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Un Appello ad Usare i Credi

Ron Hanko

(Il seguente articolo è apparso nel British Reformed Journal n. 21, Gennaio-Marzo 1998)

Credo o Caos

Vi è un saggio scritto da un autore britannico molto conosciuto del 20° secolo intitolato “Credo o Caos.”1 Se da un lato non siamo d’accordo con molto del contenuto di questo saggio, il titolo descrive in modo molto adeguato l’urgenza di avere ed usare i credi storici della chiesa. Siamo convinti che la sola alternativa ai credi è il caos ecclesiastico. La storia ha dato prova di questo, specialmente nel secolo scorso e in questo secolo. Nel rifiutare di avere credi o nell’allontanarsi dai suoi credi, la chiesa si è esposta al caos procurato dai mari e dai venti dei cambiamenti dottrinali, dall’ignoranza spirituale, e dalla mondanità.

Alcuni hanno iniziato a rendersi conto di questo e stanno ritornando ai credi, e per questo siamo profondamente grati. Altri, tuttavia, continuano a negligere e disprezzare i credi, ed è a loro in maniera particolare che è indirizzato questo articolo nella speranza che riconsiderino e vedano la base Biblica per l’uso dei credi ed il bisogno che di essi vi è nella chiesa.

Prima di tutto desideriamo stabilire la base Biblica per l’uso dei credi. Poi vogliamo considerare alcune delle obiezioni che di solito sono sollevate contro i credi. Infine, avendo stabilito e difeso la loro necessità, desideriamo mettere in evidenza alcuni dei loro usi specifici nella chiesa, perché a meno che essi non siano conosciuti ed usati, non ha alcun valore averli.

Confessare la Nostra Fede

Per realizzare che usare i credi è Biblico, dobbiamo ricordare che “credo” è una parola Latina che significa “Io credo.” Ciò ci dice cosa sono i credi. Essi sono un’espressione della fede che vive nei cuori del popolo di Dio. Nei credi, i credenti, di solito corporativamente, dicono al mondo cosa essi credono che la Parola di Dio insegni. I credi, quindi, non esistono a parte dalla Scrittura e contrariamente ad essa, ma sono semplicemente una confessione di ciò che i credenti trovano nella Parola di Dio. E ciò che essi trovano nella Parola di Dio lo confessano.

Nell’avere dei credi, quindi, i credenti stanno soltanto facendo quanto la Parola di Dio stessa comanda loro di fare: confessare la loro fede. Per questa ragione i credi sono spesso chiamati “confessioni.” E quindi è qui, prima di tutto, cioè nel fatto che i credi sono confessioni, che troviamo una base Biblica per la loro adozione. Vi sono vari passaggi che comandano ai credenti di confessare la loro fede. In Matteo 10:32 Gesù li rende necessari quando dice: “Chiunque quindi mi confesserà, davanti agli uomini, io pure lo confesserò davanti al Padre mio che è nei cieli.” Romani 10:9-10 connette il nostro confessare Cristo con la salvezza: “Se tu confesserai con la tua bocca il Signore Gesù, e crederai nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. Perché con il cuore sii crede per la giustizia, e con la bocca è fatta confessione per la salvezza.”

Nel confessare la loro fede nei credi i credenti stanno soltanto facendo all’unisono quanto Natanaele fece quando egli disse: “Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re di Israele” (Giovanni 1:49), o quanto Pietro fece quando disse: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Matteo 16:16). Nel registrare la loro confessione stanno soltanto facendo quanto la Scrittura stessa fa nel registrare tali confessioni come queste.

