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La Necessità della Punizione del Peccato

Sermone dal Catechismo di Heidelberg, Giorno del Signore 4. Predicato dal rev. Angus Stewart, nella Covenant Protestant Reformed Church di Ballymena, il Giorno del Signore 20 Maggio 2007.

LETTURA:

Apocalisse, l’intero capitolo 14.

SERMONE:

I Giorni del Signore precedenti, amati nel Signore, hanno trattato del peccato e della miseria. Da essi abbiamo imparato da dove proviene il peccato, e quanto esso sia malvagio. Abbiamo anche considerato in che modo noi conosciamo il nostro peccato e la nostra miseria, ovvero, attraverso lo standard dei Dieci Comandamenti di Dio, per come riassunti nel comandamento di amare Dio con tutto noi stessi, e il nostro prossimo come noi stessi, ed in base al quale noi concludiamo che non abbiamo speranza, perché non adempiamo perfettamente questi comandamenti. Lo Spirito Santo opera nei cuori degli eletti questa conoscenza, in modo che noi ci ravvediamo dei nostri peccati, e crediamo in Gesù Cristo.

Il Giorno del Signore 4 ci ricorda che, insieme all’origine, all’estensione, e alla conoscenza del peccato, è necessario che consideriamo anche la punizione del peccato. Poiché trattano del peccato, i Giorni del Signore 2 e 3 potrebbero essere considerati spiacevoli, specialmente da parte dei non credenti, a cui non piace udire la verità della totale depravazione, e questo è il motivo per cui in tante false chiese, che sono ripiene di non credenti, è detto poco e niente a riguardo di questa verità. Ma anche la nostra stessa carne, che è orgogliosa, si vuole ritirare e non vuole ascoltare la verità riguardante la nostra malvagità. La verità trattata nel Giorno del Signore 4 è ancora più spiacevole e terribile, se ciò fosse possibile.

La Domanda e Risposta 10 dicono:

D. 10 Lascerà Dio che tale disobbedienza e caduta vada impunita? R. No affatto; anzi Egli è indignato terribilmente, sia per i nostri peccati innati che per quelli attuali, e li punirà con giusto giudizio nel tempo e nell’eternità, come Egli ha pronunziato: Maledetto chiunque non persevera in tutto ciò che sta scritto nel Libro della Legge, per compierlo.

La Risposta 11 dice che “la Sua giustizia esige che il peccato, che è commesso contro l’altissima Maestà di Dio, sia punito, e di una punizione suprema, cioè di una pena eterna, in corpo ed anima.” La verità della punizione del peccato, può essere riassunta in una sola parola: “inferno.” Eterno, cosciente dolore, e sofferenza sotto l’ira di Dio Onnipotente! Questa verità è particolarmente anatema al cosiddetto “uomo moderno,” che non è differente dall’”uomo antico,” in quanto è un peccatore totalmente depravato. Ma l’”uomo moderno” usa l’avanguardia tecnologica dei secoli recenti per attaccare le Scritture e la conoscenza del vero Dio in un modo più sofisticato di quanto abbia mai fatto prima, e proprio nel fare questo egli rivela quanto disperatamente depravato egli sia e quanto meriti il giusto giudizio di Dio, Che sarà mostrato essere giusto nel punirlo.

