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Grazia Incomune – Uno Sguardo Protestante Riformato alla Dottrina della Grazia Comune

Barry Gritters

Introduzione

In questa introduzione tratteremo tre punti.

Primo, le Chiese Protestanti Riformate (Protestant Reformed Churches—PRC) non sono sole nel rigettare la dottrina della grazia comune. In numero crescente, vi sono altri che concordano con le PRC nelle loro obiezioni a questa dottrina. Vi è un’intera denominazione Presbiteriana in Australia, la Evangelical Presbyterian Church of Australia, vi è la Trinity Foundation, dove si trova anche un articolo a riguardo chiamato “The Myth of Common Grace” (“Il Mito della Grazia Comune” Marzo/Aprile 1987), vi sono alcuni ministeri singoli, ministri e chiese sparse, tra le quali menzioniamo il Dr. Henry Vander Groot, un professore di religione al Calvin College, ed un campione della causa conservatrice in quel luogo, che ha parlato del fondamentale errore della grazia comune, perfino dicendo che molti dei problemi nella Christian Reformed Church al momento devono essere rintracciati alla dottrina della grazia comune.

In secondo luogo, i sostenitori della grazia comune ne fanno un punto molto importante quello di chiamare Giovanni Calvino a sostegno della loro causa. Ciò è stato già fatto in passato, e spesso. Infatti, è stato scritto un intero libro per cercare di mostrare questo (cf. Herman Kuiper, Calvin and Common Grace, 1928). Circa 10 anni fa ho letto questo libro e scrissi un articolo esteso per mostrare che quasi ogni riferimento da Calvino è un attaccarsi alle pagliuzze o è un prendere affermazioni fuori dal contesto in modo così superficiale da rendere senza sostanza la sua posizione (vedi l’Appendice III). Nell’autunno del 1987, il Dr. Vander Groot parlò ad una riunione di ministri (“Perché Herman Hoeksema aveva Ragione nel 1924”), ed il peso del suo discorso era quello di mostrare che Calvino, preso nel contesto, non insegna la grazia comune. Io credo che riuscì a difendere bene il suo punto. Il mio punto è che dire di avere Calvino dalla propria parte, un vantaggio che conta non poco se può essere dimostrato, non è facile.

Terzo, l’argomento della grazia comune non è morto, ma vivo e vegeto nella Christian Reformed Church. A volte, le parole grazia comune non sono usate, altre volte è stato fatto un riferimento esplicito alla grazia comune per promuovere eresia ed ingiustizia nelle chiese.

Per quanto riguarda la dottrina: Nel 1962 Harold Dekker, un professore al Calvin Theological Seminary, cominciò la sua difesa pubblica dell’espiazione universale usando l’insegnamento della libera offerta del vangelo, un insegnamento che fu adottato dalla Christian Reformed Church nel 1924 insieme a quello della grazia comune (Per confrontare la posizione di Dekker, vedasi The Reformed Journal, dal 1962 al 1964). Negli anni ’70 il Dr. Harry Boer pose un gravame contro due articoli nei Canoni di Dordt, usando la dottrina della grazia comune per sostenere i suoi attacchi contro la dottrina della riprovazione ivi insegnata. Più recentemente, nei tardi anni ’80, la Parola di Dio nella prima parte di Genesi è stata interpretata come mito, quasi se non completamente privata di veridicità storica. Ciò che non è molto ben conosciuto è che questa interpretazione problematica ed eretica della Scrittura fa appello alla dottrina della grazia comune (vedasi “Hermeneutical Issues Then and Now: The Jansen Case Revisited” in Calvin Theological Journal, Aprile, 1989). Questi sono soltanto pochi dei modi in cui l’insegnamento della grazia comune ha influenzato la fede.

Per quanto riguarda la pratica: fin dalla decisione sinodale del 1928 (vedi sotto riguardo all’antitesi) e attraverso gli anni ’50 ed oltre, le chiese hanno fatto appello alla grazia comune per santificare i film e redimere la danza, e perfino accettare membri di chiesa omosessuali, dicendo che perfino da loro noi possiamo imparare qualcosa sull’amore che in loro è il risultato della grazia comune. Questa pratica continua. Di recente, una delle giovani donne nella mia congregazione, espresse la preoccupazione che al college Riformato che frequentava, era fatto frequentemente appello alla grazia comune per supportare il comportamento e le comunioni che erano contrarie ai principi Riformati storici.

Non soltanto nel passato ma anche nel presente, alcuni hanno detto che la grazia comune è insignificante, che la controversia negli anni ’20 fu innecessaria ed inopportuna (vedasi J. Tuininga in Christian Renewal, 19 Febbraio 1990, pag. 14). La mia preghiera è che tutti vedano che, se uno concordi o meno, la grazia comune è un argomento importante che deve essere discusso.

Chiarire Alcuni Fraintendimenti

Ho udito che le Protestant Reformed Churches (PRC) [Chiese Protestanti Riformate] spesso rappresentano ingiustamente la Christian Reformed Church. Forse ciò è accaduto. E’ anche accaduto che la posizione delle PRC non è stata descritta onestamente dalla CRC nel passato. Forse ciò è accaduto perché il peccato e l’orgoglio hanno preso il posto del desiderio di essere del tutto accurati, onesti e giusti. Siccome la posizione delle PRC è stata rappresentata male, desidero fare chiarezza su cosa noi intendiamo quando rigettiamo la grazia comune.

Il Primo Punto

Il primo punto della grazia comune insegna un attitudine favorevole di Dio nei confronti di tutti gli uomini in generale, e non soltanto nei confronti degli eletti (vedi Appendice I). La prova a supporto di ciò era “la pioggia e il sole” che i non credenti ricevono da Dio. Quando le PRC rigettano il primo punto della grazia comune, non significa che insegniamo che la pioggia ed il sole che i malvagi ricevono non siano buoni. Essi sono buoni. I malvagi devono riconoscerli come buoni. Ed essi sono dati loro da Dio. Il nostro problema col primo punto della grazia comune è che esso insegna che Dio dà quelle buone cose ai non credenti nel Suo amore per loro o nel Suo favore nei loro confronti. La difficoltà è questa.

