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Wesley e Murray che lo ha Seguito

Sean Hanley 

(Lievemente modificato da una recensione di un libro su John Wesley apparsa nel British Reformed Journal)

Wesley and Men Who Followed

Author: Ian Murray

Banner of Truth, 2003, 263 pp.

ISBN 085151835-4

Forse nessuna figura dopo Jacobus Arminius ha polarizzato così tanto la chiesa quanto il soggetto del recente ritratto di Ian Murray: John Wesley (1703-1791). Murray introduce Wesley nel paesaggio spiritualmente impoverito dell’Anglicanesimo britannico del diciottesimo secolo. Cominciando dai suoi primi giorni di studio all’Università di Oxford, Wesley è ritratto navigare in un terreno ostile, e a quel tempo religiosamente indifferente. Verso la fine, il libro si prende più tempo per difendere Wesley ed i suoi seguaci che per spiegare il messaggio del Metodismo. In realtà il libro, dall’inizio alla fine, nel cercare di preservare Wesley per il Cristianesimo evangelico, fa finta di niente riguardo alla sua eretica dottrina ed apostasia. Il ritratto, emozionalmente carico, di Wesley ed i suoi predicatori, è così accattivante, che il lettore è tentato ripetutamente a non far caso ai fatto storici reali, e ad accogliere affettuosamente un uomo di grande pietà che però fu orribilmente confuso e frainteso.

In aggiunta alla vita e ministero di John Wesley, il libro fornisce una panoramica biografica di tre dei suoi predicatori, e cioè William Bramwell, Gideon Ousely e Thomas Collins. Purtroppo, nel tentativo di cogliere la sentita dedicazione al ministero da parte di questi uomini, Murray fa di tutto per ignorare quello che stavano dicendo in favore di quello che stavano facendo. Egli prova perfino a scusare le loro opposizione alla sovranità di Dio mettendo in evidenza la loro sincera spiritualità. Murray scrive: “In teoria, i Metodisti negavano la sovranità divina … tuttavia il loro atteggiamento costante di preghiera, che caratterizzava le loro vite, dà la più chiara prova pratica della loro dipendenza da Dio” (p. 171). I sacrifici e le difficoltà incontrate da questi uomini occupano molte pagine del libro e forniscono un utile deterrente a quelli che cercherebbero di mettere in questione la loro teologia e dottrina. Il libro quindi cerca di sedurre il lettore con la satanica menzogna che la sincerità e lo zelo rimpiazzano in modo accettabile la verità e l’ortodossia.

Nel capitolo intitolato “La Collisione col Calvinismo,” Murray ci fornisce una via d’uscita revisionista quando ci suggerisce che Wesley, il grande apostolo dell’Arminianesimo intimamente a conoscenza di Calvino e dei Puritani, aveva frainteso cosa è realmente il Calvinismo (p. 74). Tuttavia Wesley stesso esprime la sua propria comprensione del Calvinismo quando afferma: “la salvezza di ogni uomo” è dipendente “interamente e solamente su un assoluto, irresistibile, immutabile decreto di Dio, senza alcun riguardo a fede o opere previste.”1 Wesley comprendeva chiaramente la teologia Calvinista e tuttavia continuava ad attribuirla a Satana e a fare riferimento ad essa come ad una “pozione mortale” (p. 74). Egli metteva in guardia i membri della sua società Metodista a stare lontano dalle chiese Riformate che insegnavano un’espiazione particolare. Perfino Murray è forzato ad ammettere che, nel tempo, la sua “opposizione al Calvinismo si rafforzò invece di indebolirsi” (p. 68). In quale altre modo uno può spiegare la vendicativa ed ininterrotta serie di attacchi alla sovranità di Dio nel suo The Arminian Magazine?

Con tutto questo in mente, è importante vedere il libro di Murray come un’opera apologetica, non soltanto di John Wesley o dei suoi predicatori, ma dell’Arminianesimo Evangelicale. Per quale altro motivo così tanto inchiostro dovrebbe essere impiegato nella difesa di uno che diceva che il Calvinismo era il suo nemico?2 Per raggiungere questo scopo, Murray scusa Wesley ripetutamente parlandone come una sincera vittima del suo ambiente. Quando Wesley chiama la predestinazione una “dottrina piena di blasfemia” e il Dio della predestinazione “peggiore del diavolo, più falso, più crudele, più ingiusto” ciò viene scusato come una risposta in buona fede all’ipercalvinismo dei suoi giorni.3 In modo simile la sua veduta errata del “perfezionismo” Cristiano è praticamente scusata da Murray come un tentativo sentito di controbilanciare il falso insegnamento dell’antinomianismo.4 In realtà Wesley and Men who Followed fa molto per promuovere la menzogna che la chiesa oggi ha bisogno un pò di Wesley ed un pò di Whitefield per acquisire un “equilibro” appropriato. Il libro, quindi, si fa sfuggire una buona opportunità per esporre un personaggio i cui scritti hanno ripetutamente piagato la chiesa con divisione e falsa dottrina (Romani 16:17).