Il Cristiano deve stare molto attento nell’approcciare questo soggetto, perché lo spirito dell’epoca moderna, rappresentato dal mondo e nella falsa chiesa, può influenzare anche noi, e cerca di conformarci ad esso (Romani 12). I mass media e la legislazione statale non hanno mai avuto così tanta influenza quanto nei giorni nostri. Lo Stato ha un potere sulla via degli individui maggiore di quanto ne abbia mai avuto prima, ed è costantemente in aumento il suo potere su di noi. I mass media possono raggiungerci in mille modi. Sia lo Stato che i mass media promuovono e mettono in atto la cosiddetta “political correctness” che è lo spirito di questa epoca, e che è contrario allo Spirito di Gesù Cristo. E la visione del mondo dell’elite liberale, con la quale nutrono le masse, è radicalmente intollerante della dottrina Cristiana, e in particolare forse proprio della dottrina della punizione eterna. E così il Cristiano e la Chiesa Cristiana sono tentati di ammorbidire la verità o di ignorarla del tutto, sono tentati ad essere imbarazzati dalla dottrina della punizione eterna, a pensare che è antiquata e che nessuno ha più bisogno di essa, e che non fa altro che allontanare le persone, e vari altri concetti stolti che passano per “sapienza” per coloro che hanno la mente carnale. Ma il test per questa come per qualsiasi altra dottrina, non è: “E’ popolare?” o “E’ piacevole?” ma il test è e può solo essere questo: “E’ biblico? È vero?” questa è la domanda chiave da farsi, e questa è l’unica base sulla quale si deve sostenere e predicare qualsiasi cosa, e non i nostri sentimenti, i nostri ragionamenti carnali, e certamente non l’attitudine incredula di quelli della nostra famiglia che non sono credenti, o di coloro che lavorano con noi o sono compagni di scuola, e cercano di fare pressione su noi. Cosa dice la Scrittura? Alla legge e alla testimonianza! E chiunque sia, in chiesa o stato, che parla contrariamente a questa legge, fa così perché in essi non c’è luce (Isaia 8).

Ora, lo so, vi sono molte obiezioni alla verità della punizione eterna, e il Giorno del Signore 4 ne menziona due, ed esse sono obiezioni che sono basate su vedute errate di Dio e dei Suoi attributi. Prima di tutto la giustizia di Dio. Vi è un fraintendimento popolare a riguardo della giustizia di Dio, e ciò è rappresentato nella Domanda 9, che in sostanza dice: ma è giusto per Dio punire l’uomo, che è totalmente depravato e non per sua responsabilità, e quindi non può che agire altrimenti? E la risposta è che Dio è di certo giusto, perché in origine l’uomo era in grado di osservare la legge di Dio, e poi per istigazione del Diavolo egli la infranse in modo deliberato e così rese se stesso e l’intera sua posterità incapace di ubbidienza. Poi vi è l’argomento basato su una veduta sentimentale della misericordia di Dio: ma non è Dio misericordioso? Magari Egli alla fine ci lascerà andare comunque! E la risposta è: certo Dio è misericordioso, ma la misericordia di Dio è anche giusta! E il peccato richiede una punizione eterna, ed estrema, in corpo ed anima, perché è un’offesa commessa contro un Dio infinito ed eterno, offende un Dio infinito ed eterno, Che affermerà Se Stesso contro colui che lo ha offeso!

Ma forse è necessario richiamare alla mente che nella Scrittura la verità del giudizio di Dio contro il peccato e il peccatore è prominente! Tre dei Profeti maggiori, Isaia, Geremia, ed Ezechiele, ognuno dei quali contiene molti capitoli (166 includendo tutti e tre!) hanno molto, molto da dire a riguardo, e leggendoli si rimarrà di certo colpiti da questo! E questo è vero dell’intera Bibbia, chiunque la legga riconoscerà che in essa si parla molto di giudizio! Nei Profeti minori (12) anche è così, e ciò è così perché i profeti di solito erano suscitati da Dio principalmente per denunciare qualche peccato e per avvertire di qualche distruzione che doveva giungere a suo motivo. Tutti i libri, in generale, che parlano di soggetti escatologici riportano in modo molto prominente il tema del giudizio, perché per gli empi le “ultime cose” sono la punizione eterna, come abbiamo visto nel capitolo 14 di Apocalisse. Ma in verità l’intera Bibbia pronuncia una sola parola per l’uomo malvagio che è impenitente: giudizio! Non vi è per lui alcuna “grazia comune” ma vi è solo giudizio. E noi cantiamo di questo nella nostra lode, nei Salmi, che sono ripieni di questo, e questa, incidentalmente, è parte del motivo per cui le chiese moderne non gradiscono il Salterio, e dicono cose come: “ah di certo non potete mettervi a cantare cose come Salmo 137, sarebbero inappropriate per l’adorazione pubblica, perché sono ripiene di imprecazioni che invocano il giudizio di Dio sugli empi.” Ed è cosa nota, inoltre, che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è la figura nella Scrittura che ha parlato più frequentemente dell’inferno. Esso è parte dell’intero consiglio di Dio che deve essere predicato, e che deve essere creduto dal popolo di Dio. E questa parte è assolutamente vitale alla struttura dell’intero Vangelo. Se prendiamo la lettera ai Romani come modello, i suoi primi tre capitoli trattano quello che potremmo chiamare “il nostro peccato e la nostra miseria,” poi abbiamo redenzione, giustificazione, e santificazione, a partire dal capitolo 3 e a seguire. Ed è molto importante che noi conosciamo i nostri peccati e la nostra miseria, per poter conoscere la redenzione, la liberazione in Gesù Cristo, e per poter conoscere in che modo essere grati per aver ricevuto una così grande salvezza!