Il Secondo Punto

Il secondo punto della grazia comune insegna che Dio restringe la libera manifestazione del peccato, per mezzo di una generale operazione di grazia dello Spirito Santo (Appendice I). Egli fa questo nei loro cuori senza rigenerarli. Quando obiettiamo a questo secondo punto, la nostra obiezione non è contro la verità che Dio restringe il peccato. (Questo è stato detto da alcuni dei nostri critici. Ci si chiede se ciò viene fatto di proposito o se credono che noi pensiamo vogliano dire altrimenti. Ma essi hanno detto chiaramente che noi abbiamo affermato che Dio non restringe il peccato. Ma nel contesto dei nostri scritti è ovvio che essi dicono che Dio restringe di certo il peccato. Se è stato detto che Dio non restringe il peccato dico audacemente che non si sarebbe dovuto dire, e chiedo che quei scritti siano letti nel loro contesto).

La nostra obiezione al secondo punto non è che Dio restringe il peccato. Dio restringe i peccatori dal fare ogni male concepibile. Se non fosse così il mondo sarebbe nel caos. La nostra obiezione al secondo punto è che esso insegna che Dio restringe il peccato con una operazione di grazia del Suo Spirito e con un’attitudine di favore nei loro confronti. Se non è questo che insegna il secondo punto della grazia comune, allora non ho problemi con essi, e dice la verità.

Tuttavia, vi sono altre spiegazioni (a parte le operazioni di grazia dello Spirito Santo nei loro cuori) del perché gli uomini non commettono ogni male immaginabile. Il padre della chiesa Agostino ne diede una. Egli spiegò che i malvagi erano così indaffarati nel perseguire una concupiscenza che non cercavano di soddisfarle tutte. Se fossero amanti del denaro, per esempio, non presterebbero attenzione a tutti i tipi di peccati (ubriachezza, uso di droghe, ghiottoneria) per perseguire quella loro concupiscenza, cioè per avere più soldi possibile. Altre spiegazioni possono essere date. Un’ovvia ragione è che gli uomini non desiderano andare incontro alle conseguenze spiacevoli del loro male. Secondo i Canoni di Dordt essi hanno ancora un certo riguardo per il buon ordine e per la decenza nella società. Ma questo riguardo è dovuto al fatto che esso gli è utile. Un uomo si trattiene dall’uccidere non perché Dio lo trattiene con la Sua grazia, si trattiene dal peccare perché egli sa a quali miserevoli conseguenze andrebbe incontro, e vuole risparmiarsele (questa è la spiegazione di Calvino in Istituzioni II, 3, 3). Come insegna la Confessione Belga, Dio ha ordinato il magistrato “acciocché gli eccessi degli uomini siano repressi, e che tutto si faccia con buon ordine tra gli uomini. Per questo fine egli ha posto la spada nelle mani del Magistrato …”

Il Terzo Punto

Il terzo punto insegna che i non credenti che non sono rigenerati possono fare buone opere, non opere salvifiche, ma buone opere in campo civile (Appendice I). La nostra obiezione a questo punto non è che i non credenti non possano fare niente di utile, o di esternamente corretto. Noi non diciamo che siccome un non credente ha creato la penna, essa non è una buona penna e quindi non posso usarla, o che siccome ha creato questa maglia non è una buona maglia e non posso indossarla. Non diciamo nemmeno che siccome un non credente ha scritto un libro, allora quel libro non può essere utile per il credente.

La nostra obiezione al terzo punto è semplicemente questa: il non credente non può fare nessuna cosa per la quale Dio è compiaciuto personalmente con quel non credente che la compie. Non vi sono opere compiute dai non credenti che Dio approvi, riguardo alle quali Egli dica “buona opera!” e sulla quale pone il Suo sigillo di approvazione. Tutte le opere dei non credenti sono ingiuste.

Avendo mostrato ciò che le PRC non credono nel loro diniego della grazia comune, vi sono specialmente tre punti vitali della fede Riformata che la dottrina della grazia comune danneggia notevolmente.

La Grazia Comune Nega la Totale Depravazione

La Verità della Totale Depravazione

La dottrina Riformata della totale depravazione è che gli uomini che non sono nati di nuovo sono morti nel peccato, incapaci di fare alcun bene, ed inclinati ad ogni male. L’enfasi deve essere questa: essi sono spiritualmente morti. La causa di questa morte spirituale è la caduta dei nostri primi progenitori in Paradiso e la susseguente punizione con la morte da parte di Dio: morte fisica e spirituale. L’uomo naturale è incapace di fare alcun bene.

Prove bibliche a supporto di ciò si trovano in tutta la Scrittura. In Genesi 2:16-17 il Signore dice ad Adamo ed Eva: “Nel giorno che ne mangerai, tu di sicuro morirai.” Questa punizione fu loro assegnata secondo quanto dice Efesini 2:11 e a seguire: “Voi … eravate morti nei falli e nei peccati … ma Dio, che è ricco in misericordia … ci ha vivificati insieme con Cristo …” Molti altri passaggi parlano della morte spirituale dell’uomo.

Non soltanto l’uomo naturale è morto, ma è attivamente malvagio. “Perché la mente carnale è morte, ma la mente spirituale è vita e pace. Poiché la mente carnale è inimicizia contro Dio, perché non è soggetta alla legge di Dio, né in verità può esserlo. Così allora coloro che sono nella carne non possono piacere a Dio” (Romani 8:6-8). Questo è anche l’insegnamento di Romani 3:9-12: “Come è scritto: Non vi è nessuno giusto, no non uno. Non c’è nessuno che comprende, non c’è nessuno che cerca Dio. Sono tutti andati fuori strada, essi tutti insieme sono divenuti inutili, non c’è nessuno che fa del bene, no non uno …” Tutto ciò che l’uomo naturale fa è peccato.

L’uomo naturale è uno schiavo del peccato. La sua volontà è schiava, non può fare nient’altro che male. Questa è la tesi del libro di Martin Lutero: La Schiavitù della Volontà, il solo libro, nella sua opinione, che valeva la pena di conservare. Cristo disse in Giovanni 5:15: “Senza di me non potete fare nulla.”

Questo non è un appello superficiale a pochi testi isolati, ma è la fede Riformata.

Nel Catechismo di Heidelberg, D&R 5, impariamo che l’uomo naturale è “prono … ad odiare Dio ed il suo prossimo;” nella D&R 6 che l’uomo naturale è “così malvagio e perverso …;” e nella D&R 8: “Siamo allora così corrotti da essere totalmente incapaci di fare alcun bene, ed inclinati ad ogni malvagità?” Qual è la risposta? “Proprio così, eccetto che siamo rigenerati dallo Spirito di Dio.” “Proprio così.” I padri non dicono niente del tipo: “Beh, bisogna fare qualche distinzione. Cosa intendi per buono? Cosa intendi per corrotti?” Ma dicono: “Proprio così, eccetto che siamo rigenerati dallo Spirito di Dio.”

