra dire: ‘Tu hai onorato mio Figlio come hai onorato me, ma mi dispiace. Ho deciso di cambiare le regole. Ho deciso di operare la mia rigenerazione in due dei tuoi bambini, ma al terzo ho lasciato fare la sua libera decisione di rigettare mio Figlio. Mi dispiace per questo. Addio!!’ Incredibile! Impossibile! E’ incredibile ed impossibile proprio come il fatto che Dio non mantenga la sua promessa pattale verso i genitori di non abbandonarli ai loro nemici. ‘Dio non è così ingiusto.’ Se egli è realmente colui che salva, e se lo fa in adempimento alla promessa del patto liberamente data, allora una tale scena sarebbe impossibile. ‘E’ impossibile che Dio provi falso che quelli che abbiano cercato rifugio nell’afferrare fermamente la speranza postaci davanti’ (Ebrei 6:18). ‘Io sarò Dio alla tua discendenza, dice il Signore … perché tu hai obbedito alla mia voce’ (Genesi 17:7; 22:16-18). Questa è la promessa di Dio, che Egli ha fatto con giuramento, e che ha significato e sigillato per Isacco nella circoncisione—per noi ed i nostri bambini invece nel battesimo. Essa è la più ‘grande e preziosa promessa’ che conosca, e l’ho reclamata per quasi venticinque anni” (“A Pastoral View of Baptism of Infants,” Reformed Review, autunno 1977, 45).
Questo tipo di argomento così povero danneggia la posizione Pedobattista più di un buon argomento contro di essa.
11N. d. T. Francamente, trovo questa osservazione un pò debole, benchè magari possa esprimere qualcosa di vero. Se dovessimo supporre che le cose stanno realmente come suggerisce l’autore, allora non vi sarebbe motivo per considerare la pedo-comunione una pratica errata.
12 I Battisti Riformati non lo farebbero mai. Ma in molti casi, i Battisti dispensazionalisti fanno esattamente questo. Infatti, essi diventano antinomiani nel loro trattamento della legge quando sostengono che la legge non ha alcuna rilevanza per il santo del Nuovo Testamento.
13 Sono pienamente consapevole del fatto che questo linguaggio (il battesimo è il segno e il sigillo dell’entrata nel patto) è linguaggio sacramentale, cioè, presuppone che il battesimo sia un segno e sigillo. Come segno indica una realtà spirituale interna, cioè il lavaggio dei peccati nel sangue di Cristo. Il sigillo è simile a quello universitario ufficiale che è posto su un diploma per garantirne il carattere genuino, ovvero per testimoniare che colui che è stato diplomato ha realmente completate il suo corso di studi ed ha guadagnato il suo titolo. Allo stesso modo Dio sigilla la Sua promessa del lavaggio nel sangue di Cristo col sigillo del battesimo per dare alla Sua opera di grazia il marchio della fedeltà della Sua promessa. In verità, Dio purifica i credenti e la loro discendenza attraverso il sangue di Cristo.
Può essere argomentato che tutti quelli che sono battezzati, quindi, hanno questo segno e sigillo e sono realmente purificati dal peccato, ma dobbiamo ricordare che i sacramenti sono dati insieme alla predicazione per significare e sigillare la verità della predicazione. Essi sono dati a causa della debolezza della nostra fede. La predicazione riguarda una particolare promessa. La promessa di Dio è “per voi e i vostri bambini” (Atti 2:39), ma questo è specificato dalle parole “per quanti il Signore nostro Dio né chiamerà.” Il Signore nostro Dio chiama i Suoi eletti: “Quelli che ha predestinato, li ha anche chiamati” (Romani 8:30).
14 La triste storia del libro dei Giudici è esattamente un commentario all’apostasia di Israele, un’apostasia che iniziò, secondo Giudici 2:10, con l’ignoranza di tutto quello che Dio fece per il Suo popolo.
15 Vi sono coloro nella tradizione Riformata che battezzano gli infanti, ma che hanno basilarmente la stessa posizione dei Battisti riguardo al modo in cui vedono i loro figli. Nel fare questo, non fanno altro che rinnegare la base per il battesimo degli infanti.
16 Vi sono varie parole ebraiche che sono tradotte per sempre, in eterno, ecc., ma la parola che è usata più spesso per riferirsi all’eternità di Dio è la stessa usata ripetutamente per descrivere il patto di Dio. Non è un’esagerazione dire che ogni qualvolta il termine eterno è applicato al patto, esso indica che il patto è per sempre.