Consideriamo allora,

 

La Necessità della Punizione del Peccato

Gli Argomenti

e

Le Immagini

Prima che inizi a sviluppare due semplici argomenti dal capitolo 14 di Apocalisse, che dimostrano la necessità della punizione del peccato, devo fare tre brevi osservazioni introduttive.

Prima di tutto, Apocalisse 14 deve essere preso insieme ad Apocalisse 13 (potete dargli uno sguardo se volete), che tratta del regno anticristiano, politico e religioso, considerato dal punto di vista del suo successo esteriore. Vediamo la bestia ferita, e la sua ferita è guarita, ed il mondo intero si meraviglia per la bestia, e dice: “chi è pari alla bestia?” e la bestia bestemmia il vero Dio e perseguita la chiesa. Poi giunge il falso profeta, descritto come un agnello con due corni che parla come un dragone, e che mediante l’uso della propaganda fa sì che il mondo intero adori la prima bestia, e compie miracoli, e così tutti, grandi e piccoli, e ricchi e poveri, si inchinano e adorano la bestia e ricevono il suo marchio. Questo in breve è quanto tratta Apocalisse 13, del regno anticristiano dal punto di vista del suo successo esteriore. Invece Apocalisse 14 tratta del regno anticristiano da un punto di vista etico, dell’attitudine di Dio Onnipotente per dare conforto alla chiesa. Questo è il soggetto dei primi versi d’apertura, 1-5. E nel mezzo di tutta questa persecuzione vi è una montagna, il monte Sion, e vi è un Agnello, e vi sono 144.000 che seguono l’Agnello, e questi è Cristo e la Sua congregazione, pura, senza macchia, redenta, con Cristo dinanzi al trono di Dio. E poi vediamo cosa è che pensa Dio della bestia e del suo regno, e leggiamo di giudizio e distruzione. Dunque questi due capitoli vanno assieme, e sono due prospettive differenti sul regno della bestia.

In secondo luogo, dobbiamo notare che questo capitolo, come l’intero libro, giunge in forma di visione. Verso 1: “io guardai,” Giovanni vide un Agnello su un monte insieme a 144.000. Ora, Cristo non è letteralmente un agnello con quattro gambe. Al verso 6 troviamo: “Io vidi,” e così per tutto il capitolo. Non troviamo una successione di avvenimenti, ma una visione, immagini, che ritraggono verità spirituali. Anche al capitolo 13 vediamo una bestia composta di vari animali, che viene fuori dal mare, e noi sappiamo che non esiste una bestia tale. E’ una visione.

In terzo luogo, Apocalisse 13-14, nel descrivere il regno anticristiano in forma visuale, si riferiscono all’intera dispensazione neotestamentaria, cioè dalla prima alla seconda venuta di Cristo. Al verso 5 è detto che alla bestia fu dato potere di continuare per 42 mesi, che è eguale a 1260 giorni, o a un tempo dei tempi e la metà di un tempo. Ed altrove abbiamo dimostrato che questo periodo ricopre l’intera dispensazione del Nuovo Testamento, da Pentecoste alla Parousia, o Seconda Venuta di Cristo. E durante questo periodo il regno anticristiano cresce, aumenta, e diventa sempre più dominante, fino a poco prima della venuta di Cristo.