La Confessione Belga, nell’Articolo 14, dice che l’uomo è “divenuto malvagio, perverso, corrotto in tutte le sue vie … Per questo noi rigettiamo tutto ciò che si insegna riguardo al libero arbitrio dell’uomo, perché esso è schiavo del peccato … chi si vanterà infatti di poter fare qualsiasi bene, come da se stesso … Non vi è infatti intendimento né volontà conforme a quella di Dio se Cristo non la operi, cosa che egli ci insegna, dicendo: Senza di me non potete fare nulla.” L’Articolo 15 di questo stesso credo insegna che il peccato originale “è una corruzione dell’intera natura … che produce nell’uomo ogni sorta di peccato, servendogli di radice …”

Ciò che è così chiaro in queste due confessioni è spiegato ulteriormente nei Canoni di Dordt III-IV, 1: “L’uomo fu in origine formato secondo l’immagine di Dio … ma rivoltandosi da Dio … egli abbandonò questi eccellenti doni; e al contrario ha assegnato a se stesso cecità di mente, orribile oscurità, vanità e perversità di giudizio, divenne malvagio, ribelle, ed indurito nel cuore e nella volontà, ed impuro nelle sue affezioni.”

La dottrina della totale depravazione è confessata da tutti i Cristiani Riformati.

La Grazia Comune Nega Questa Verità Riformata

Il terzo punto della grazia comune non insegna che l’uomo può fare bene salvifico. Con bene salvifico intendo attività come ravvedimento, fede o qualsiasi cosa che lo avvicinerebbe a Dio. Il terzo punto insegna invece che l’uomo non credente e non rigenerato fa qualcosa che Dio approva, con la quale Dio è compiaciuto, e che si conforma alla volontà di Dio. Egli è capace di fare del bene civile.

Io credo che la grazia comune mina la Confessione Riformata della totale depravazione (anche nel secondo punto la mina, che insegna, se non ho frainteso, che lo Spirito Santo restringe il peccato nel cuore dell’uomo naturale con un’operazione di grazia, in modo che c’è ancora un rimanente di bene in lui. La grazia comune dello Spirito Santo preservò l’uomo dopo la caduta così da non farlo diventare totalmente malvagio.) Ma la grazia comune mina questo insegnamento nel terzo punto che insegna che l’uomo può fare del bene civile.

La Scrittura e le confessioni Riformate insegnano che l’uomo è totalmente depravato, incapace di fare qualsiasi bene, ed inclinato ad ogni male. Il Catechismo di Heidelberg è chiaro a riguardo, come abbiamo fatto notare. Solo la rigenerazione cambia le cose. La Confessione Belga, come anche abbiamo fatto notare, è chiara, e dice che l’uomo è corrotto “in tutte le sue vie…” “Non vi è infatti intendimento né volontà conforme a quella di Dio se Cristo non la operi …” I Canoni di Dordt (III-IV, 11) dicono con chiarezza che tutte le buone opere che un uomo compie provengono dalla rigenerazione e solo dalla rigenerazione.

Difendere il Nostro Diniego della Grazia Comune

Di certo vi sono testi che sembrano insegnare che l’uomo naturale può compiere del bene. Tuttavia bisogna considerare questa questione: qual è l’insegnamento che prevale nella Scrittura? Esso deve fare luce su quei testi, la Scrittura e le Confessioni, che mostrano che l’uomo non può fare alcun bene agli occhi di Dio, devono fare luce su quei testi (e cioè adottando il principio ermeneutico che i passaggi più chiari della Scrittura devono spiegare quelli in essa meno chiari, cf. Confessione di Westminster I:IX).

Inoltre, le PRC non “spiegano superficialmente” i testi che sono presentati a supporto della grazia comune, non più di quanto i credenti Riformati “spiegano superficialmente” i testi nella Bibbia che gli Arminiani ci portano a supporto delle false dottrine dell’espiazione universale e della grazia resistibile. Un vecchio detto olandese dice: “Elke ketter heeft zijn letter” (Ogni eretico ha il suo testo).

Inoltre è detto che le confessioni insegnano l’abilità dell’uomo naturale di fare del bene. Si fa riferimento a Canoni III-IV, 4. Deve essere fatto notare con molta chiarezza che la confessione non insegna questa abilità. La prima metà dell’articolo dice: “Rimangono, tuttavia, fin dalla caduta, tracce di luce naturale, per mezzo delle quali egli ritiene qualche conoscenza di Dio, delle cose naturali, e della differenza tra il bene ed il male, e scopre qualche riguardo per la virtù, il buon ordine nella società, e per il mantenimento di una buona condotta esterna.” Questo è tutto quello che il sinodo delle CRC nel 1924 cita a loro supporto. Ma la seconda metà, non citata, è la chiave! “Ma tanto lontana è questa luce naturale dall’essere sufficiente a portarlo ad una conoscenza salvifica di Dio, e a vera conversione, che egli è incapace di usarla correttamente perfino nelle cose naturali e civili. Anzi, di più, questa luce, com’essa è, l’uomo in vari modi la rende totalmente contaminata, e la trattiene nell’ingiustizia, facendo ciò egli diviene inescusabile davanti a Dio.” Qualsiasi cosa i nostri padri intendevano dire quando dissero che l’uomo naturale è incapace di usare la luce naturale correttamente nelle cose naturali e civili, è chiaro che intendono dire che l’uomo naturale non fa mai alcun bene in nessuna sfera.

La Libera Offerta Nega la Predestinazione

La “libera offerta del vangelo” è l’insegnamento che Dio offre la salvezza a tutti gli uomini quando il vangelo è predicato promiscuamente a tutti. La libera offerta insegna che Dio con grazia e sincerità offre la salvezza a tutti quelli che odono la predicazione, e che egli onestamente e sinceramente desidera salvare tutti quelli che odono.

L’adozione del primo punto della grazia comune nel 1924 da parte della CRC fu un’adozione officiale dell’insegnamento della “libera offerta del vangelo.”