Che ai credenti sia richiesto da parte della Scrittura di fare una confessione comune è pure chiaro. In Romani 15:6 l’Apostolo Paolo prega che i membri della chiesa a Roma potessero “con una mente ed una bocca glorificare Dio, e cioè il Padre del nostro Signore Gesù Cristo.” In I Corinzi 2:10 la Parola di Dio comanda ai credenti che essi tutti “parlino alla stessa maniera.” Non soltanto questo, ma nel contesto (v. 2) ad essi è comandato di fare questo “con tutti quelli che invocano il nome di Gesù Cristo nostro Signore.” Questo, fin dove siamo capaci di vedere, può essere fatto soltanto per mezzo di credi.2

Esattamente in questo modo coloro che hanno scritto i credi li hanno giustificati. Nella prefazione alla sua “Confessione,”3 per esempio, John Knox dice:

Poiché noi siamo certamente persuasi che chiunque nega Cristo Gesù o si vergogna di Lui, in presenza degli uomini, sarà negato davanti al Padre, e davanti ai Suoi santi angeli (p. 342).

E’ realmente impossibile stare senza credi. Ogni credente crede qualcosa riguardo a quanto la Parola di Dio insegna. E nella misura che quella fede gli è preziosa egli la confessa. Egli in realtà non può fare altrimenti, se ama Cristo e la Parola. Chiunque ed ogni chiesa ha un credo, che sia scritto o meno. Anche in quelle chiese che rigettano i credi vi è un credo che ha lì altrettanta forza ed autorità di quella che i credi scritti hanno nelle chiese dove essi sono usati.

Allo stesso modo, quelli che usano lo slogan “Nessun credo tranne Cristo,” molto presto si può scoprire che hanno un “credo” abbastanza esteso, non solo su Cristo. Si chieda loro, ad esempio, quale Cristo essi confessano, il Cristo dei liberali che è solo un esempio per i credenti e che non sparse il Suo sangue per i loro peccati, il Cristo dei Mormoni o degli Ebrei, o della chiesa Romana. Grazie a Dio, si scoprirà che i loro credi includono molto riguardo all’insegnamento Biblico su Cristo e la Sua opera.

Si scoprirà anche che il loro credo include molto di più che una confessione di Cristo. Anche se non hanno dei credi scritti e dicono “Nessun credo tranne Cristo,” essi non praticano quello che dicono. Si provi, ad esempio ad insegnare le dottrine Bibliche dell’elezione o dell’espiazione limitata in molte di queste chiese, ed elegantemente si riceverà questa risposta: “Qui noi non crediamo questo,” cioè “Non è parte del nostro credo.” O, si chieda di far battezzare un infante in molte di queste chiese, e vi sarà fatta mostrare la porta. “Noi non crediamo,” si udrà mentre si esce dalla porta, “nel battesimo degli infanti.”

L’Opera dello Spirito nella Chiesa

Il secondo modo per dimostrare la necessità e l’importanza dei credi è fare riferimento alla promessa di Gesù in Giovanni 16:13: “Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire.” Questa promessa del Signore è adempiuta anche quando lo Spirito di Dio dà al Suo popolo l’abilità di comprendere la Sua Parola.

I credi sono uno dei risultati dell’opera dello Spirito. Negare l’utilità dei credi ed il loro posto nella chiesa è negare che lo Spirito di verità ha operato nella chiesa del passato, o almeno negare che la Sua opera ha qualche rilevanza per la chiesa oggi. Nel fare così la chiesa di oggi si taglia fuori dalla chiesa del passato, negando l’unità fondamentale della chiesa in ogni epoca. Questa è una della grandi debolezze della chiesa odierna, e cioè che ella non ha legami con la chiesa del passato, non conosce la storia e le lezioni del passato, né le battaglie che la chiesa ha combattuto, né la fedeltà di Dio alla Sua chiesa attraverso tutte le epoche. Ella prova a stare in piedi completamente da sola contro le forze del male, invece di vedere se stessa come una parte di quel grande “esercito a bandiere spiegate” che è “bella come la luna, pura come il sole” (Cantico 6:10).

E non solo questo, ma tagliandosi fuori dalla chiesa del passato, la chiesa odierna in effetti dice che ogni generazione deve cominciare daccapo nel suo scrutare le Scritture e perseguire la verità. Quindi assegna a se stessa un compito impossibile, un compito che o si accantona come troppo grande così che vi è poca conoscenza della verità nella chiesa, o che le lascia poco tempo per altre cose.