Ed ora siamo pronti per poter dare uno sguardo ai due argomenti principali di questo capitolo. Prima di tutto, la punizione del peccato è necessaria perché Dio afferma sempre le Sue pretese e i Suoi comandamenti. Ascoltiamo il messaggio dell’angelo nei versi 6-7, il vangelo eterno che egli proclama: “Temete Dio, e dategli gloria [7] perché l’ora del Suo giudizio è giunta, ed adorate colui che ha fatto il cielo e la terra, ed il mare e le fonti d’acqua.” A questo punto dobbiamo ricordarci della situazione in cui questo messaggio viene proclamato: il regno anticristiano è stabilito in tutto il mondo, la bestia e la sua immagine sono adorate, comprare e vendere sono attività possibili solo a quelli che hanno il marchio della bestia, e, non sorprendentemente in tale situazione, vi è un’enorme apostasia in tutto il mondo. Ed i poveri santi credenti, coloro che non hanno apostatato, sono con le spalle al muro, e si domandano: “che ne è del nome e della gloria di Dio?” “forse che Dio ha tralasciato la Sua pretesa che tutti i popoli Lo riconoscano ed adorino in modo esclusivo?” “perché la bestia ha successo?” E la risposta proviene dall’angelo nella sua proclamazione dell’evangelo eterno al mondo intero: “temete Dio! Date gloria a Lui! Adorate l’Onnipotente Creatore, perché l’ora del giudizio è giunta!” Questo messaggio dell’angelo è chiamato, al verso 6, “l’evangelo!” Ordinariamente, la parola “evangelo” o “buona notizia” fa riferimento alla salvezza che è in Gesù Cristo, a ciò che Lui ha fatto per noi, ma qui non è questa l’idea, e non è di questo infatti che l’angelo parla (v. 7). “Evangelo” significa “buona notizia” in senso generale, a riguardo di qualsiasi cosa, e qui è la buona notizia data ai santi oppressi, perché nel mezzo di questo regno di perversione Dio è ancora Dio, Creatore e Sovrano, Lui è il Signore che deve essere temuto e glorificato. Inoltre, la buona notizia è anche che l’ora del Suo giudizio è giunta, quell’ora per cui i santi sempre pregano con le parole: “vieni Signor Gesù!” Questa è la buona notizia in questo contesto.

Inoltre, il vangelo è qui chiamato “eterno.” Il vangelo, considerato per quanto riguarda la sua chiamata a ravvedersi e credere, non è eterno, perché nei nuovi cieli e nuova terra non vi sarà alcuna predicazione che chiama gli uomini a ravvedersi e credere, nonostante ciò sia importante ora che vi sono degli empi. Ma qui la buona notizia è che Dio è Creatore e Signore e che Lui sarà adorato e servito da noi per sempre. Dio in effetti attraverso quest’angelo dice: “Io sono il Fattore del cielo e della terra, e di tutto ciò che è in essi, e Io devo essere temuto e glorificato da ognuno!” Il verso 6 dice che ogni nazione, ogni tribù, ogni lingua. Dio reclama e pretende da tutti questi che Lo temano e glorifichino, e lo fa perfino durante il regno dell’Anticristo, durante il quale, ad eccezione di una sparuta minoranza, tutti stanno adorando la bestia. Non importa quanti hanno preso il marchio e stanno adorando la bestia, e si stanno inchinando dinanzi alla sua immagine, Dio dice: “Io sono Dio, Io soltanto devo essere adorato, ed affermo le mie pretese e i miei comandamenti,” e quindi chiunque si ribella malvagiamente contro di Lui quando avanza questi reclami, deve essere punito da Lui. Dio non li lascerà andare, e se lo facesse sarebbe come rinnegare Se Stesso, Colui che esiste da Se Stesso, Che è giusto, e che è beato, il Creatore e Sostenitore di tutto e tutti. Tutti coloro che sono increduli ed impenitenti dovranno fronteggiare questa realtà, cioè che Dio non può rinnegare Se Stesso, e che Egli dovrà affermare la Sua gloria e che non vi è alcuna via di evitare questo, tranne quella che Dio ha indicato: Gesù Cristo. Cristo è Colui che temette e glorificò Dio, per noi, come il nostro sostituto. E’ solo così che Dio può essere giusto e retto, ed anche misericordioso, e così perdonare i nostri peccati, attraverso Cristo, che prese il nostro posto. Questo, quindi è il primo argomento.