A volte è detto che le PRC mettono nella bocca della CRC questa dottrina, e che l’insegnamento della “libera offerta” era soltanto una parte dello studio del referto del comitato. Ma la libera offerta era più che questo, essa era una decisione ufficiale del Sinodo. Inoltre, i difensori della grazia comune non si stancano mai di difendere la libera offerta. Dunque questo documento, un’analisi dei tre punti della grazia comune, difende la fede Riformata contro la “libera offerta del vangelo” insegnata nel primo punto.

Noi crediamo che la “libera offerta” deve condurre ad un diniego dell’insegnamento Riformato della predestinazione.

La Verità Riformata della Predestinazione

La verità Riformata della predestinazione è che Dio ha decretato, voluto, ed inteso che alcuni siano salvati ed altri non siano salvati. Dio determina di salvare un numero certo e definito di persone in Cristo, i cui nomi sono scritti nel Suo libro della vita dall’eternità. Questa è la dottrina Riformata dell’elezione. Allo stesso tempo Dio determina di non salvare un numero certo e definito di persone, tutti quelli che non sono in Cristo. Questa è la dottrina Riformata della riprovazione.

La predestinazione è incondizionata. Dio determina di salvare questo numero specifico di persone, non perché Egli vide anzitempo che esse avrebbero creduto o sarebbero stati “salvabili.” Dio scelse i Suoi amici incondizionatamente. Per illustrare, la nostra scelta di amicizie è condizionata. Molto spesso lo deve essere. Una ragazza Cristiana o un ragazzo Cristiano che vuole prendere un appuntamento con qualcuno deve essere selettivo e dire: “Prenderò appuntamento ad una condizione, e cioè, tra le altre cose, che sia una persona Cristiana.” La scelta di Dio dei Suoi amici non fu condizionata. Egli non li scelse per cosa essi erano o sarebbero diventati. Inoltre, Dio determinò di passare oltre altri in questo decreto di elezione, non perché vide che essi Lo avrebbero rigettato. Dio li rigettò incondizionatamente.

Vi è così tanta prova Biblica a supporto di ciò che è difficile scegliere quali siano i testi più chiari. In Efesini 1:4 Paolo dice: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, secondo che egli ci ha scelti in lui prima della fondazione del mondo, così che fossimo santi e senza colpa davanti a lui nell’amore, avendoci predestinati all’adozione di figli per mezzo di Gesù Cristo a se stesso, secondo il beneplacito della sua volontà” (vedasi anche Deuteronomio 7:6; Romani 9:11; Efesini 1:11, etc.).

Che la predestinazione è incondizionata è evidente in vari passaggi, specialmente Deuteronomio 7:7-8: “Il Signore non ha posto il suo amore su voi né vi ha scelti (questo è l’amore elettivo!) perché eravate più numerosi di qualsiasi altro popolo, perché eravate i meno numerosi di ogni popolo; ma perché il SIGNORE vi ha amati, e perché ha voluto mantenere il giuramento che ha giurato ai vostri padri …” (Se ho mai amato una petitio principii [ragionamento circolare] è questa! Il Signore vi ama perché Egli vi ama!).

Ciò è messo in rilievo specialmente in Efesini 1. Dio scelse un popolo, non perché sapeva che essi sarebbero stati santi, ma li scelse affinchè potessero essere santi. La Sua elezione porta santità. Le buone opere sono il frutto, non la radice, dell’elezione. Quale standard Dio ha usato per eleggerci? “Secondo la santità del popolo?” “Secondo la fede del popolo?” “Secondo le loro buone opere?” No e poi no. “Secondo il beneplacito della sua propria volontà” Egli scelse un popolo.

Che la riprovazione è incondizionata è evidente in più di un luogo. Giovanni 10:26 è un testo chiave: “Voi non credete, perché non siete delle mie pecore, come vi ho detto.” Essi sono non credenti perché Dio non li scelse. Anche I Pietro 2:8 evidenzia questo. Gesù Cristo è “una pietra d’inciampo ed una roccia d’offesa, e cioè a quelli che inciampano alla parola, essendo disubbidienti; a questo anche essi erano ordinati.” Poi continua nel dire: “Ma voi siete una generazione scelta …”

A questo punto è opportuno ricordare che la predestinazione, elezione e riprovazione, è una verità fondamentale della fede Riformata, una verità non negoziabile degli standard Riformati, il primo dei cinque punti del Calvinismo come formulati originariamente nei Canoni di Dordt.

Ciò è confessionalmente Riformato.

Il Catechismo di Heidelberg, Domanda 52, dice che Dio “trasporterà me e tutti i suoi eletti a se stesso nelle gioie e nella gloria eterna.” La Domanda 54, sulla chiesa, dice: “Il Figlio di Dio raduna, difende, e preserva … una chiesa scelta a vita eterna.” La Confessione Belga diviene più chiara specialmente per quanto riguarda l’incondizionalità dell’elezione, nell’Articolo 16: “Dio si è dimostrato … misericordioso, nel … salvare … coloro che … egli ha eletto … in Gesù Cristo … senza alcun riguardo per le loro opere …” I Canoni di Dordt (I, 7) dichiarano: “L’elezione è l’immutabile proposito di Dio per il quale … egli ha scelto … un certo numero di persone a redenzione in Cristo …” E in I, 9: Questa elezione non fu fondata su fede prevista … o qualsiasi … buona qualità … nell’uomo …” In II, 8: “Questo fu il sovrano consiglio e graziosissima volontà e proposito di Dio … che … l’efficacia della … morte del suo Figlio dovesse estendersi a tutti gli eletti, per conferire a loro soltanto il dono della fede giustificante … Cioè, fu la volontà di Dio che Cristo … dovesse efficacemente redimere … tutti quelli e solo quelli che furono dall’eternità scelti a salvezza …”

La “Libera Offerta del Vangelo” Deve Negare Questa Verità

La libera offerta, esplicitamente o implicitamente, nega la predestinazione. Il primo punto e l’offerta insegnano che l’amore di Dio è per tutti quelli che odono la predicazione del Vangelo. Ma l’elezione insegna che l’amore di Dio in Cristo è eternamente diretto verso alcune, definite, particolari persone, e vuole la loro salvezza e la realizza efficacemente (vedasi Deuteronomio 7:6-8; Romani 8:28-39).