Ciò è spiegato bene dall’autore Presbiteriano, G. I. Williamson:

La Bibbia contiene una grande quantità di informazione. Non è facile padroneggiarla tutta, infatti nessuno l’ha mai padroneggiata completamente. Sarebbe quindi da stolti cercare di farlo da soli, cominciando da zero. Noi ignoreremmo tutto lo studio della Parola di Dio che altre persone hanno fatto durante i secoli. Questo è esattamente il motivo per cui abbiamo i credi. Essi sono il prodotto di molti secoli di studio della Bibbia fatto da una grande compagnia di credenti. Essi sono una sorta di “mappa” spirituale dell’insegnamento della Bibbia, già preparata e testata da altri prima di noi. E, dopo tutto, non è esattamente questo che Gesù ha promesso? Quando Egli stava per terminare la sua opera sulla terra, fece questa promessa ai suoi discepoli: “Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità” (Giovanni 16:13).

E Cristo mantenne la sua promessa. Quando giunse il giorno di Pentecoste egli inviò lo Spirito perché dimorasse nel suo popolo. Lo Spirito Santo fu sparso non su individui isolati, ma sull’intero corpo dei credenti Cristiani insieme (Atti 2). E da quel momento fino ad oggi egli ha dato alla sua chiesa una comprensione delle Scritture. Non è una cosa straordinaria quindi che la chiesa si è espressa fin dai primi tempi attraverso dei credi.4

Egli aggiunge:

E proprio qui noi vediamo una delle cose più importanti riguardanti un credo che è fedele alla Bibbia, e cioè che rimane vero durante le epoche. Esso non ha bisogno di essere modificato più volte, in ogni generazione, perché tratta di cose che sono immutabili. Quindi, un credo accurato vincola insieme le generazioni. Esso ci ricorda che la chiesa di Gesù Cristo non è confinata ad un’epoca, proprio come non è confinata in un luogo. In altre parole, vi è un’unità in quello che i Cristiani hanno creduto durante tutte le epoche. Si provi a pensare: quando noi confessiamo la nostra fede insieme … noi ci uniamo a tutti quei credenti che sono stati prima di noi, Non dimostra questo che vi è realmente un solo Signore e una sola vera fede?5

L’Importanza della Dottrina

La terza linea di ragionamento in difesa dei credi fa riferimento a II Timoteo 3:16-17: “Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera.” E’ il riferimento alla dottrina che qui ci interessa.

Strettamente parlando, la Scrittura non è dottrina (cioè non una sistematica esposizione delle verità della Scrittura in relazione l’una all’altra). Ciò è implicato in II Timoteo 3:16 quando la Scrittura è detta essere utile per la dottrina. E dovremmo anche notare che la dottrina è la prima cosa per cui la Scrittura è utile. I credi sono dottrina. Essi prendono tutti i passaggi della Scrittura riguardanti un certo insegnamento e li pongono insieme in un’affermazione di quella dottrina e quindi mostrano anche come quella dottrina si relaziona alle altre. Essi sono, dottrinalmente, un “mettere in ordine le cose che tra noi sono credute con massima certezza” (Luca 1:1, vedi versione King James—FDL).

Ora dovrebbe essere evidente a chiunque che una buona parte dell’opposizione ai credi è radicata nel fatto che la dottrina è molto poco popolare al giorno d’oggi. Nonostante II Timoteo 3:16-17, non vi è più né insegnamento, né interesse alla dottrina, e così i credi, che sono affermazioni di dottrina, o sono disprezzati o messi da parte.

Se la Scrittura è utile per la dottrina, allora la chiesa fa bene nell’esporre la dottrina nei suoi credi. Se la dottrina è importante nella misura in cui la Parola indica, allora la chiesa dovrebbe avere tali affermazioni dottrinali.