Il secondo argomento è la punizione del peccato è necessaria perché la severa giustizia di Dio arde e brucia contro il peccato. Il verso 9, in modo molto chiaro, ci dice cosa il peccato e l’incredulità siano: adorare la bestia. “Se qualcuno adora la bestia e la sua immagine, e riceve il suo marchio sulla fronte o sulla mano, egli berrà dell’ira di Dio.” Gli empi peccheranno in tal modo, quando la fine starà per giungere. Ma adorare la bestia è ciò che il peccato è in essenza anche durante l’intera epoca del Nuovo Testamento. Apocalisse 13 dice che il numero della bestia, ovvero 666, è il numero dell’uomo, perché è questo quello che gli empi fanno, seguono l’uomo e ciò che l’uomo dice. L’uomo caduto, l’uomo empio, è la loro autorità finale e questo è ciò che significa adorare la bestia. Filippesi 3:19 parla di questo, a riguardo dei falsi insegnanti, che il loro dio è il loro ventre. Se uno non riceve il marchio della bestia non può comprare o vendere. E questo è quello che accade per la maggior parte degli uomini, se essi si trovano dinanzi alla scelta di avere un lavoro e una proprietà, o ricchezza, oppure essere fedeli a Gesù Cristo, il loro ventre vincerà ogni volta, e questo è adorare la bestia e non il Creatore. Per dirla in modo ancora più esplicito: adorare la bestia è salvarsi la pelle (13:15), e tutti quelli che non adoreranno la bestia saranno uccisi, e questo è il motivo per cui il mondo rigetta il vangelo di Cristo. “Venite a me e rinnegate voi stessi,” dice Cristo, e se voi scegliete la vostra propria vita, e di salvare la vostra vita, voi perirete. Voi dovete perdere la vostra vita per motivo di Cristo, e del vangelo. Per definizione, questo è ciò che è un Cristiano, un discepolo. Tutti noi, che facciamo parte della chiesa, abbiamo perso la nostra vita a motivo di Cristo, e per definizione ogni incredulo cerca di tenersi stretto alla sua propria vita, a far sì che mantengano le loro proprie cose sotto controllo, e così loro nel cercare di salvare la propria vita, la perdono.

Secondo i versi 13-14 adorare la bestia include anche essere ammaliati da falsi miracoli e messe in mostra di potenza, come per esempio tutti i miracoli ingannevoli dei pentecostali, le stupidaggini e le superstizioni che essi credono, e potremmo aggiungere ad essi tutti i falsi miracoli della chiesa prostituta di Roma, alcuni dei quali sono così ridicoli, come ad esempio quello recente di un santo di recente canonizzato in Brasile che è stato in due posti allo stesso tempo. Avete mai sentito una tale totale pazzia? E che dire della blasfemia della messa? Che Cristo può essere corporalmente presente in cielo, e allo stesso tempo in migliaia di posti in tutto il mondo nell’ostia, e quindi perché mai non potrebbe un santo essere corporalmente presente in due luoghi allo stesso tempo? Ecco, cose come queste, i falsi miracoli, sono parte della superstizione che caratterizza gli empi, della loro adorazione della bestia. Queste cose ingannano coloro che non hanno lo Spirito Santo di Gesù Cristo.

