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Il Dispensazionalismo: un’Ecclesiologia Mutilata

Robert C. Harbach

Il Dispensazionalismo Nega l’Esistenza della Chiesa nell’Antico Testamento

“Io edificherò la mia chiesa” (Matteo 16:18). A queste parole di Cristo ci si appella, da parte dei dispensazionalisti, per cercare di provare che non vi era una chiesa nell’Antico Testamento. Essi insistono che santi come Abraamo, Mosè, Davide, Isaia, Daniele, Malachia e Giovanni il Battista non facevano parte della chiesa. Le parole “Io edificherò la mia chiesa” sono dette essere nel tempo futuro, implicando che la Chiesa prima di allora ed allora non esisteva ma doveva ancora essere stabilita nel futuro, a Pentecoste. A questo punto nella sua Bibbia, Scofield, a riguardo della parola greca ekklesia, chiesa, dice che significa “un’assemblea di chiamati fuori” e “non implica altro.” Così nell’Antico Testamento, in Egitto per esempio, vi era semplicemente un’assemblea. Ciò che Scofield vuole qui dire è che ekklesia non significa necessariamente chiesa e di certo non significa questo in questo contesto. Ma la parola ekklesia, per giungere alla verità della questione, contiene non soltanto il significato del termine chiesa, ma anche l’estensione di coloro che ne sono membri. Esso significa una compagnia separata. “La chiesa di Dio” è sinonimo di “eletti di Dio,” perché la chiesa non è né più ampia né più ristretta dell’intera elezione della grazia. Questo possiamo provarlo con grande facilità e chiarezza. Si confronti Colossesi 1:24, dove Paolo parla delle sue “sofferenze a motivo del corpo” di Cristo “che è la chiesa,” con II Timoteo 2:10, dove Paolo dice che ha sopportato quelle sofferenze “a motivo degli eletti.” La deduzione è che la chiesa e gli eletti sono la sola e stessa cosa! La stessa evidenza l’abbiamo in Efesini 5:25-27 dove è affermato: “Cristo ha anche amato la chiesa e ha dato Se Stesso per lei …” Qui l’insegnamento è che Cristo ha amato un popolo prima di dare Se Stesso per loro. “Io ti ho amato con un amore eterno” (Geremia 31:3). Sia i credenti dell’Antico che quelli del Nuovo Testamento sono “i santi che sono nella terra … gli eccellenti in cui è tutto il Mio diletto” (Salmo 16:3).

“Io edificherò la Mia Chiesa” non fa tanto riferimento al futuro quanto alla promessa; il Signore non insegna qui che non vi era una chiesa nell’antica dispensazione. Vi era una chiesa, ma le pietre e i materiali d’essa, anche se erano lì ed erano ammucchiati, non erano ancora messi al loro posto. Questo doveva attendere la posa della “Sicura Fondazione.” Le “pietre viventi” furono tagliate da prima, ma non potevano essere di fatto edificate nell’Antico Testamento per formare a quel tempo la completa abitazione di Dio attraverso lo Spirito, perché l’edificio doveva essere costruito su Gesù Cristo crocifisso e risorto come la sicura fondazione e la pietra angolare.

Quindi, “Io edificherò la Mia Chiesa” non significa “Io porterò all’esistenza la Mia chiesa.” Né significa: “Io comincerò a costruire la Mia Chiesa.” Significa: “Io continuerò ad edificarla.” Perché l’edificio era stato già iniziato col rendere le pietre e i materiali pronti per l’uso. Questo era lo stadio della Chiesa nell’Antico Testamento. La fase neotestamentaria consisteva nel mettere insieme le pietre sulla pietra angolare. Gesù faceva riferimento solo a questa ultima operazione. La chiesa dell’Antico Testamento è simbolizzata in Davide e il suo regno, mentre la chiesa del Nuovo Testamento è tipificata in Salomone e il suo regno. Davide provvide a Salomone tutti i materiali per costruire il tempio. Del fatto che Salomone poi di fatto cominciò ad innalzare l’edificio è detto che: “la casa, quando era in costruzione, fu fatta di pietre squadrate prima di essere portate lì” (I Re 6:7). La chiesa dell’Antico Testamento fu uno squadrare, un preparare le pietre e un provvedere i materiali per l’edificio. Vi erano pietre viventi, ma non erano ancora poste sulla fondazione (se non nel piano ed in principio) per la semplice ragione che la pietra di fondazione non era stata ancora formata (dalla Vergine!). La chiesa del Nuovo Testamento consiste nel portare tutti i materiali al sito di erezione e nella vera e propria sistemazione d’esse. La chiesa dell’Antico Testamento fu preparata in quella dispensazione in modo tale che quando la chiesa del Nuovo fu costruita “non vi era né martello né ascia, né alcuno strumento di ferro che si udì nella casa mentre era in costruzione” (I Re 6:7). Vi era una chiesa dell’Antico Testamento, un’opera in preparazione. La chiesa del Nuovo Testamento è l’edificio che sta essendo costruito e terminato. “Prepara la tua opera e rendila adatta per te stesso nel campo, e successivamente costruisci la tua casa” (Proverbi 24:27). La chiesa dell’antica dispensazione stava essendo preparata e resa pronta nel campo. Successivamente nella chiesa della nuova dispensazione l’edificio della casa preparata fu realizzato. Due differenti forme in due dispensazioni, ma è sempre stata la stessa casa!