Obiezioni ai Credi

Alcune delle obiezioni che sono portate contro i credi le abbiamo già trattate, ma ve ne sono anche altre più importanti. Alcuni dicono che i credi negano l’autorità unica della Scrittura, e che i credi, infatti, ci fanno allontanare dalla Scrittura e ci conducono a negligere la Scrittura nella chiesa. Altri dicono che i credi causano divisione nella chiesa di Cristo, e perfino che essi sono la causa primaria della divisione tra Cristiani. Ad entrambe queste obiezioni si può facilmente dare una risposta. Per quanto riguarda l’autorità della Scrittura, i credi, quando sono propriamente usati, non mettono da parte la sua autorità, né spingono i Cristiani ad allontanarsi dal essa. Piuttosto, essi fanno puntano alle Scritture e servono come una sorta di “mappa” dell’insegnamento della Parola. Questo soprattutto mediante i numerosi riferimenti alla Scrittura che si trovano in moltissimi credi. Non c’è dubbio che vi sono alcuni che danno troppa autorità ai credi, ma i credi stessi dicono che la Scrittura è la sola autorità e lo dimostrano facendo riferimento ad essa.

Da quel punto di vista essi compiono quello che compie la predicazione: essi obbligano i credenti ad esaminare le Scritture per vedere se le cose insegnate in essi sono vere (cf. Atti 17:11). Come una mappa essi mostrano anche dove iniziare nell’esaminare le Scritture. In realtà, nella nostra esperienza, è in quelle chiese che non hanno o usano i nostri credi dove c’è una incredibile ignoranza dell’insegnamento della Scrittura. Le persone fanno parte per anni di queste chiese e non sembrano imparare mai niente. Che i credi causino divisione nella chiesa è un’altra falsa pista. I credi non causano divisioni che esistono nella chiesa, ma svelano soltanto quelle che sono già lì. Infatti, nella misura in cui essi insegnano la verità della Scrittura (e noi abbiamo la promessa di Gesù in Giovanni 16:13 che essi lo fanno anche se non perfettamente), i credi invece di causare divisione promuovono l’unità! Naturalmente, è la verità che porta l’unità. Noi impariamo questo da Amos 3:3 “Possono due camminare insieme se non si sono accordati?” Impariamo questo anche da Efesini 4:15-16: “ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Dal quale tutto il corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore.” Le divisioni che esistono, quindi, non sono causate dai credi ma dal fallire nel conoscere e sottomettersi alla verità. E’ la menzogna che divide, non la verità.

L’Utilità dei Credi

Ciò ci conduce a parlare dell’utilità dei credi, dal momento che il primo ed uno dei più importanti scopi di un credo è quello che potrebbe essere chiamato la loro utilità costituzionale o unificante. I credi di una chiesa sono la sua “bandiera innalzata in favore della verità.” (Salmo 60:4), e servono come un punto di unione per tutti quelli che fanno la stessa confessione della verità. Dunque, i credi delle chiese Riformate sono a volta definiti “Tre Formule di Unità.”

Strettamente correlato, è l’uso apologetico dei credi. L’apologetica è la difesa della verità del vangelo (la “risposta” di cui si fa menzione in I Pietro 3:15 è la parola greca “apologia”). Tale uso apologetico dei credi ne consegue dal fatto che molti di essi furono scritti in difesa della verità della Parola di Dio. Essi sono la “risposta” che la chiesa ha dato a quelli che hanno negato la sua speranza. Essi non furono scritti in qualche torre d’avorio, ma sul campo di battaglia. E, gli errori a cui rispondono, sono ancora presenti al giorno d’oggi. Non vi è niente di nuovo sotto il sole. Così anche i passaggi della Scrittura a cui essi fanno riferimento ci aiutano a trovare una risposta Biblica quando dobbiamo prendere posizione in difesa della fede.

Quindi vi è quello che potremmo chiamare il loro uso giudiziale, cioè, essi sono utili nel risolvere ed evitare dispute. Essi sono utili nel risolvere dispute perché mostrano quanto insegna la Scrittura e mettono insieme l’insegnamento di tutta la Scrittura su un certo argomento. Essi sono utili per evitare dispute perché espongono le cose importanti, quindi tenendosi alla larga da “questioni stolte e insensate” che generano contese (II Timoteo 2:23).