Ed infine, adorare la bestia, è seguire l’empia propaganda del mondo. Questo è quello che fa l’altra bestia, parla come un dragone, egli inganna le persone e così fa sì che adorino la prima bestia. Questo è il motivo per cui possiamo dire che in essenza qui ed oggi le persone stanno già adorando la bestia, e si stanno già inchinando dinanzi ad essa. Apocalisse 13 dice che sono soltanto gli eletti che non adorano la bestia, ed essi non adorano la bestia perché sono eletti, ed il frutto della loro eterna elezione di Dio, è la fede, e la chiamata efficace, e la perseveranza. Il verso 8 dice che tutti quelli che dimorano sulla terra lo adoreranno, e io posso aggiungere che in principio lo adorano già. Tutti quelli i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dell’Agnello che è stato ucciso dalla fondazione del mondo, essi sono e saranno ingannati. Ma Dio non vede il peccato come noi, un qualcosa di insignificante e piccolo, Egli arde contro di esso, perché vede che in essenza è la scelta di adorare l’uomo e inchinarsi dinanzi ad esso, e non dinanzi a Lui Che è il Creatore. E noi siamo chiamati a giustificare Lui, e non noi stessi o la razza umana, siamo chiamati a credere e dire che Egli è giusto nel fare questo, e dobbiamo riconoscere che Egli non può che fare questo.

La seconda cosa detta a riguardo del peccato e dell’incredulità al verso 9 è che basilarmente è ricevere il marchio della bestia sulla propria fronte o mano. Ora, ciò alla fine potrebbe anche significare che si adempirà in modo letterale, non lo so, ma in essenza il marchio della bestia è ogni forma di identificazione con la bestia. Proprio ora, coloro le cui parole, e il cui proprio stile di vita mostra che non appartengono a Gesù Cristo come loro fedele Salvatore, potrebbero anche farsi stampare “666” sulle loro fronti o mani, perché dal punto di vista spirituale essi sono già cittadini di questa malvagia epoca presente, proprio come, in antitesi a loro, vi sono coloro che hanno un’invisibile marchio sulla loro fronte, che li segna come coloro che appartengono all’Agnello. E Dio, ogni giorno, vede questa antitesi, vede coloro che già ora in principio adorano la bestia, ricevono il suo marchio, che si identificano con il regno che è contrario al Suo regno, che mangiano il Suo popolo come pane, come dice il Salmista, Dio li vede con ira, e indignazione, come dice il verso 10. “Dio permetterà forse che questa disubbidienza e ribellione vadano senza punizione? No affatto!” Il Cristiano, in qualche modo indignato, dirà: no! Egli non può farlo, perché Dio è terribilmente dispiaciuto, ed è adirato per i peccati di tutti, sia quello originale che quelli attuali, e li punirà, in modo giusto, nel mondo presente e in quello futuro. E’ scritto che vi è maledizione su chiunque infranga la legge di Dio (Galati 3:10)! E così il Cristiano giustifica Dio, e dichiara che Lui è giusto, come fece Davide, nel Salmo 51, dove egli dice che il suo peccato, il fatto che da sé non aveva alcuna giustizia, metteva in evidenza il fatto che Dio è giusto e retto quando giudica.

E questo capitolo, Apocalisse 14, procede col provvedere tre immagini principali della punizione del peccato che Dio giustamente infligge agli empi impenitenti. La prima immagine è quella del bere della coppa dell’ira di Dio. Il verso 10 dice che quelli che adorano la bestia, e ricevono il suo marchio, “berranno del vino dell’ira di Dio che è versata senza mistura nella coppa della sua indignazione.” L’ira di Dio, infinita, terribile, eterna, l’indignazione, la feroce rabbia dell’Onnipotente, giunge in una forma tale che è pura, senza diluzione, “senza mistura” e va nelle persone, si svuota in esse come se fosse, come un fuoco che brucia dentro di loro e come se divenisse parte di loro. Questa è la coppa che viene riversata completamente, e che Dio dà a bere a coloro che adorano la bestia e che Lo disprezzano.