La libera offerta del vangelo, esplicitamente o implicitamente, rende l’elezione universale o condizionale, o entrambi. Se Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini, allora Egli deve volere la salvezza di quelli che non ha scelto. Come può essere? Allora Dio deve aver scelto tutti quelli ai quali offre la salvezza, o la salvezza deve essere a condizione della fede dell’uomo, ed entrambe queste cose non sono bibliche e non confessionali. Come può Dio offrire la salvezza a tutti gli uomini quando ha decretato nella predestinazione di non salvarli tutti? Può essere sincero in questa Sua “espressione di amore?”

Un’altra cosa che risuona dai corni che proclamano il dilemma “libera offerta”, oltre a negare la predestinazione, è quella di dire che vi è una contraddizione nella Bibbia che non possiamo penetrare. Amici, la Bibbia non è contraddittoria. “Dio vuole salvarli, Dio non vuole salvarli?” La Bibbia è misteriosa è impenetrabile, ma non è contraddittoria (cf. il pamphlet “Logica e Scrittura” –N.d.T.)

Non solo la libera offerta mina la verità della predestinazione incondizionata, ma mina altri punti del Calvinismo. Se la grazia di Dio è estesa nella predicazione a tutti gli uomini allora la grazia di Dio non è irresistibile, come tutti i Calvinisti e tutti i Riformati insegnano, ma resistibile, come l’Arminiano insegna, perché per mezzo di essa non tutti sono salvati. Se la grazia di Dio nella predicazione è per tutti, da dove viene questa grazia? (E la grazia nella predicazione è certamente non comune, ma è una grazia speciale e salvifica). Ogni grazia è dalla croce di Cristo. Ma se questa grazia nell’”offerta” venisse dalla croce di Cristo, allora l’espiazione non è limitata, ma universale. O: se Dio offre la salvezza a tutti gli uomini nella predicazione, la Sua offerta non è sincera, dal momento che il Suo Figlio non morì per tutti gli uomini. E se il desiderio di Dio nella predicazione è quello di salvare tutti, allora il nostro Onnipotente e sovrano di Dio è frustrato nei Suoi desideri.

A nostra difesa, nel negare la libera offerta, chiediamo questo: secondo l’insegnamento della libera offerta, perché alcuni sono salvati nella predicazione ed altri non lo sono? La risposta non può essere la grazia di Dio, perché la grazia di Dio giunge a tutti nella predicazione. La risposta non è può essere la volontà di Dio nella predicazione, perché la volontà di Dio è di salvare tutti allo stesso modo. Vi sono quindi due alternative: O è dovuto al libero arbitrio del peccatore (chiaramente ciò è Arminianesimo), o è un paradosso. Ma la Bibbia non è contraddittoria, esplicitamente contraddittoria.

In molti testi che si suppone insegnino il desiderio e la volontà di Dio di salvare tutti gli uomini vi è una difesa della libera offerta. Ma il credente Riformato deve stare attento nell’interpretare questi testi. Gli Arminiani a Dordt avevano un pacco pieno di testi prova. Colpisce vedere che molti dei testi a cui si fa appello per supportare la libera offerta del vangelo sono gli stessi testi usati dagli Arminiani a Dordt! Il credente Riformato considererà seriamente l’interpretazione di questi testi da parte di John Owen, Francesco Turretini e Giovanni Calvino (ed altri), prima di dire che l’interpretazione che nega la “libera offerta” è una rude ed arbitraria distorsione dei testi. La nostra difesa è che la Scrittura interpreta la Scrittura, e che un testo non contraddice un altro testo. Questo è un principio fondamentale dell’ermeneutica Riformata.

La testimonianza dei Canoni, l’espressione della fede di ogni credente Riformato, parla forte e chiaro sulla volontà di Dio di salvare: “Questo fu il sovrano consiglio e graziosissima volontà e proposito di Dio … che … l’efficacia della … morte del Suo Figlio dovesse estendersi a tutti gli eletti, per conferire a loro soltanto il dono della … fede …” (enfasi mia, B. G.).

Chiarimento del Nostro Diniego della Libera Offerta

C’è sempre stato un fraintendimento riguardo al diniego delle PRC della libera offerta del vangelo, che dovrebbe essere chiarito. Il nostro diniego della libera offerta non significa che il predicatore non deve predicare a tutti promiscuamente. Egli deve! Non significa che non deve chiamare gli uomini a ravvedersi e credere. Egli lo fa! Non implica che Dio non promette la salvezza a tutti quelli che crederanno. Dio certamente lo fa!

Il diniego delle PRC della libera offerta significa questo: noi neghiamo che vi è grazia nella predicazione a tutti gli uomini, neghiamo che la predicazione esprime il desiderio ed il proposito di Dio e il Suo intento di salvare tutti gli uomini. Egli certamente non ha questo intento. Altrimenti essi sarebbero salvati. Egli è un Dio sovrano e potente (N.d.T. cf. gli altri articoli nella sezione italiana CPRC sulla “libera offerta”, nella sezione “Grazia Comune e Libera Offerta”, che approfondiscono queste osservazioni del prof. Gritters).

La Grazia Comune Distrugge l’Antitesi

Cos’è l’Antitesi

Dio chiama il Suo popolo a vivere in opposizione al mondo. Essi sono chiamati a dire “sì” a qualsiasi cosa di Dio, e a dire “no” a qualsiasi cosa del mondo. Essi sono chiamati a vivere in separazione spirituale dalla mondanità. Questa è l’antitesi.

Quando il credente Riformato sostiene l’antitesi, non significa che vuole essere un Anabattista, che fugge dal mondo e non prende parte alla vita di questo mondo. Egli non si apparta, come gli olandesi avevano l’abitudine di dire “met e’n bookje in e’n hoekje” (con un libricino in un angolino). Egli vive nel mondo e prende parte a tutte le attività di lavoro e di governo e della società. L’antitesi significa che egli non ha niente in comune con il mondo spiritualmente, che egli è chiamato a “venir fuori dal loro mezzo” ed esserne separato.

Il motivo per cui è chiamato a vivere l’antitesi è che i Cristiani sono un popolo differente. La vita del figlio di Dio rigenerato nel mondo ha la sua sorgente nella nuova vita di Cristo ed è diretta dalla potenza della grazia di Dio in Cristo. E’ un vivere e camminare nello Spirito Santo. E’ esattamente la battaglia del figlio di Dio, giorno e notte, di vivere, pensare, volere, sentire, parlare, ed agire da Cristo, per la potenza dello Spirito Santo. La vita del non credente non rigenerato, in contrasto, ha la sua sorgente nella carne, cioè nella natura umana depravata, ed è diretta dalla potenza del peccato. E’ un vivere e camminare nel peccato. Quindi la vita del credente e del non credente sono in opposizione.