Molto importante è l’uso catechetico dei credi. Con questo termine noi vogliamo dire che essi sono usati per insegnare la verità ai bambini e ai nuovi convertiti. Essi sono utili per questo perché insegnano le dottrine della Scrittura. Chiunque abbia insegnato sa che è quasi impossibile imparare qualcosa a meno che l’insegnamento non sia sistematico e attentamente disposto in relazione logica con le sue varie parti. E’ questo che fanno i credi, specialmente i catechismi che furono designati per insegnare a giovani ed anziani.

I credi possono anche essere usati pastoralmente. Essi non sono affermazioni fredde ed astratte, ma calde e pratiche esposizioni della verità e possono essere usati per dirigere l’attenzione di quelli che hanno bisogno di consiglio pastorale alla Parola di Dio. Un buon esempio è l’applicazione della dottrina della predestinazione nei Canoni di Dordt, I:13:

Il senso e la certezza di questa elezione fornisce ai figli di Dio un motivo in più per umiliarsi giornalmente davanti a Lui, per adorare la profondità delle Sue misericordie, per purificarsi, e per dare grate risposte di amore ardente per lui, che per primo ha manifestato un così grande amore verso di loro. La considerazione di questa dottrina dell’elezione è a tal punto lontana dall’incoraggiare la negligenza nell’osservare i comandamenti divini, o dal farli affondare nella sicurezza carnale, che essi, nel giusto giudizio di Dio, sono gli effetti ordinari di frettolosa presunzione, o del gingillarsi in un modo pigro e licenzioso con la grazia dell’elezione in quelli che rifiutano di camminare nelle vie degli eletti.6

Vari altri usi di minore importanza sono quello omiletico e quello liturgico. Alcune chiese, per assicurarsi che l’intero consiglio di Dio sia predicato nella chiesa (Atti 20:27), seguono nella predicazione di almeno un culto nel Giorno del Signore l’insegnamento di un particolare credo. In questo modo tutte le dottrine della fede sono esposte nella chiesa, ed il popolo di Dio sarà ben fondato nella verità. Questo è l’uso omiletico (ha a che fare col produrre sermoni). In altre chiese i credi, di solito quelli più brevi, come quello degli Apostoli o il Credo di Nicene, sono recitati come parte dell’adorazione della chiesa. In questo modo i credenti fanno mutua confessione della loro fede in ubbidienza al comandamento di Cristo in Matteo 10.

Noi crediamo che vi sono anche altri usi riguardanti i credi, ma quelli delineati fin qui sono i più importanti. Ciò che necessità di essere enfatizzato, tuttavia, è che i credi hanno valore SOLO se essi sono usati. Se sono semplicemente qualcosa che riguarda gli archivi della chiesa e sono lasciati a prendere polvere nelle chiese, non vi è alcun profitto nel possederli. Tuttavia, è necessario averli ed usarli, come abbiamo mostrato. L’alternativa è il caos ecclesiastico, il tipo di caos che sta distruggendo la chiesa oggi, rendendo la sua testimonianza inefficace e causando problemi alle vite dei suoi membri.

In Geremia 6:16 il Signore Stesso dice: “Fermatevi nelle vie e guardate e domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada, e camminate in essa; così troverete riposo per le anime vostre.” La chiesa oggi dice: “Noi non cammineremo in essa.” E’ per questo che ella non ha riposo, perché non ha i sentieri antichi.

Per altre risorse in italiano, clicca qui.


1 Dorothy Sayers, Christian Letters to a Post-Christian World (Eerdmans, 1969), pp. 31-45.
2 Cf. John Hooper, Biblical Church Unity (1997).
3 John Knox, The History of the Reformation in Scotland (con appendici) (Fleming H. Revell, 1905), pp. 341-362.
4 G. I. Williamson, The Heidelberg Catechism (P & R, 1993), p. 3.
5 G. I. Williamson, The Heidelberg Catechism (P & R, 1993), p. 39. 6N. d. T. Questa è solo una traduzione temporanea: è prevista, a breve, una revisione della versione italiana dei Canoni di Dordt in base agli originali latini, dato che quella di cui disponiamo ora su questo sito e su quello di P. Castellina è in non poche parti lontana da essi.
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