Il ritratto revisionista di Murray si estende anche alla veduta blasfema di Wesley a riguardo della giustificazione. Wesley credeva in una teoria della giustificazione che è virtualmente indistinguibile da quella della santificazione [N. d. T. esattamente la stessa teologia della Chiesa Cattolica Romana]. Egli insegnava apertamente che la giustificazione non è soltanto forense (una dichiarazione legale) ma che dipende da un’obbedienza “momento dopo momento” del credente. Murray considera questo argomento insignificante e difende Wesley dalle critiche suggerendo che le sue incoerenze sull’argomento erano dovute ad un operare “troppo veloce e con troppa indifferenza nei riguardi di una stretta coerenza” (p. 225). Tuttavia Wesley stesso notò che la sua posizione sull’argomento era “distante un capello” soltanto dalla “salvezza per opere.” La sua dottrina può forse essere riassunta dal suo scrittore favorito, William Law, che scrisse: “Noi non possiamo avere sicurezza riguardo alla nostra salvezza se non col fare il nostro massimo per meritarla.”5 Il concetto di “meritarla” è uno dei temi più importanti nei sermoni di Wesley e si potrebbe difficilmente incolpare qualcuno se li fraintendesse essere un sottoprodotto del Concilio di Trento di Roma. Wesley si schierava chiaramente dalla parte di un vangelo che faceva dipendere la salvezza dalle proprie opere quando insisteva che l’elezione è basata sulle opere future e sulla fede degli uomini. Wesley commenta:

“Questo decreto, per mezzo del quale chi Dio preconobbe, quegli egli predestinò, è certo dall’eternità; questo, per mezzo del quale tutti quelli che permettono a Cristo di renderli viventi sono eletti secondo la preconoscenza di Dio.”

Un’altra fatale debolezza all’interno del libro è l’omissione di così tanta evidenza incriminante contro Wesley. Per esempio, mentre Murray tocca brevemente la credenza di Wesley nella rigenerazione battesimale, egli sorvola completamente la sua difesa delle preghiere per i morti. Wesley scrive: “Le preghiere per i morti, i fedeli dipartiti, nel difendere le quali io concepisco me stesso essere chiaramente giustificato.” Il libro ignora anche la credenza di Wesley che vi saranno Musulmani in convertiti ed altri pagani che saranno accettati sulla base delle loro buone opere! Le parole del nostro Signore in Giovanni 3:7: “Dovete essere nati di nuovo” contrastano acutamente con la veduta di Wesley che “il Dio misericordioso” guarda ai Musulmani e “le loro vite e tempre più che le loro idee.”6 [N. d. T. anche in questo aveva la stessa identica dottrina di Roma]. Negletta è anche la credenza molto strana di Wesley nei fantasmi e nella sua inclinazione a consultare la sorte.

Sorvolato è anche l’approccio ecumenico di Wesley nei confronti del Romanesimo, e può essere meglio apprezzato dalla sua stessa corrispondenza con un Cattolico Romano: “Lasciamo stare da parte i punti nei quali differiamo, qui ve ne sono abbastanza coi quali concordiamo, abbastanza perché siano la base di ogni tempra Cristiana, e di ogni azione Cristiana. O fratelli, non litighiamo ancora lungo la via.”7 Inoltre, se da un lato Murray accenna alla disposizione favorevole di Wesley nei riguardi delle donne predicatrici, egli non ci fornisce la chiarezza che troviamo negli scritti di Wesley stesso. Wesley scrisse la Conferenza di Manchester nel 1787, dicendo che dovremmo “dare la mano destra di comunione a Sarah Mallet, e non obiettare al fatto che lei sia un Predicatore in connessione a noi …”8 Alla luce di tutte queste omissioni uno può solo immaginare quali altri scheletri Murray ha scoperto nell’armadio di uno che è stato forse il più grande nemico del Cristianesimo evangelico nel diciottesimo secolo.

In conclusione, l’obiettivo di Wesley and Men Who Followed non potrebbe essere più chiaro. Murray critica molto più focosamente i detrattori Riformati di Wesley, che Wesley stesso, e cioè di un uomo che insegnò la rigenerazione battesimale, promosse le donne predicatrici, malignò i santi del suo giorno e combatté contro il Calvinismo per l’intera sua vita. L’obiettivo nel mirino di Murray, in questo libro, è il Calvinista che non fa compromessi, che non accetterà l’Arminianesimo come un’espressione legittima della verità di Dio. In che altro modo ci si può spiegare il fatto che la ben documentata campagna di menzogne di Wesley contro Augustus Toplady, il difensore della grazia sovrana, è quasi del tutto passata sotto silenzio? Il libro di Murray è favorevole al tollerare ed accettare la menzogna Arminiana della sovranità umana e diminuisce l’antitesi tra grazia ed opere. Murray ha fallito nell’offrire qualcosa che non sia una storia revisionista che dà la colpa a chiunque e qualsiasi cosa che circondava John Wesley, per preservarlo affinché risulti accettabile alla chiesa evangelica moderna. Uno si chiede se il libro sarebbe stato più appropriatamente intitolato Wesley e Murray che lo ha Seguito.


1The Works of John Wesley (Baker, 1996), vol. 11, p. 494.

2Wesley dichiara, “Non è il Calvinismo il nemico più mortale e che ha più successo di tutti?” (p. 74)

3Murray scrive: “In ogni caso vi è qualcosa da dire a riguardo della cattiva concezione di Wesley dei Riformatori e dei Puritani. Essi infatti non ebbero mai a che fare con l’Ipercalvinismo … le chiese Dissenzienti dovevano essere portate fuori dall’Ipercalvinismo, e senza dubbio a quel tempo i Metodisti Wesleyani contribuirono in quest’opera.” (pp. 61, 63). 4Murray afferma: “… nel suo timore che il Calvinismo fosse alleato con l’Antinomianismo, Wesley si impegnò alle credenze dei suoi primi anni di perfezione Cristiana, come già notato” (p. 66). 5William Law, Christian Perfection (Creation House, 1975), pp. 137-138. 6The Works of John Wesley (Baker, 1996), vol. 7, pp. 353-354. 7The Works of John Wesley (Baker, 1996), vol. 10, pp. 80-86. 8Zechariah Taft, Biographical Sketches of Holy Women (Methodist Publishing, 1992), vol. 1, p. 84.

Per altre risorse in italiano, clicca qui.

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