Il Corpo di Cristo Mutilato dal Dispensazionalismo

Non soltanto il Dispensazionalismo si sbaglia di grosso, quindi, nella sua superficiale interpretazione di Matteo 16:18, ma commette un errore fondamentale anche nel reclamare che il corpo di Cristo non è mai menzionato nell’Antico Testamento. Prima però di volgerci all’Antico Testamento, che a riguardo è inconfutabile ed abbondante, formiamo nelle nostre menti qualche idea del corpo di Cristo. Ecco un’illustrazione: “… e cadde a terra, ed udì una voce dirgli: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?’” (Atti 9:4). Ci vuole un occhio estremamente carnale per non vedere in queste parole alcun riferimento al corpo (la chiesa) di Cristo. Qui è innegabile. Saulo imparò in quel momento che non stava perseguitando eretici ed estremisti, ma niente di meno che il Signore della Gloria. Non è difficile vedere questo. Cristo ed il Suo popolo sono così uniti che ciò che è fatto ai membri di Cristo è fatto a Lui. Lui e loro sono uno: “membra del Suo corpo, della Sua carne, e delle Sue ossa” (Efesini 5:30). Lui e loro sono un solo spirito (I Corinzi 6:17). Quando essi sono perseguitati, Lui è perseguitato. “In tutte le loro afflizioni Egli è stato afflitto,” (Isaia 63:9), cioè “tutti i membri soffrono con” qualsiasi membro sofferente (I Corinzi 12:26). Quando essi soffrono, anche il Capo soffre. Questa verità pervade così profondamente ed ampiamente l’Antico Testamento che non può essere, come dice Scofield, qualcosa di cui non si è mai sentito parlare allora e che è stato rivelato esclusivamente attraverso l’Apostolo Paolo. Quindi, il corpo di Cristo è rivelato nell’Antico Testamento. Questa contenzione procederemo ora a provarla in modo convincente e conclusivo.

Il Corpo di Cristo Presente nell’Antico Testamento

“Lo scettro non si dipartirà da Giuda, nè un legislatore dai suoi piedi, fino a che venga Shiloh, ed a Lui verrà la radunanza del popolo” (Genesi 49:10). Questa è la forma veterotestamentaria della profezia neotestamentaria dove il Messia avrebbe “riunito in uno i figli di Dio dispersi per il mondo” (Giovanni 11:52). La stessa verità è sviluppata maggiormente in Efesini 1:10: “Così che nella dispensazione della pienezza dei tempi potesse radunare insieme in uno tutte le cose in Cristo, sia quelle che sono in cielo, che quelle che sono sulla terra, in Lui.” Cosa qui è in vista non è qualcosa che deve ancora accadere nel futuro, ma che è stato realizzato fin da quando Dio ha posto Cristo “alla Sua destra” ed “ha posto sotto i Suoi piedi, e Lo ha dato come capo sopra tutti alla chiesa” (1:20, 22). Egli ha assunto questa autorità molto al di sopra di ogni principato (1:21), ed è così sopra tutte le cose. Esse sono ora al di sotto di Lui (Matteo 28:18), in modo che Lui è il capo della chiesa. In questa dispensazione della pienezza dei tempi la profezia di Shiloh ha il suo adempimento.