17 N. d. T. L’autore ha in mente Atti 7:5: “E non gli diede alcuna eredità, neppure lo spazio per posarvi un piede. Ma promise di darlo in proprietà a lui e alla sua progenie dopo di lui, quand’egli non aveva ancora alcun figlio.” Anche se Abraamo soggiornò nella terra (Ebrei 11:9) (visse in essa come uno che non possedeva i diritti legali per essa in un tribunale umano), non ricevette la vera proprietà di essa.
18 Kingdon, “A Review Reviewed,” 86.
19N. d. T. Il testo, cioè, non ci dice che questi bambini siano l’esempio di come si deve ricevere il Vangelo con fede. Di loro non ci è detto affatto che credettero, ma ci è detto che furono portati al Signore dalle madri, per loro iniziativa. Non è la fede, di cui non si parla affatto, che, in questi passaggi, li rende cittadini del regno dei cieli, ma il fatto che sono figli della promessa, nati nelle linee del patto da genitori credenti.
20 Ibidem, 88-89.
21 Alcuni hanno detto che nella prima edizione del mio libro (1981) ho affermato che tutti i figli dei credenti sono salvati, perché parlo dei figli dei credenti in modo indiscriminato. Sia chiaro che molti Pedobattisti non hanno questa posizione, e nemmeno io. I dati biblici che proibiscono di adottare questa posizione sono molto chiari. L’elezione e la riprovazione funzionano nelle line del patto proprio come al di fuori di esse dove è predicato il vangelo agli inconvertiti.
22 Ciò è evidente, ad esempio, dal Salmo 68. Questo Salmo fu scritto al tempo in cui l’arca fu riportata a Gerusalemme. Attraverso l’ispirazione dello Spirito Santo, il salmista vide questo memorabile evento come una figura dell’ascensione di Cristo (vedasi il verso 18 insieme ad Efesini 4:7-10). Che ciò si riferisse all’ascensione di un Cristo cattolico è evidente dal Salmo 68:31-32: “Dall’Egitto porteranno metallo splendente, l’Etiopia si affretterà a tendere le sue mani a DIO. O regni della terra, cantate a DIO; cantate le lodi al Signore.” Non meraviglia il fatto che questo verso termini con “Sela.” Ci si fermi un attimo per considerare questo fatto strabiliante!
23 Il motivo delle lingue diverse era che la chiesa era ora pronta per prorompere dal suo guscio e diffondersi in tutto il mondo. Dunque quando i discepoli parlarono in tutte queste altre lingue, essi stavano dicendo: “Non bisogna più divenire giudei per essere salvati, ma si sarà salvati rimanendo frigi, pamfiliani, egiziani, mesopotamici, o di qualsiasi altra nazionalità siate, sia che siate giudei della dispersione o proseliti.”
24 E’ interessante notare che Giosuè 24:15 è spesso citato come un testo che prova il fatto che possiamo fare una scelta tra Dio ed un idolo, e che la salvezza dipende dalla scelta che facciamo. Non c’è dubbio che la Scrittura parli di una “scelta” che il popolo di Dio fa. Mosè scelse di non essere chiamato figlio della figlia del Faraone mentre era in Egitto nella casa di Faraone (Ebrei 11:24). Ma Giosuè non ci parla affatto di una tale scelta, specialmente una sulla quale debba dipenda il nostro destino eterno. Giosuè dice semplicemente, e quasi ironicamente ad Israele che, se si fossero rifiutati di adorare Dio, avevano una scelta tra vari idoli: gli idoli che i loro padri adoravano in Ur dei Caldei, o gli idoli nella terra di Canaan. In ultima analisi, non fa molta differenza scegliere gli uni piuttosto che gli altri.
25 Kingdon, Figli di Abraamo, 88.
26 Eric Lane dibatte questo punto. Egli afferma che la mia posizione è sbagliata, specialmente perché è basata su un appello al quinto comandamento (Eric Lane, Special Children? A Theology of Childhood [London: Grace Publications Trust, 1996], 97). Egli dice che è possibile dare ai bambini il comandamento di onorare I loro genitori anche se non sono rigenerati. Naturalmente, questo è vero. Ma questo non è il punto che sto facendo in connessione al quinto comandamento. Il mio ragionamento, nell’appellarmi alla legge di Dio e ad i riferimenti al quinto comandamento in Efesini e Colossesi, è che essa è indirizzata a quelli che sono “liberati dalla terra d’Egitto, dalla casa di schiavitù,” cioè, liberati dal peccato. Questi includono coloro ai quali il quinto comandamento è diretto. Lo stesso è vero delle epistole agli Efesini e ai Colossesi. Esse sono indirizzate ai santi, che qui includono i bambini presenti nella congregazione.
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