La seconda immagine è quella di essere tormentati nel fuoco e nello zolfo. Ancora il verso 10: “sarà tormentato con fuoco e zolfo, nella presenza dei santi angeli e dell’agnello, ed il fuoco del loro tormento ascende in sempiterno, e non hanno riposo, né giorno né notte, coloro che adorano la bestia e la sua immagine, e chiunque riceve il marchio del suo nome.” L’idea principale qui è quella del bruciare. I materiali, fuoco e zolfo, producono fumo, e ciò che brucia su questo fuoco e questo zolfo è il peccatore, che è stato risuscitato in un corpo che è adattato ad essere distrutto eternamente, senza mai essere consumato, e destinato a soffrire le pene di coloro che sono perduti. E qui questa punizione è chiamata in modo enfatico “tormento,” verso 10. “Il fumo del loro tormento,” verso 11. Mettendo insieme queste due immagini finora considerate, vediamo che la coppa dell’ira di Dio viene riversata in loro e li brucia internamente, e che esternamente essi bruciano con fuoco e zolfo. E questo fuoco è detto essere, in modo enfatico, “eterno,” perché “il fumo del loro tormento ascende in sempiterno,” e, in secondo luogo, essi “non hanno riposo, giorno e notte, in sempiterno.” Queste parole negano in modo chiaro la dottrina dell’annichilazione, e l’idea che dopo qualche periodo di tempo si può uscire da questa punizione e da questo tormento. Qui vediamo descritta un’agonia e un tormento cosciente, ed eterno. E questa è la dottrina storica, e biblica, la dottrina Cristiana e Riformata della punizione eterna, ed è chiarissima, a discapito di ogni evasione e negazione di essa da parte dei Protestanti liberali e dei cosiddetti “evangelicali.” E qualcuno potrebbe obiettare: “ma Dio permetterà veramente che ciò accada? Che dire di Cristo, se Egli ama tutti?” Ma il verso dice che gli empi saranno tormentati alla presenza stessa degli angeli e dell’Agnello! La “presenza” sta ad indicare la loro approvazione, il fatto che loro sono d’accordo e credono che questo giudizio è giusto. E nel capitolo 15, al verso 3, anche i santi approvano, e cantano a riguardo d’esso, cantando la canzone di Mosè e dell’Agnello che riguarda questi stessi giudizi: “grandi e meravigliose sono le tue opere, Signore Dio onnipotente, giuste e vere sono le tue vie, chi non ti temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo nome? Perché tu solo sei santo, perché tutte le nazioni verranno ed adoreranno dinanzi a te, perché i tuoi giudizi son resi manifesti.” E’ solo questa conoscenza, che Dio giudicherà e punirà gli empi, che mette in grado i santi di continuare, come il verso 12 dice. E tale pazienza è contrastata con l’empia reazione di alcuni sotto la persecuzione di cercare di combattere con la spada (13:10), e se qualcuno cercherà di portare in cattività coloro che perseguitano, saranno essi stessi portati in cattività, e se qualcuno ucciderà con la spada, sarà ucciso con la spada. Ma qui sta la fede e la perseveranza dei santi, che siccome essi sanno che soltanto Dio è il Vendicatore, che Lui punirà di certo, essi semplicemente non fanno altro che soffrire, senza reagire e cercare di sovvertire coloro che sono al potere e stanno agendo ingiustamente. Il santo si affida nelle mani del suo giusto Creatore, e dice: “Sia fatta la Tua volontà!” e se è necessario muore perfino per la causa di Dio, senza reagire, senza ribellarsi, perché sa che la vendetta appartiene a Dio, ed è in Lui che confida con pazienza.