“E Mosè disse [a Faraone], Così dice il Signore: ‘verso mezzanotte Io andrò fuori nel mezzo dell’Egitto, e tutti i primogeniti nella terra d’Egitto moriranno … e tutti questi tuoi servi verranno a Me, dicendo, ‘Esci fuori, e che tutto il popolo Ti segua, e dopo questo Io uscirò’” (Esodo 11:4-5, 8). Al verso 4 il primo pronome personale è enfatico, cioè il Signore qui agirà senza alcuna strumentalità, ma interamente da Se Stesso. Così che gli antecedenti a questi pronomi è il Signore soltanto, che disse: “Io uscirò,” esprimendo così la Sua identità col Suo popolo nell’Esodo, il Capo intimamente unito al Suo corpo. “La terra non sarà venduta, per sempre, perché la terra è Mia, perché voi siete pellegrini e stranieri con Me” (Levitico 25:23). L’espressione neotestamentaria di questo l’abbiamo in “Essi non sono del mondo come Io non sono del mondo” (Giovanni 17:16). Di nuovo, Dio si identifica graziosamente col Suo popolo. Davide vide questa unione spirituale come una base affinchè fosse data una risposta alla sua preghiera: “Odi la mia preghiera, O Signore, e presta orecchio al mio grido, non trattenere la Tua pace alle mie lacrime, perché io sono uno straniero con Te, un soggiornante come tutti i miei padri lo sono stati” (Salmo 39:12).1

“Tutte le mie ossa diranno: ‘Signore, chi è come Te, che liberi il povero da colui che è troppo forte per lui, sì, il povero e il bisognoso da colui che lo oppressa’” (Salmo 35:10). Un passaggio parallelo lo abbiamo in Isaia 26:19: “I tuoi morti vivranno. Il mio corpo morto, essi risorgeranno! Risvegliatevi e cantate voi che dimorate nella polvere!” Quanto è del tutto insostenibile la contenzione che il corpo di Cristo è una realtà spirituale sconosciuta all’Antico Testamento. In questo Salmo messianico è Cristo a parlare, come innegabilmente mostrano i versi 7, 11-16, e 19. Egli parla in quanto Capo della Chiesa, il Suo corpo, e fa riferimento alle Sue membra. “Perché noi siamo membra del Suo corpo, della Sua carne, e delle Sue ossa” (Efesini 5:30).

Il Salmo 40 è un altro luogo dove Cristo parla di Se Stesso e del Suo corpo. Che questo sia un Salmo messianico è chiaro da un confronto dei versi 6-7 con Ebrei 10. Il verso 1 presenta una anteprima di Cristo al Getsemani; al verso 2 Egli è liberato dalle sofferenze del Getsemani e dalla maledizione della croce attraverso la risurrezione; il verso 3 riporta la Sua lode per quella liberazione: “Egli ha posto una nuova canzone nella Mia bocca, una lode al nostro Dio.” In vittoria sulla morte il Redentore è conscio dell’unione spirituale tra Lui e i redenti. Egli si diletta in essa costantemente. Questo è il patto. “Molte, o Signore, Mio Dio, sono le Tue meravigliose opere, che Tu hai fatto, e i Tuoi pensieri che sono verso di noi” (v. 5). Cristo nell’Antico Testamento insiste che il Capo e i membri del Suo corpo sono uno agli occhi di Dio.

Secondo il Dispensazionalismo, la Chiesa in unione con Cristo, e specialmente concepita come il corpo di Cristo, non è rivelata nell’Antico Testamento. Quanto estranea alla Scrittura e all’intera gamma dell’Antico Testamento è questa misera veduta! Ma che il corpo di Cristo sia rivelato nell’Antico Testamento può essere dimostrato in maniera molto maggiore, ed è questo che ci approcciamo a fare nel prossimo paragrafo.

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1N.d.T. In realtà le esegesi delle parti in caratteri italici dai passaggi da Levitico 25:23 e Salmo 39:12 citati dall’autore credo risentano della traduzione inglese KJV che traduce con “with Thee,” letteralmente “con te,” ciò che credo andrebbe tradotto più appropriatamente, secondo il senso che i traduttori della KJV stessi avevano in mente, “presso Te”. Le traduzioni italiane, compreso Diodati, hanno infatti questa traduzione. I passaggi quindi non sarebbero a supporto di quanto sta argomentando l’autore, anche se gli altri, prima e dopo di essi nello studio, lo sono in modo molto chiaro.

Per altre risorse in italiano, clicca qui.

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