L’antitesi deve mostrare se stessa, e mostrare se stessa in tutta la vita. Primo, la vita del credente è soggetta alla Parola di Dio, mentre la vita del non credente è indipendente dalla Parola ed in ribellione contro di essa. Secondo, il goal della vita del credente è differente. Il credente dirige la sua vita verso Dio. La sua vita è centrata in Dio, e il goal è la gloria di Dio. Il non credente lascia Dio fuori, la sua vita è centrata sull’uomo.

Prova che l’Antitesti è Riformata

Una prova confessionale non è esplicita come i due fondamentali della fede Riformata che abbiamo illustrato precedentemente, ma ciò non vuol dire che l’antitesi non è un’idea Biblica e Riformata. Anche se il concetto fu sviluppato più chiaramente dai nostri padri Riformati nel 19° secolo, certamente esso è confessionale. Il Catechismo di Heidelberg dice che “il Figlio di Dio raduna … dall’intera razza umana, una chiesa scelta a vita eterna.” La Confessione Belga esprime l’idea dell’antitesi quando, nello spiegare la dottrina del battesimo e prendendo le mosse dal significato della circoncisione, dice che per mezzo del sacramento del battesimo “noi siamo ricevuti nella Chiesa di Dio, e separati da ogni altra persona e da ogni altra strana religione, così che possiamo appartenere totalmente a lui, la cui insegna e bandiera portiamo …” Il sacramento del battesimo, quindi, è una grande bandiera che proclama al mondo: “Antitesi!”

Vi è prova biblica. La nazione di Israele fu un primo esempio dell’antitesi. Essi furono un popolo separato, chiamato a non mescolarsi con le nazioni intorno a loro, punito ogni volta che si sposavano e mischiavano con esse. Ripetutamente Dio li chiamava ad essere un popolo separato. Ciò è messo in evidenza nel Nuovo Testamento, in generale, quando il popolo di Dio è chiamato “stranieri, pellegrini” nel mondo, e specificamente in II Corinzi 6: “Non siate inegualmente aggiogati insieme coi non credenti: perché quale comunione ha la giustizia con l’ingiustizia? E quale comunione ha la luce con le tenebre? E quale concordia ha Cristo con Belial?” Ed in Giacomo 4:4: “Non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia con Dio?”

La storia recente mostra che l’antitesi è un concetto Riformato. Il libro di James Bratt, Dutch Calvinism in America (Calvinismo olandese in America) mette in evidenza che i primi Riformati che si stabilirono in America desideravano mantenere l’antitesi nella loro vita qui in questa terra. I loro sforzi furono estremi, perfino giungendo a dire che la preservazione della loro madre lingua, l’Olandese, avrebbe favorito la loro vita antitetica. Ma questo mette in evidenza che il popolo di Dio era preoccupato di essere un popolo separato, spiritualmente, preoccupato a vivere l’antitesi.

Il fatto che l’antitesi è nostra eredità Riformata fu messo in evidenza chiaramente nell’avvertimento che il Sinodo della Christian Reformed Church diede alle chiese nella decisione della grazia comune del 1924: “Se osserviamo le tendenze spirituali del tempo presente, non possiamo negare che esiste molto più pericolo di conformarsi al mondo che di fuggire dal mondo. La teologia liberale del tempo presente in realtà desidera di sradicare il confine tra la chiesa ed il mondo … L’idea di un’antitesi spirituale-morale si sta indebolendo in vasta misura nella coscienza di molti, e fa spazio ad un vago sentimento di fratellanza generale … La dottrina della grazia speciale in Cristo è sempre più spinta in secondo piano … Attraverso la stampa ed ogni sorta di invenzioni e di scoperte, che in se stessi dovrebbero essere valutati come doni di Dio, una grande parte del mondo peccaminoso si sta introducendo nelle nostre case Cristiane. Contro tutte queste e altre perniciose influenze, che fanno pressione su noi da ogni lato, vi è un’urlante necessità che la chiesa stia in guardia sui principi, che ella … combatta anche a denti stretti per l’antitesi spirituale-morale … Senza cessare che ella possa tenere stretto il principio che il popolo di Dio è un popolo speciale, che vive dalla sua propria radice, la radice della fede … E con santa serietà possa essa chiamare … il suo popolo e specialmente la sua gioventù a non essere conformata al mondo.” (Bratt, pag. 115, e gli Acta der Synode, 1924, pp. 146-147.)

La Grazia Comune Mina l’Antitesi

La dottrina della grazia comune mina l’antitesi in due modi: primo, insegna un amore ed un favore i Dio verso tutti gli uomini in comune. Se è vero che Dio ha un favore verso tutti gli uomini, che Dio ama tutti gli uomini, che Dio è amico di tutti gli uomini, perfino quelli che vuole mandare all’inferno, perfino quelli che stanno combattendo a denti stretti contro il Suo regno (e tutti essi lo stanno facendo!) non vi è ragione per la quale il figlio di Dio non debba essere amico del mondo. Infatti, data la dottrina della grazia comune, vi è un buon motivo per chiamare il popolo di Dio ad essere amico coi non credenti, ad avere comunione con uomini e donne mondane.

Secondo, la grazia comune insegna che i non credenti sono coinvolti in opere in questo mondo di cui Dio si compiace. Se Dio dà ai non credenti un’abilità di operare un’opera che Gli piace, come un frutto della Sua grazia (anche se non è “grazia speciale”), la conclusione logica è che, in ogni sforzo, il credente è capace di operare fianco a fianco col non credente in quegli sforzi—nell’opera delle unioni sindacali, delle faccende sociali, politiche, perfino nell’educazione dei figli. Ma secondo la verità Biblica dell’antitesi ciò è impossibile perché gli obiettivi di queste due persone (il credente e il non credente) sono differenti.

La grazia comune mina la verità che vi è un’”antitesi spirituale-morale” tra credenti e non credenti, e nega che non vi è un terreno comune tra Cristo e Belial, tra giustizia ed ingiustizia. La grazia comune implica, se non insegna, che il popolo di Dio non è più chiamato a venire fuori da essi, ma di andare nel mezzo di essi.

Storicamente, l’antitesi è stata rigettata sulla base della grazia comune.