E la terza ed ultima immagine della punizione eterna, qui, è quella di essere schiacciato, pressato, e di sanguinare. Questi sono i versi 18-20: “E un altro angelo, che aveva potestà sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce tagliente, dicendo: ‘Metti in azione la tua falce tagliente e vendemmia i grappoli della vigna della terra, poiché le sue uve sono mature’. Allora l’angelo lanciò la sua falce sulla terra e vendemmiò la vigna della terra e gettò

 l’uva nel gran tino dell’ira di Dio. Il tino fu pigiato fuori della città e dal tino uscì tanto sangue, che giungeva sino alle briglie dei cavalli, per una distanza di milleseicento stadi.” Un angelo di giustizia viene inviato e raduna insieme gli empi impenitenti, e li getta come uva nel gran tino dell’ira di Dio Onnipotente, dove vengono schiacciati e calpestati sotto i piedi, come se fosse, dell’Onnipotente. Isaia 63 presenta Cristo come Colui che pressa quest’uva nel tino, in modo tale che il sangue spruzza sulle sue vesti, lo stesso sangue che qui viene descritto essere in grandissime quantità: il suo livello è detto raggiungere fino alle briglie dei cavalli! La distanza che raggiunge è detta essere di milleseicento stadi, che è 4 alla potenza per 10 alla potenza. Ora quattro è il numero del mondo nella sua totalità, e dieci è il numero della completezza, e quindi il significato è questo: l’intero mondo degli empi, di coloro che ricevono il marchio della bestia ed adorano la sua immagine, vengono schiacciati e sanguinano nel tino dell’ira di Dio Onnipotente. E tutto questo, verso 20, ha luogo al di fuori della città, della nuova Gerusalemme, nelle tenebre di fuori.

E forse l’unica evasione che può sorgere in noi è che questo non può essere letterale. Beh, ovvio che non è letterale! Non vi è una coppa d’ira letterale che Dio riversa negli empi, proprio come non vi fu una coppa letterale che Cristo bevve quando sulla croce, anche se Egli così descrisse la Sua sofferenza. Non vi è un sangue letterale che raggiunge le briglie dei cavalli, e che si estende per 1600 stadi. Queste tre immagini, ovvero bere la coppa dell’ira di Dio, essere bruciati con fuoco e zolfo, ed il diluvio di sangue, non possono essere messe insieme in un modo coerente. Non si può bere una coppa in un lago di fuoco dove vi è del sangue! Il punto di queste immagini è che la realtà della punizione eterna è molto peggiore di queste cose, molto peggiore di tutte esse insieme più le altre menzionate nel resto della Bibbia. E’ così tremenda che le parole non possono descriverla! Il fatto che non sia letterale quindi non è che rende questa punizione migliore, ma peggiore! Proprio come la realtà del paradiso non è letteralmente come è descritta nella Bibbia, come ad esempio con porte di perla con nomi scritti sopra d’esse, ma è una figura della gloria che le parole non riescono a descrivere. Così è per la punizione dell’inferno, in modo che le cose che Dio ha fatto in questo mondo che sono terribili, non possono essere paragonate adeguatamente ad essa.

La chiamata per noi, quindi, e specialmente per chi non è credente, non è quella di metterci a trovare un senso che annulli il significato di queste terribili descrizioni, torcendo la Scrittura, ma di tremare, di realizzare che vi sarà una necessaria e terribile punizione per gli empi, e di volgerci via dalle nostre vie malvagie, e di confidare in Gesù Cristo. E la chiamata per il figlio di Dio, è, sii grato! Questo è quello da cui sei salvato! Questo è il motivo per cui Dio dovette mandare il Suo proprio Figlio nel mondo, il motivo per cui Egli divenne uomo, perché non vi era altro modo, e Lui bevve la coppa! Lui fu schiacciato, sulla croce! Lui fu consumato nel fuoco dell’ira di Dio, mentre pendeva dal legno! Siamo dunque confortati! E siamo grati a Dio, perché giuste e sante sono le Sue vie, e perché i nostri nomi sono scritti in quel libro, perchè i nostri nomi sono nel libro dell’Agnello ucciso prima della fondazione del mondo! Amen. Preghiamo.

Per altre risorse in italiano, clicca qui.

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