Nel suo libro Dutch Calvinism, James Bratt dice che “contro l’antitesi il Journal ha posto l’idea della grazia comune …” (pag. 101).

Henry Van Til, un proponente della grazia comune, nel suo libri The Calvinist Concept of Culture (Il Concetto Calvinista di Cultura, 1959, Baker), mette in guardia contro ciò che egli chiama “abusare” della dottrina della grazia comune. Egli parla di “un certo livello di esistenza sul quale l’armata del Signore è immobilizzata, dove non funziona come un esercito, ma all’improvviso assume l’apparenza di persone in vacanza, o di una folla eterogenea ad una fiera che si spinge per vedere meglio. In questo modo si stabilisce tra la chiesa ed il mondo un’area grigia, senza colore, una specie di terra di nessuno, dove si ottiene un armistizio e ci si può intrattenere amichevolmente col nemico con impunità in un rilassato spirito Cristiano, fumando lo stesso calumet.”

Già nel 1928, una dichiarazione Sinodale della CRC dice: “Sorge la domanda: quale base di comunione ci può essere tra il figlio di Dio e l’uomo di questo mondo? Cosa hanno in comune che rende possibile e legittimo un certo grado di comunione? … La soluzione si trova nella dottrina della grazia comune … La base della nostra comunione con i non credenti dovrebbe essere … la grazia comune, quella che essi hanno in comune con noi.” La base della nostra comunione con i non credenti!

In un numero della rivista The Banner (12 Dicembre 1988) fu dedicato quasi un intero articolo alla questione dell’antitesi, dove troviamo una sottile presa in giro dell’insegnamento storico dell’antitesi. Il credente Riformato si addolora al vedere ridicolizzata la fede dei nostri padri, la fede della Sacra Scrittura. Il credente Riformato prega che Dio mostri al Suo popolo la verità perché nelle generazioni a venire non vi sarà alcuna chiamata a vivere in separazione spirituale dal mondo.

Facciamo un appello all’esperienza dei Cristiani Riformati. Quanto spesso si ode che i figli di Dio devono essere un popolo separato? Quanto spesso si fa riferimento a II Corinzi 6? Quanto si ode, in base a Giacomo 4:4, che l’amicizia col mondo è inimicizia contro Dio? Se manca questo, una delle spiegazioni potrebbe essere che la dottrina della grazia comune è viva ed operante, e che la grazia comune dei “tre punti” e la dottrina dell’antitesi sono in conflitto.

La nostra difesa dell’antitesi è negare la grazia comune, è negare che vi è un favore di Dio comune a tutti gli uomini, negare che vi è una vita comune che condividiamo a motivo della grazia comune, e negare quindi che dobbiamo avere comunione col mondo. Questo è l’aspetto pratico del nostro diniego della dottrina della grazia comune.

Conclusione

Un insegnamento che condusse alla deposizione di tre ministri dalla chiesa di Gesù Cristo (H. Hoeksema, H. Danhof, G. Ophoff nel 1924) è un insegnamento di vitale importanza, un insegnamento che deve essere esaminato, che non giace dormiente negli archivi della chiesa.

Alla grazia comune ci si appella ancora oggi. Al di fuori della tradizione olandese Riformata, si fa appello alla grazia comune, in modo che la chiesa ed il mondo sono aggiogati insieme. All’interno della tradizione Riformata olandese, la grazia comune diviene la base inconscia (ed a volte conscia!) per insegnamenti e pratiche che non sono Riformate.

La nostra preghiera è che Dio usi questo documento per mostrare che siamo ancora interessati—a motivo del nostro prossimo—a questi argomenti importanti, interessati ad affilare i nostri sensi spirituali perché possiamo apprezzare la fede Riformata, in modo che possiamo stare spalla a spalla nella proclamazione della verità di Dio della totale depravazione, l’incondizionata predestinazione, e l’antitesi che il popolo di Dio è chiamato a vivere.


Appendice I

I “Tre Punti della Grazia Comune” (con Brevi Risposte).

Appendice II

“Per gli Archivi …”

Dal momento che la controversia sulla grazia comune si è verificata nella prima parte del XX° secolo (1924), potrebbe essere utile qualche breve nota di natura storica per coloro che non hanno familiarità con gli accaduti. Per uno studio approfondito della storia, ci si potrebbe procurare il libro The Protestant Reformed Churches in America di Herman Hoeksema (fuori stampa da molto, ma disponibile in qualche libreria). Uno studio più popolare è lo studio commemorativo del 50° anniversario delle PRC, God’s Covenant Faithfulness edito da Gertrude Hoeksema.

    1. I tre punti della grazia comune non hanno avuto origine con le PRC, ma furono dichiarazioni stillate dalla Christian Reformed Church.
    2. Ai ministri coinvolti nel dibattito (che culminò nel Sinodo di Kalamazoo del 1924) fu richiesto di sottoscrivere le tre dichiarazioni del Sinodo. Siccome tre di essi si rifiutarono, essi furono deposti dal ministero delle CRC.
    3. Questi tre uomini, i Reverendi H. Danhof, H. Hoeksema, e G. Ophoff furono i fondatori delle Protestant Reformed Churches.

Appendice III

Calvino sulla Grazia Comune

Dal momento che Calvino ha un peso considerevole all’interno del campo Riformato, ne vale la pena udire cosa dice a riguardo. Quanto segue sono due sezioni che analizzano un documento di Herman Kuiper intitolato “Calvin on Common Grace” (Calvino sulla Grazia Comune), presentato ad un incontro dello Student Club al seminario delle PRC nel 1980.

A pag. 29 Kuiper dice che Calvino, nelle Istituzioni (2.2.11-12), implica, anche se non dice espressamente, che quelli che possiedono la fede miracolosa sono recipienti della grazia divina, di un carattere non salvifico. Ciò sembra essere proprio così, e Calvino usa un linguaggio che sembra essere quello della grazia comune. Egli parla di “una presente misericordia … una percezione presente della Sua grazia che successivamente svanisce … Dio illumina i reprobi con alcuni raggi della Sua grazia che poi successivamente svanisce … Dio illumina a tal punto la mente che essi scoprono la Sua grazia.” Per comprendere queste affermazioni, dobbiamo leggere oltre, cosa che questo proponente della grazia comune non fa.

Calvino lo spiega in questo modo: Ad alcuni reprobi Dio dà un seme di fede (in questo caso fede miracolosa) ma egli “infonde nessuna vita in quella semenza che mette nei loro cuori” (3.2.12). “Non che essi realmente percepiscano l’energia della grazia spirituale e la chiara luce della fede, ma perché il Signore, per rendere la loro colpa più manifesta ed inescusabile, insinua Se Stesso nelle loro menti” (3.2.11). I reprobi sono simili agli eletti “solo secondo la loro opinione” ma non agli occhi di Dio.

Colpisce che Calvino dica che qualsiasi grazia o fede attribuita ai reprobi è soltanto “per catacresi, una forma tropica o impropria di espressione; solo perché essi esibiscono qualche apparenza di obbedienza ad essa” (3.2.9). Egli dice cioè che questa fede e grazia sono soltanto un’ombra o immagine di fede e grazia, e non hanno importanza, non sono nemmeno degne di questo nome. Egli la chiama comune “perché vi è una grande similitudine ed affinità tra la fede temporale e quella che è vivente e perpetua.” Egli chiama la loro grazia comune “perché essi, con l’artificio dell’ipocrisia, sembrano avere il principio della fede in comune con loro” (3.2.11). Agli eletti, vera fede, e quindi vera grazia sono date.

Se questa controversia sulla grazia comune si fosse verificata ai suoi tempi, possiamo essere sicuri che Calvino avrebbe enfatizzato più spesso che, quando egli parlava di grazia comune, era soltanto “per catacresi, una forma impropria di espressione.”

Coloro che fanno appello a Calvino come supporto alla dottrina della grazia comune guardano ai tre punti del 1924 come la base per la loro definizione della grazia comune. Ma la grazia comune di Calvino non ha niente a che fare con quella odierna. Per quanto riguarda il primo punto, che Dio ha un’attitudine favorevole nei confronti di tutta l’umanità, specialmente nell’offerta del vangelo, Calvino ha molto da dire. In connessione coi buoni doni di Dio come “favorevole attitudine”, Calvino dice:

Come mai quindi Dio non soltanto fa sorgere il Suo sole sui malvagi ed i buoni, ma, per quanto riguarda i vantaggi di questa vita presente, la Sua inestimabile liberalità scorre costantemente in ricca abbondanza? Noi percepiamo da questo che le cose che in realtà appartengono a Cristo e ad i Suoi membri, abbondano anche ai malvagi .. così che essi possano essere resi più inescusabili (3.25.9). (enfasi mia).

Per quanto riguarda la “libera offerta del vangelo” Calvino ha qualcosa da dire. Ma innanzitutto si deve notare che Calvino scrisse le sue Istituzioni in latino. La parola tradotta “offrire” in latino è, non sorprendentemente, offerre. Questa parola non ha necessariamente le stesse connotazioni dell’italiano moderno. La parola offerre significa primariamente “presentare, portare verso, mostrare, esibire,” perché è composta da due particelle: “ob” che significa “verso”, e “fero” che significa “portare” (Consulta il Merriam-Webster). La moderna parola “offrire”, invece, ha connotazioni più ampie ed implica l’abilità di accettare o rifiutare (che contraddirebbe la totale depravazione e la grazia irresistibile), come anche un desiderio da parte di Dio di dare sinceramente a tutti ciò che starebbe “offrendo” (che contraddirebbe la predestinazione incondizionata e l’espiazione limitata). Citiamo un’affermazione di Calvino che fu omessa dal Dr. Kuiper:

Il Suo solo disegno nel fare questa promessa, è offrire (presentare) la Sua misericordia a tutti quelli che la desiderano e la cercano, che non sono nessun altro che quelli che egli ha illuminato, ed Egli illumina tutti quelli che ha predestinato a salvezza (3.24.17).

Cioè, Dio presenta, o “offre” (in senso latino) la Sua misericordia nella predicazione solo a quelli, e a tutti quelli che la cercano, che sono quelli che egli ha predestinato a salvezza!

Quale scopo quindi hanno le esortazioni? Questo: Siccome i malvagi, con cuore ostinato, le disprezzano, esse saranno una testimonianza contro di essi quando si troveranno davanti al giudizio di Dio, possano esse proprio ora colpire e sferzare le loro coscienze (2.5.10).

Quando la misericordia di Dio è offerta per mezzo del vangelo (ricorda: “offerta” è “offerre,” presentare, porre innanzi), è la fede, cioè l’illuminazione di Dio che distingue tra i pii e gli empi, così che i primi fanno esperienza dell’efficacia del vangelo, ma i secondi non ne ricavano beneficio (2.24.17).

Dio vuole la salvezza solo dei Suoi eletti, e Calvino non insegna mai che la predicazione comporta qualche favore anche per i malvagi.

Calvino scrive molto poco riguardo al secondo punto. Egli scrive soltanto che Dio trattiene le opere esterne dei malvagi, ma non dice mai che Dio fa questo nel Suo favore verso di loro, né che trattiene la corruzione del cuore in modo che dall’uomo naturale venga fuori del bene.

Il terzo punto, cioè che l’opera dello Spirito fa compiere al non rigenerato del bene civile, è in violento contrasto con quanto dice Calvino. Primo Calvino dice che dello Spirito non abbiamo niente se non per l’opera della rigenerazione (III, 3:1). Ciò sta in contraddizione con quanto afferma il terzo punto.

Secondo, Calvino dice che potremmo provare a trarre dell’olio da una pietra, piuttosto che aspettarci buone opere da un peccatore (3.15.7).

Anche per quanto riguarda le opere dei malvagi che sono apparentemente buone, Calvino ha qualcosa da dire. Commentando un passaggio di Agostino, Calvino scrive:

“Qui egli ammette, senza alcuna oscurità, ciò per cui noi con così tanta streniutà contendiamo, e cioè che la giustizia delle buone opere dipende dalla loro accettazione dalla misericordia Divina” (3.18.5).

Infine Calvino dice:

Avendo ammesso ciò, oltre ogni dubbio si può dire che l’uomo non ha libero arbitrio per compiere buone opere, a meno che sia assistito dalla grazia, e cioè quella grazia speciale che è conferita agli eletti soltanto nella rigenerazione. Perché non mi fermo a notare quei fanatici, che pretendono che la grazia sia offerta egualmente e promiscuamente a tutti (2.2.6; vedasi anche 2.2.13 e 3.15.7).

Per altre risorse in italiano, clicca qui.

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